Blog / Marco Giranzani | 16 maggio 2018

Le Lettere di Marco Giranzani – Cronache dalla Frontiera: l’Omosessualità nelle Sacre Scritture

Diamo il benvenuto a Marco che abbiamo conosciuto nelle ultime settimane e che oggi pubblica la sua prima lettera


Nella calda estate del 2013 sul volo di ritorno dalla Giornata Mondiale della Gioventù tenutosi a Rio de Janeiro alla domanda di un giornalista riguardo la fantomatica lobby gay, Papa Francesco ebbe a dare una risposta che ai tempi mi passò via come se nulla fosse; egli infatti disse:

“Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla?”.

Quattro anni e molti cambiamenti nella mia vita dovettero passare ed accadere prima che quella risposta del Santo Padre facesse breccia nel muro di contenimento della mia omosessualità che infine si disintegrò durante una vacanza a Roma con tanto di partecipazione all’Udienza Generale del Papa.

Da quel dì ho finalmente accolto la mia intima natura: ma questa è una storia che racconterò in seguito in quelle che potrei chiamare “Lettere dalla Frontiera”.

Che cos’è la frontiera? È un confine tra Stati come tra città e paesi ma anche tra Pastorale e Dottrina all’interno dell’agire ecclesiastico, e all’interno del proprio Io, ad esempio tra il Cuore e la Ragione: Papa Francesco invita a muoverci verso ogni periferia esistenziale, e forse nell’annosa questione tra Fede e Omosessualità siamo oltre la periferia e dunque proprio la frontiera è l’immagine più consona a questo argomento.

Se ci pensiamo bene la nostra Fede ha inizio con Abramo, che è ben accasato a Carran, viene raggiunto dal Signore che lo spinge fuori da ogni comoda sicurezza per un viaggio che lo porterà a varcare le frontiere e a vivere come Ospite in terre straniera: la frontiera è l’inizio dell’Ebraismo; ma lo è anche del Cristianesimo avendo Gesù varcato le frontiere dell’Egitto, in seguito di Galilea, Samaria e Giudea e infine quello tremendo tra la Vita e la Morte, il Tempo e lo Spazio.

E prima del ritorno al Padre inviò gli Apostoli a varcare le frontiere delle nazioni di ogni luogo e di tutti i tempi per dare testimonianza alla Verità e Battezzare le genti nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo per la Salvezza di tutti e del mondo.

Riguardo l’Omosessualità si dice che le Sacre Scritture abbiano già detto tutto e il paradosso è che ho scoperto essere vero: dunque è la stessa Dottrina a essere frontiera, ma come può la Bibbia condannare l’Omosessualità e contemporaneamente non condannarla?

Quello che ho scoperto approfondendo la questione è che si deve guardare alla Bibbia nel complesso per riflettere sull’argomento: solo in questo modo si possono fare dei discorsi plausibili, altrimenti a suon di singoli versetti si può dire tutto e il contrario di tutto.

Dunque torniamo alla Bibbia per capire quali chiavi di lettura oltre a Frontiera e Ospitalità possono mostrare una soluzione riguardo l’esistenza dell’Omosessualità. Come ben conosciamo la Sacra Bibbia inizia con la frase:

“In principio Dio creò il cielo e la terra” e sappiamo che Egli crea attraverso la Parola avendo infatti per prima cosa creato la Luce in questo modo: “E Dio disse: Sia la luce!. E la luce fu.”.

Proprio all’origine di tutto appare Dio che da sempre nella coscienza del Popolo Ebraico è Uno e non può avere un Figlio perché è come se esistessero due divinità cosa impossibile per una Fede Religiosa che rifiuta decisamente l’Idolatria ovvero l’esistenza e l’adorazione di tanti dèi: eppure nel primo versetto della Bibbia il termine Dio, che in ebraico si dice El, è scritto al plurale e cioè Elohim, il che rimanda fin dal principio al Mistero Cristiano dell’Unità e Trinità di Dio.

