Blog / Una donna nel Vangelo | 12 Mar 2018

Martedì 13 marzo – Basta volere te

Commento al vangelo (Gv 5,1-16) del 13 marzo 2018, martedì della IV settimana di Quaresima, di Mauro Leonardi. Chiunque può mandare i suoi brevi commenti al vangelo, audio o scritti, a [email protected]

Era un giorno di festa per i Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. V’è a Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, una piscina, chiamata in ebraico Betzaetà, con cinque portici, sotto i quali giaceva un gran numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici. Un angelo infatti in certi momenti discendeva nella piscina e agitava l’acqua; il primo ad entrarvi dopo l’agitazione dell’acqua guariva da qualsiasi malattia fosse affetto. Si trovava là un uomo che da trentotto anni era malato. Gesù vedendolo disteso e, sapendo che da molto tempo stava così, gli disse: «Vuoi guarire?». Gli rispose il malato: «Signore, io non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l’acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, qualche altro scende prima di me». Gesù gli disse: «Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina». E sull’istante quell’uomo guarì e, preso il suo lettuccio, cominciò a camminare. Quel giorno però era un sabato. Dissero dunque i Giudei all’uomo guarito: «E’ sabato e non ti è lecito prender su il tuo lettuccio». Ma egli rispose loro: «Colui che mi ha guarito mi ha detto: Prendi il tuo lettuccio e cammina». Gli chiesero allora: «Chi è stato a dirti: Prendi il tuo lettuccio e cammina?». Ma colui che era stato guarito non sapeva chi fosse; Gesù infatti si era allontanato, essendoci folla in quel luogo. Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio e gli disse: «Ecco che sei guarito; non peccare più, perché non ti abbia ad accadere qualcosa di peggio». Quell’uomo se ne andò e disse ai Giudei che era stato Gesù a guarirlo. Per questo i Giudei cominciarono a perseguitare Gesù, perché faceva tali cose di sabato.

Come siamo ciechi a volte.
Ed è proprio la verità a volte che ci rende ciechi.
Perché la verità delle regole, senza la verità di uno sguardo, rende cieco il cuore.
E quando accade.
Di un uomo in piedi che cammina, cieco da 38 anni, che giaceva paralizzato, non vedi il miracolo, non senti la gioia.
Ma vedi solo che è sabato.
E non si può lavorare.
Si certo, di sabato non si può lavorare.
È vero.
Ma si può essere felici?
Di sabato si può essere felici?
Di sabato si può guarire?
Una vita regolare, che fa tutto bene, può essere più importante di una vita salvata, sanata, finalmente felice?

Gesù mio, dammi il tuo sguardo.
Sguardo che tra una folla di storpi vede il più bisognoso perché è quello che è solo, senza nessuno.
Perché non c’è dolore che non si possa portare sei hai qualcuno vicino che lo porta con te, che porta te.

Per avere un miracolo da te, amore mio.
Per avere la vita sanata, salvata da te.
Per essere amata da te.
Non serve neanche sapere il tuo nome.
Basta lasciarsi guardare.
Basta rispondere alle tue domande.
Basta ascoltare la tua voce.
E fare quello che chiedi.
E prendere quello che dai.
E andare dove tu vuoi.

Torna amore mio. Torna a dirmi chi sei. Chi sei per me.
E io non mi ammalerò più.
E non mi scorderò mai di te.
Del tuo nome.
Della tua voce.

Trent’otto anni di dolore, spazzati via da un incontro, da una voce, da un nome.
Non c’è sofferenza.
Non c’è regola.
Non c’è richiesta.
Che tu faccia aspettare.
Che tu non porti a compimento.
Che tu non soddisfi.
Basta credere in te.
Basta volere te.

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