Blog / Lettere | 30 Agosto 2018

Le Lettere di Marisa Levi – Riflessioni sul caso Viganò

Ecco, oggi ho letto tutta la dichiarazione di monsignor Viganò. L’ho trovata in inglese e solo alla fine ho visto che era una traduzione ufficiale, per cui probabilmente l’originale era in italiano, ma va be’.

Certamente questa dichiarazione è sconvolgente, ma prima di entrare nel merito faccio questa considerazione: non so di che sia stata la scelta di tirarla fuori durante il meeting delle famiglie, ma è stata una vera carognata, nei confronti del popolo di Dio e nei confronti del Papa.

1) Nei confronti del popolo di Dio, perché era evidente che questa pubblicazione avrebbe rischiato di oscurare la portata del meeting e le parole del Papa sulla famiglia (ha parlato almeno cinque volte del fatto che si nega il diritto al nascituro, ha invitato a battezzare presto i bambini, ha lodato le famiglie numerose, ha parlato di amore indissolubile, fedele e fecondo), e sugli abusi. Quindi in realtà consapevolmente o inconsapevolmente è stata un’operazione contro la famiglia e contro la lotta agli abusi, diffusa da organi che spesso parlano del fatto che la battaglia del diavolo si scatena contro la famiglia (cosa che peraltro diceva già almeno cinquant’anni fa sono San Josemaría Escrivá), e fatta utilizzando un documento che dovrebbe essere inteso a combattere abusi e coperture.

2) nei confronti del Papa, perché lo hanno colpito con gravissime accuse in un momento in cui era impegnato nelle diverse tappe di una visita ufficiale, e quindi senza la possibilità di pensare come affrontare questo attacco o di riflettere sui fatti che gli sono attribuiti. Perché vorrei anche chiedere chi di noi, e certamente abbiamo molti meno problemi da affrontare, informazioni da gestire e decisioni da prendere rispetto al Papa, possa ricordarsi a bruciapelo, dopo due giorni di un’intensa visita ufficiale, che cosa è successo il 23 giugno del 2013. Anche per questo credo che la decisione del Papa di non rispondere, oltre che evangelica (E mentre lo accusavano i sommi sacerdoti e gli anziani, non rispondeva nulla. Allora Pilato gli disse: “Non senti quante cose attestano contro di te?”. Ma Gesù non gli rispose neanche una parola, con grande meraviglia del governatore. Mt 27, 12-14) sia stata molto saggia.

Adesso entro nel merito.

Io ho passato quasi quarant’anni in Università, cioè in un posto in cui persone di interessi e di orientamento diverso devono fare nomine, scelte ed elezioni; è fisiologico che questo avvenga tenendo conto di diversi fattori, con confronti e a volte anche scontri, e che si possa tendenzialmente privilegiare chi ha una visione  più vicina alla propria (che in genere è quella che uno ritiene giusta, perché se no la cambierebbe), e comunque, siccome non si conoscono direttamente tutti, ci si deve spesso basare sulle informazioni date dagli altri, e quindi qui viene il problema della fiducia che si può riporre preferibilmente in alcune persone rispetto ad altre (magari anche sbagliandosi); poi invece ci sono le patologie, in cui ragioni magari anche legittime vengono però sostenute con lotte e reti di potere.  Ma quando uno deve prendere una decisione, e a un certo punto la deve prendere, normalmente non la prende con l’assoluta convinzione che sia la migliore, ma perché ci vede un pochino più di positivo rispetto ad un’altra. Per me in effetti è stato molto spesso così.  È molto comune sentire ricostruzioni fantasiose che attribuiscono delle nomine o delle decisioni sgradite a fattori che non c’entrano affatto.

Le nomine all’interno della Chiesa riguardano un universo molto più ampio, in cui il fattore informazione e fiducia assume un ruolo molto maggiore: non dubito che ci possano essere, oltre alle reti fisiologiche, che corrispondono a diverse legittime visioni della Chiesa, reti patologiche, cioè carrierismi, favoritismi, giochi di potere, o vere e proprie deviazioni sugli aspetti morali e dottrinali. La dichiarazione di monsignor Viganò sostiene l’esistenza di una di queste reti, che se è vera è davvero impressionante e penso che le sue denunce debbano essere prese in considerazione e verificate, pur con le cautele che ho detto sopra per l’Università.

In effetti io mi ero chiesta come avesse fatto McCarrick a diventare cardinale e avevo anche pregato perché si dimettesse.

Vengo adesso a quanto viene detto di Papa Francesco. In effetti non si dice solo che Francesco avrebbe tolto a McCarrick le sanzioni imposte da Benedetto XVI, ma che Francesco farebbe parte della rete di coperture. Mentre scrivo queste riflessioni è uscito questo articolo di Tornielli al quale rimando.

Ma la storia delle sanzioni di Benedetto XVI mi sembra francamente incredibile: Benedetto XVI avrebbe imposto a McCarrick una vita di preghiera e penitenza, proibendogli di celebrare la messa in pubblico, di partecipare a pubblici meeting, di dare conferenze, di viaggiare, senza sancirlo pubblicamente, ma comunicandolo a diverse personalità ecclesiastiche, nessuna delle quali, compreso lo stesso Benedetto XVI e monsignor Viganò, si sarebbe preoccupato di farle rispettare! E Francesco, che invece gli ha dato queste sanzioni pubblicamente, facendolo anche rinunciare al cardinalato, viene accusato di averlo coperto.

Aggiungo un’altra considerazione: Papa Francesco sta ricevendo almeno ogni mese, se non più di frequente, vittime degli abusi, per comprenderli e cercare di sanare le ferite. Non credo proprio che questa per lui sia una passeggiata, ma una sofferenza profonda. In Irlanda si è fatto consigliare da loro per i vari aspetti di cui chiedere perdono. Chi più di lui in questi cinque anni si è preso carico del problema?

Marisa Levi, biologa, ex docente universitaria, perfezionata in Bioetica presso l’Università Cattolica a Milano, interessata da molti anni all’approfondimento della fede e della vita cristiana, del rapporto scienza-fede e di diversi aspetti di bioetica, tiene numerosi incontri su questi temi presso associazioni, parrocchie, scuole e gruppi di amici, e interviene con le proprie considerazioni sui social.