Le Lettere di Davide Vairani – Caro Gesù bambino

19 Dic 2017   •   Blog  •  Le Lettere di Davide Vairani

Ringrazio Dio ogni mattina per la Grazia di un altro giorno da vivere. Ancora un giorno per desiderare la Tua Tenerezza. Ancora un giorno perché possa accadere l’imprevedibile: che io diventi santo, me, indegno. Il Natale è il mistero della tenerezza, della tenerezza di Dio a me.“Tenerezza non è compiacimento nel sentimento che proviamo, ma l’abbandonarsi, il sentirsi presi dall’amore che ci ha presi, da Colui che ci ha presi, il sentirsi presi da questa Presenza, il sentirsi presi da ciò che ci è accaduto, la presenza di ciò che è accaduto”, Don Luigi Giussani, 1974.

Non ti ho ancora scritto la letterina, caro Gesù Bambino. Vorrei farlo adesso, a una settimana dalla Tua Nascita. Ho una sola richiesta da farTi, anche se ti sembrerà bizzarra (ma Tu ci sei abituato con me, quindi so che non Ti scandalizzerai). Vorrei chiederTi  per una volta, una sola volta, di non pensare come se fossi Dio, l’Eterno ed l’Infinito, al quale nulla è sconosciuto e i cui disegni sono misteriosi per noi mortali. Non so come e quando mi chiamerai a Te, so solo che adesso o domani, o tra qualche decina di anni arriverà il mio turno. Non oso chiederTi che mi vengano risparmiati i Tuoi giusti castighi, non oso chiederTi di andare dritto dritto in Paradiso con Te. Ti chiedo solo di poter morire prima che qualcosa nel mio corpo e nella mia mente comincino a dare segnali di cedimento, prima insomma che diventi non autosufficiente. Non ho paura della morte, lo sai, ho paura del dolore che ti sfianca e scarnifica al punto da non poterne più. Al punto da non vedere più nulla, se non farla finita ad ogni costo. Fino a qualche settimana fa’ Ti avrei chiesto di farmi morire risparmiandomi questo dolore. Perché mi conosco e so bene quanto sono fragile. Oggi Te lo chiedo, intanto che sono ancora cosciente e stabile, perché sono sempre stato libero e voglio esserlo fino alla fine della mia vita terrena, fino a quando non sarai Tu a chiamarmi a Te.

Oggi ho una paura ancora più grande del dolore: dipendere da altre persone. Ti affido così le mie “disposizioni anticipate di trattamento”. L’Italia, lo sai bene, è uno strano Paese. Dimentica presto, non ha memoria della propria storia e tradizione. I nostri legislatori ci hanno confezionato un bel regalo di natale: tre paginette, otto articoli brevi, dal titolo “Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento”. Nel primo articolo, ai commi 5 e 6 si legge: “Ogni persona capace di agire ha il diritto di rifiutare, in tutto o in parte, qualsiasi accertamento diagnostico o trattamento sanitario indicato dal medico per la sua patologia o singoli atti del trattamento stesso. Ha, inoltre, il diritto di revocare in qualsiasi momento il consenso prestato, anche quando la revoca comporti l’interruzione del trattamento. Sono considerati trattamenti sanitari la nutrizione artificiale e l’idratazione artificiale, in quanto somministrazione, su prescrizione medica, di nutrienti mediante dispositivi medici. Qualora il paziente esprima la rinuncia o il rifiuto di trattamenti sanitari necessari alla propria sopravvivenza, il medico prospetta al paziente e, se questi acconsente, ai suoi familiari, le conseguenze di tale decisione e le possibili alternative e promuove ogni azione di sostegno al paziente medesimo, anche avvalendosi dei servizi di assistenza psicologica. Ferma restando la possibilità per il paziente di modificare la propria volontà, l’accettazione, la revoca e il rifiuto sono annotati nella cartella clinica e nel fascicolo sanitario elettronico. Il medico è tenuto a rispettare la volontà espressa dal paziente di rifiutare il trattamento sanitario o di rinunciare al medesimo e, in conseguenza di ciò, è esente da responsabilità civile o penale”.

