Blog – Papa Francesco: grazie per non aver citato Escrivá
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Siccome non sono maestro in dietrologie non mi ero accorto del fatto ma, quando l’ho saputo, a me, d’istinto, questa esenzione è parsa un regalo del Cielo per il quale ho ringraziato il Signore. I motivi li dico così, semplicemente, come mi vengono in mente.
Il primo è che noi dell’Opus Dei abbiamo nel nostro DNA la caratteristica dell’umiltà collettiva: che sarebbe l’umiltà dei singoli membri spalmata però sull’intera Istituzione. In una Lettera del 9-I-1932 al n. 64 scriveva che “l’umiltà personale spinge a fuggire dalla presunzione corporativa, a non pretendere gloria umana per l’Opus Dei” (Cfr E. Burkhart – J. López, Vida cotidiana y santidad en la enseñanza de San Josemaría. Estudio de teología espiritual, Rialp, Madrid 2011, vol. II, p. 403).
Oltre a ciò, credo che il fatto di non essere citati possa recare a noi dell’Opus Dei il vantaggio di essere un lievito che non si fa grumo: come il sale di cui non ci si accorge quando è presente in giusta misura in un piatto. È vero che il Signore illuminò in particolare il Fondatore dell’Opus Dei sul carisma della santità della vita ordinaria ma il messaggio dell’Opera non è soltanto un nucleo, un midollo, un’essenza: possiede anche delle modalità specifiche, è un cammino concreto. Mi sembra pertanto molto saggio che il Vescovo di Roma stia molto attento a non indicare un modo di santificarsi particolare come strada per tutti. Visto che il messaggio della santità per tutti, proprio dell’Opus Dei, è diventata dottrina della Chiesa universale con il Concilio Vaticano II è una grande fortuna per noi persone dell’Opera non essere citati. Evitiamo così il rischio di un eventuale inconsapevole “sentirci a posto” perché abbiamo già San Josemaría Escrivá, i suoi testi e il suo esempio. No. Dobbiamo ascoltare – come tutti – il Papa e applicare a noi le sue parole, che sono quindi indiscutibilmente un grande aiuto anche per noi, persone dell’Opus Dei, che non sappiamo “già tutto” sulla santità nella vita ordinaria. “Questa umiltà collettiva così grata a Dio libera dall’eccessivo spirito di corpo, dal fanatismo, dal formare gruppetti (…) in questo modo si rifiuta l’idea che ciò che è nostro è buono perché è nostro, e ciò che è degli altri è mediocre o cattivo” (Cfr E. Burkhart – J. López, Vida cotidiana y santidad en la enseñanza de San Josemaría. Estudio de teología espiritual, Rialp, Madrid 2011, vol. II, p. 402: Lettera di San Josemaría 24-XII-1951, n. 42).