Articoli / Blog / Le interviste | 08 Febbraio 2018

Per Novella 2000 intervisto: Franco Trentalance

Pornodivo per 20 anni, figura di grande rilievo nel panorama dell’hard internazionale, Franco Trentalance ha debuttato con il suo primo spettacolo teatrale allo Zelig Cabaret di Milano con Il Sesso e la ricerca della Felicità. Mental coach, ex-pornostar, scrittore di thriller (in uscita nel 2018 il suo terzo romanzo L’origine delle tenebre), diventa popolare anche per il pubblico che non seguono le produzioni hard, dopo la partecipazione al reality La Talpa nel 2008. Oggi è personaggio di riferimento obbligatorio per radio, televisione, giornali e web quando si parla di performance e rapporto uomo/donna.

Franco, perché hai lasciato il porno?
“Credimi, per vent’anni, ovunque fossi, non finiva cena o aperitivo, senza che qualcuno o qualcuna venisse a chiedermi: Franco ma come si fa a fare questo? Come faccio a soddisfare di più lui, lei? Quindi ho pensato: scrivo uno spettacolo in cui do la mia versione del sesso e della vita. Poi, giunto a fine carriera, volevo omaggiarla con uno spettacolo che però non fosse solo sesso e porno. Vorrei far passare l’idea che anche attraverso il sesso, quando gestito bene, ci si può migliorare come persone e ricercare la felicità: penso al sesso come a un piacere dell’anima, non solo del fisico.”

Tu dici di essere cattolico: ti senti in contrasto con qualche insegnamento della Chiesa o no?
“Ovviamente un po’ di inadeguatezza rispetto ai dogmi classici la noto anch’io, detto ciò, e non prendermi per blasfemo, io leggo davvero tanto il Vangelo, un testo di una attualità straordinaria, che sembra scritto ieri. Lo leggo sempre, e mi sembra che il sesso di per sé – a parte il desiderare la donna d’altri – non sia mai stigmatizzato. Io ogni tanto a Messa ci vado. A quelle infrasettimanali delle sette di sera: c’è poca gente, un’atmosfera più intima, vado lì, accendo un cero e dico le mie preghiere. Poi ho un amico prete con il quale parlo, ci confrontiamo. Faccio anche dei pellegrinaggi a piedi.”

Ma secondo te esiste la possibilità di peccare facendo sesso sì o no?
“Sì, sì, certo. A mio parere, si fa peccato con il sesso quando lo si fa male, senza passione, senza libertà, senza rispetto per il partner: in realtà, vale per il sesso, quello che vale per tutto: se fai il barista o qualsiasi altro lavoro, senza entusiasmo, senza passione, fai peccato. Il peccato è non omaggiare la vita. Tutto ciò che omaggia la vita nel rispetto del prossimo secondo me è degno.”

Tu sei l’antagonista di Rocco Siffredi: lui si è sposato e ha dei figli, tu invece sei scapolo e non sei padre. Perché queste scelta?
“Da una parte non mi sento particolarmente propenso né alla paternità né al matrimonio. Forse perché ho un concetto estremo di libertà e ovviamente quando ti leghi a qualcuno la tua libertà viene limitata. Poi, facendo il pornoattore, io, Franco, avrei fatto fatica a fare quel mestiere avendo accanto una compagna o una moglie”

Se tuo figlio avesse voluto fare il pornoattore saresti stato contento?
“Avendo fatto quel lavoro senza sensi di colpa come potrei dirgli di non farlo? Aggiungo però che in questo momento, come lavoro, non glielo consiglierei perché il mercato del porno è in grande crisi. Il porno in Europa non esiste quasi più: non avrebbe proprio senso come sbocco professionale.”

Da cattolico, cosa ne pensi della verginità e della castità? Sai che la Chiesa impone la castità ai preti, e suore, e dice di arrivare al matrimonio vergini…
“A me la verginità sembra una scelta coraggiosa, che richiede molta più testa e molto più carattere che fare sesso a destra e a manca, è una scelta assolutamente degna di rispetto. Detto questo, è chiaro che contrasta con il mio modo di vedere perché io penso, della vita in generale, che sia importante sperimentare. Secondo me, in cose che non ti distruggono (non nella droga o nell’alcol), lo sperimentare il più possibile è fondamentale. Quindi bisognerebbe fare esperienza anche nel sesso.”

Quindi secondo te uno non può diventare prete o suora se prima non ha provato il sesso? Come fa a rinunciare se non conosce?
“Rispetterei comunque la sua scelta: poi se uno avesse fatto anche quello sarebbe più consapevole.”

E arrivare vergini al matrimonio come lo vedi?

“Ci vuole coraggio, molto. Io ho sempre scelto compagne esperte da quel punto di vista. Non saprei stare con una che non ha mai visto altro che te, è tosta: se ti va bene ti va bene, ma è molto rischioso. Certo, esiste anche l’ipotesi contraria: che le provi tutte e non ti fermi mai. Ci vuole una sana via di mezzo.”

Cosa ne pensi del problema del sesso online? Ormai è accertato che il consumo eccessivo e senza controllo di materiale pornografico distorce lo sviluppo sessuale dei ragazzi: tu cosa ne pensi?

“Sottoscrivo. Sono il primo a dirlo. Adesso in giro c’è un tipo di porno troppo estremo, devastante, e te lo dice un pornodivo. Il rischio di un certo tipo di porno online è che il ragazzino creda che possa esistere un sesso che soddisfa al 100% ma questo non è sempre vero. E quindi rischi la delusione diventando aggressivo, se la tua partner ad esempio, non ti soddisfa. È molto pericoloso. Portato agli estremi questo porta vicino all’idea di femminicidio. Io non ti posso avere allora ti voglio vedere “distrutta”. C’è proprio una categoria, tremenda, del porno che si chiama così “destroyed girls”.

E della vicenda Weinstein cosa ne pensi? Esiste un confine tra seduzione e molestia sessuale?
“Io penso che una donna in gamba, intelligente e di carattere, riesce a mettere dei paletti. Io detesto la violenza contro le donne però non penso che ogni allusione sessuale sia una molestia sessuale.”

C’è qualcosa di cui ti vergogni? Il peccato che hai fatto e non rifaresti?
“Bella domanda. Così, sui due piedi non mi viene in mente niente di così grave.”

Ti senti responsabile di quanto abbiamo detto prima a proposito del porno on-line, di aver alimentato un mercato pericoloso?
“Quel tipo di sesso violento l’ho fatto solo in un paio di occasioni a inizio carriera quando non avevo voce in capitolo. Poi, quando ho potuto dire la mia, ho scelto di tenermene lontano.”

Oppure, ti penti di una contaminazione tra la tua vita privata e il tuo essere pornoattore, tipo: “io sono un pornoattore e non saprò mai se questa donna sta con me per questo o per chi sono io veramente…”?

“Questa cosa non mi dà fastidio perché io sono stato un pornodivo e una parte di me lo rimarrà sempre: non solo per gli altri, anche per me stesso. Se devo fare un bilancio avrei potuto fare meglio mille cose però penso che non esistano fallimenti ma solo lezioni che si sono imparate.”

Tratto da Novella2000 (8 febbraio 2018, numero 7)

 

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