In nome del diritto di ciascuno all’auto-determinazione si è certificato nero su bianco che la vita è solo in mano mia e niente e nessuno deve arrogarsi il diritto di scegliere per me. Mai. La vita non è più un “bene indisponibile”, nemmeno sul piano giuridico. Idratazione e nutrizione artificiali si trasformano sempre e comunque in trattamenti sanitari che – in quanto tali – possono essere liberamente rifiutati. Hanno messo defnitivamente in un cassetto anche Ippocrate. Il famoso “Giuramento d’Ippocrate” – che da più di duemila anni ogni laureando in medicina giura di osservare – non serve più. “Regolerò il tenore di vita per il bene dei malati secondo le mie forze e il mio giudizio, mi asterrò dal recar danno e offesa – scriveva Ippocrate -. Non somministrerò ad alcuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale, né suggerirò un tale consiglio; similmente a nessuna donna io darò un medicinale abortivo. Con innocenza e purezza io custodirò la mia vita e la mia arte. Non opererò coloro che soffrono del male della pietra, ma mi rivolgerò a coloro che sono esperti di questa attività. In qualsiasi casa andrò, io vi entrerò per il sollievo dei malati, e mi asterrò da ogni offesa e danno volontario, e fra l’altro da ogni azione corruttrice sul corpo delle donne e degli uomini, liberi e schiavi. Ciò che io possa vedere o sentire durante il mio esercizio o anche fuori dell’esercizio sulla vita degli uomini, tacerò ciò che non è necessario sia divulgato, ritenendo come un segreto cose simili. E a me, dunque, che adempio un tale giuramento e non lo calpesto, sia concesso di godere della vita e dell’arte, onorato degli uomini tutti per sempre; mi accada il contrario se lo violo e se spergiuro”. Il medico  è chiamato ad agire attivamente e a sospendere ogni cura (compresi nutrizione artificiale e l’idratazione artificiale) anche nei casi in cui essi non siano configurabili come accanimento terapeutico. In pratica, il medico è obbligato a sospendere il trattamento e dunque a portare a morte il paziente, se questa è la scelta di quest’ultimo (o del tutore o fiduciario): e infatti la norma specifica che il medico, facendo questo, è “esente da ogni responsabilità civile o penale”, e il riferimento implicito sul lato penalistico è a quegli articoli del Codice penale che puniscono l’omicidio del consenziente e l’aiuto al suicidio. Volete sapere cosa significa sospendere nutrizione e idratazione? Si muore così, di fame e di sete. Degli ultimi giorni di agonia di Terry Schiavo (furono 14 senza cibo né acqua) è rimasto un registro clinico, in cui i medici del Woodside Hospice della Florida hanno elencato i medicinali e gli interventi necessari all’assistenza. A partire dal Naproxen, un antinfiammatorio da somministrare per via rettale ogni otto ore alla paziente o “a seconda – citava letteralmente la cartella clinica – dei sintomi di dolore e disagio manifestati”. Altro sintomo che i medici dovettero immediatamente contrastare, la disidratazione della pelle, che nel caso di Terry presto iniziò ad ulcerarsi, cominciando dalle labbra: al Woodside venne immediatamente consultato uno specialista nel campo della rimarginazione delle ferite, ma nonostante le medicazioni alla paziente la situazione si aggravò. La produzione della saliva si era bloccata e venne sostituita con un preparato che evitasse “il peggioramento delle lacerazioni e l’emissione del caratteristico fiato acido” (sempre come recita il protocollo).  E poi i polmoni nel caso di Terry cominciarono a emettere un rantolo continuo che si cercò di smorzare prima con la scopolamina (“da somministrare – recita il protocollo americano – nelle orecchie ogni tre giorni”), poi con un aerosol alla morfina. Si bloccò anche la produzione di urina: lo scompenso elettrolitico, dovuto alla disidratazione, provocava alla Schiavo spasmi muscolari incontrollabili, che si cercò di sedare “con 5-10 mg di Diazepam ogni quattro ore”. Infine la “combustione” delle cellule neuronali del cervello, dovute all’assenza di sudorazione che innalza la temperatura corporea: il Diazepam venne portato “a 15 mg”, senza poter evitare l’ictus che pose fine al calvario della donna”.

Ecco, caro Gesù Bambino, perché nella letterina che ti sto mandando ti chiedo solo di poter morire prima che io diventi non autosufficiente. Perché voglio essere libero. Come scrive il mio amico Renato Farina, “c‘è una libertà più grande, ed è quella di poter vivere con gratitudine o anche, se uno non è proprio portato, come attesa che Qualcosa si riveli, e dia senso a tutto. Non è più ragionevole vivere così, che trattare l’esistenza intera come una specie di accanimento terapeutico estenuante, che finché si sta bene è accettabile, noioso ma veniale, ma poi se si comincia a star male, allora è meglio andarsene? Una legge che inserisce dentro di sé questa filosofia negativa, diffonde una luce di tenebre, insinua il dubbio in chi sta male di essere di troppo.Una legge così sporca gli sguardi. Mentre si vorrebbe solo una carezza che carica di nostalgia il passato, il presente e anche il morire”.

Se non esiste “un diritto a non nascere” perché mai dovrebbe esistere “il diritto a morire”?