Nella Genesi compare già la presenza della Seconda Persona di Dio e infatti ben scriverà l’ultimo Evangelista Giovanni queste parole come incipit del Quarto Vangelo:

“In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.”

È curioso come l’ultimo Vangelo, che è un unicum rispetto ai Sinottici di Matteo, Marco e Luca, riprenda le prime parole del Genesi In principio, ma appare chiaro se sì considera che Giovanni è l’autore dell’Apocalisse, il Libro che chiude la Bibbia e con essa la Rivelazione in cui Gesù Cristo afferma di essere l’Alfa e l’Omega, il Principio e la Fine o il Fine di tutto; egli è anche l’ultimo degli Apostoli che a differenza degli altri morì di vecchiaia e non per Martirio.

In questo modo è come se Gesù Cristo avesse voluto preservare da una simile gloriosa ma senza dubbio drammatica morte il discepolo che Egli amava: infatti nel Capitolo 21 del Vangelo di Giovanni, Gesù Risorto appare agli undici sulle rive del Lago di Genezaret e domanda 3 volte a Pietro se lui Gli volesse bene e alla risposta affermativa Gesù gli risponde di pascere i Suoi agnelli. In seguito, dopo aver predetto a Pietro di che morte sarebbe morto e avergli detto di seguirlo, anche Giovanni li segue e:

“Pietro dunque, vedutolo, disse a Gesù: «Signore, e lui?». Gesù gli rispose: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, che importa a te? Tu seguimi». Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto.”.

Giovanni è anche il cantore dell’Amore e infatti il suo è il Vangelo che più di tutti pone enfasi su tale fondamentale aspetto della Vita e dell’Agire di Gesù: Amore è infatti il significato della parola Carità cioè la più importante delle Tre Virtù Teologali, quella nella quale ogni Essere Umano sarà giudicato assieme alla Virtù Cardinale della Giustizia; e solo il discepolo che più di tutti era nel Cuore di Gesù poteva intuire la più grande delle verità.

È infatti nella Lettera di San Giovanni Apostolo nel Capitolo 4 che scrive:

“«Dio è amore; chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui», che in latino è Deus caritas est, che sarà ripresa da Papa Benedetto XVI come titolo della sua prima stupenda Enciclica.

Verità da sempre insita nella Bibbia visto che il rapporto tra Dio e il suo Popolo Israele come tra Cristo e la Chiesa sono rappresentati dal matrimonio tra un Uomo e la sua Sposa: spesso nell’Antico Testamento si rompe questo sposalizio a causa delle infedeltà della Sposa con gli dèi stranieri; bene ha detto Dio di se stesso di essere un Dio geloso!

Ecco che Dio nella pienezza dei tempi donò il Figlio che diede la Vita per riscattare l’Umanità dalla schiavitù del Peccato e della Morte in tal modo istituendo il Perdono come cardine della Salvezza cosicché la Sposa potrà sempre tornare all’Amore del suo Re nonostante le possibili infedeltà.

In tutto questo come può trovare spazio “l’Amore che non osa pronunciare il suo nome”, cioè l’Omosessualità?

Tradizione vuole che la Bibbia la condanni senza possibilità di sorta: ma è davvero così?

Frontiera e Ospitalità, Amore e Idolatria sono le chiavi di una risposta che sorprende per la semplicità anche se non basta per un rinnovamento della Dottrina Cattolica poiché dalla Scienza giungono quelle verità che rendono sempre veritiero il passo del Libro della Sapienza 11, 24-26 che recita:

“Tu ami tutte le cose esistenti e nulla disprezzi di quanto hai creato; perché tutte son tue, Signore, amante della vita”.

Marco Giranzani, giovane disabile per nascita, Cristiano grazie ai suoi bravi genitori, curioso e studioso di natura omosessuale, dacché ha memoria è sempre alla scoperta di Dio e del Suo Amore che oltrepassa ogni confine.