Blog / Iris | 12 febbraio 2018

Le Lettere di Iris – Dio conta le lacrime delle donne

La prima volta lessi questa frase in un’agenda. Anche se la provenienza era il Talmud, la considerai la rielaborazione di qualcos’altro, forse una frase ricostruita con effetti emotivi. La ascoltai poi nello show di Benigni sui 10 Comandamenti, che la riportò per intero: “Attenti a far piangere una donna, perché Dio conta le lacrime delle donne”. Ci penso sempre più spesso, sia davanti agli avvenimenti della storia umana che alle dolorose vicende quotidiane. Ho la convinzione che siano le donne a sorreggere il mondo e secondo un proverbio africano, “Se le donne abbassano le braccia, il cielo cade”. Forse è per questo compito gravoso che Dio ci tiene così da conto? Nell’ebraico la misericordia di Dio e la sede dei sentimenti si chiamano rachamim, uteri, organo esclusivamente femminile, ma addirittura al plurale! Questo nome diventa quindi sinonimo del grande amore di Dio verso l’umanità ed anche i profeti fanno spesso riferimento al mondo femminile per esprimere in modo efficace questo amore speciale : “ Voi, portati da me fin dal concepimento, sorretti fin dal seno materno”. (Is 46,3). Si dimentica forse una donna del suo bambino così da non commuoversi nelle viscere per il figlio delle sue viscere? Anche se questa donna si dimentica, io invece non ti dimenticherò mai». (Is 49,15): esiste una tenerezza più prodigiosa e consolante? Contare: un verbo che in questo contesto sta ad indicare attenzione e considerazione. Il Vangelo di Luca ci ricorda che anche Gesù, parlando dell’amore di Dio per noi, dice che i nostri capelli sono contati. E poi le lacrime. La nostra cultura le considera segno di debolezza, piangono i bambini o le donnette, ma le lacrime sono un’espressione del nostro corpo, dei nostri sensi. Sono un linguaggio silenzioso, un non verbale che può i più differenti sentimenti: dolore, gioia, rabbia, pentimento, paura. Il cristiano, che legge i sacri testi, troverà lacrime nei Salmi, e i Vangeli ci raccontano che Gesù stesso piange. Piange per Lazzaro, per Gerusalemme, nell’orto degli ulivi alla vigilia del supremo sacrificio: ci hanno svelato così, che in Lui Dio ha provato i sentimenti umani, i nostri sentimenti, anche il dolore che sfocia in pianto. Recentemente papa Francesco ci ha invitato a imparare a piangere per poter essere buoi cristiani, Emil Cioran ci ricorda che nel “giudizio saranno pesate le lacrime” e san Giovanni XXXIII ci ricorda che “non c’è lacrima che cade dai nostri occhi….senza una risposta da parte di Dio”. Vorrei anche aggiungere un aforisma di mia nonna: “Meglio un bel pianto che una pasticca”. Ma in lei parlava solo la saggezza contadina!

Vivo e lavoro a Roma. Sono moglie, madre, figlia e ancora nuora. Sono anche lettrice di fatto presso la mia parrocchia di adozione. Cristiana ancora alla ricerca…