Sono nato il 16 magg­io del 1971 a Soresi­na, un paesino della bassa cremonese. Peccatore da sempre, cattolico per Graz­ia. Laureato per accide­nti in filosofia all­’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, da vent’anni lavoro nel sociale. Se sono cattolico, apostolico, romano lo devo ad un incontro fondamentale con d­on Luigi Giussani che mi ha educato a vi­vere. Ho collaborato con “La Croce”, quotidiano di­gitale diretto da Ma­rio Adinolfi. Vi invito a seguirmi su Facebook e su web al mio Blog “Direzioneversoest”

  • Maddalena Fabbri

    Anche io voglio chiedere a Gesù Bambino di poter vivere con gratitudine…
    Mi hai fatto riflettere Davide, come sempre,del resto .

  • Il tema oggetto di questa Lettera è un chiaro ed evidente esempio di “valore non negoziabile”.. Volete chiamarlo in un altro modo? La sostanza non cambia. La vita non è un bene disponibile a nostro piacimento. È un “valore” solo dei “cattolici”? Non penso……

  • Maddalena Fabbri

    Per quel che mi riguarda la vita è un dono inviolabile, e questa legge è pessima.

  • Onda

    Anche il papa ha detto che
    “Non attivare mezzi sproporzionati o sospenderne l’uso, equivale a evitare l’accanimento terapeutico, cioè compiere una azione che ha un significato etico completamente diverso dalla eutanasia, che rimane sempre illecita, in quanto si propone di interrompere la vita, procurando la morte,io concordo con lui,certo dipende dai casi.

  • Leone

    Se si deve far morire qualcuno di fame e di sete è nettamente preferibile farlo con una puntura di Tanax.

  • Marco Tirone

    Grazie don Davide.
    Ho notato con sgomento ma senza sorpresa che poche ore dopo l’approvazione delle DAT è iniziato il battage mediatico perché si approvi al più presto l’eutanasia. Non cesserà finché la legge sarà approvata. È con angoscia che assisto all’immenso potere che Dio concede al proncipe delle tenebre in questo mondo.

  • Marco Tirone

    Cara Onda, idratare è un mezzo sproporzionato?
    Quanti malati dati per spacciati si sono risvegliati? Chi siamo noi per decidere? Lasciamo fare a Dio

  • Maddalena Fabbri

    Cara Onda… proprio perché accanimento terapeutico ed eutanasia sono due cose diverse, io sono contraria a questa legge…

  • Maddalena Fabbri

    Anche perché ho sentito persone che conosco dire” ora posso decidere di morire”. Questo mi spaventa molto.

  • @marcotirone:disqus

    Ciao Marco. Davide non è un sacerdote ma un laico sposato con figli.

  • Zucco

    …La vita non è più un “bene indisponibile”, nemmeno sul piano giuridico…
    Se non esiste “un diritto a non nascere” perché mai dovrebbe esistere “il diritto a morire”?

    Penso a Giovanni Paolo II: chissa’ quanti anatemi avrebbe lanciato a destra ed a manca, Lui, che porto’ stoicamente la sua croce sino in fondo. Restitui’ l’anima al Creatore ma non prima di aver combattuto e vissuto tutto il tempo concesso: commosse il mondo ed al tempo stesso dimostro’ la via maestra da seguire e, dal suo scranno elevatissimo, ben testimonio’ che la vita non ci appartiene ma e’ un dono gratuito che va custodito sino all’estremo anelito.
    Si nasce per volonta’ divina ed in questo satana non puo’ nulla: e’ impotente; mentre, poiche’ ha in dispregio la vita e le creature di Dio, lavorando di fino ed intorbidendo le acque, induce a credere che se la vita e’ un dono di Dio non puo’ essere una imposizione di Dio… capito l’astuto intrigante? Il “regalo” e’ mio e ne faccio quel che voglio: che e’ poi il principio che muove i “fautori della bella morte”, opposta alla Croce.

  • Gavina Masala

    Sai, Davide, la tua lettera solleva problemi enormi e ti confesso che su alcuni punti sarei più problematizzante, pensando e riflettendo su quanti siano fiaccati da dolori sui quali sia difficile ragionare. Purtroppo ho fretta e non posso esporre le mie motivazioni come vorrei, tuttavia sono lieta del fatto che tu abbia scritto la lettera, così bella, e mi permetto di aggiungere solo una cosa: bello sarebbe che anzichè avere l’occhio puntato sulla fine della nostra vita, che avverrà chissà come, chissà dove e perchè, lo avessimo sull’alba di ogni giorno, così sempre ricco di sfide e incanto. Questo solo per dire che l’uomo moderno è sempre più preoccupato di decidere come finire, il che è lecito in un certo senso, ma non di come vivrà. Forse coltivare una filosofia della speranza, non necessariamente religiosa, aiuterebbe e sarebbe paradossalmente più razionale che non occuparsi del “fine vita”. Ma sottolineo il forse.

  • Maddalena Fabbri

    C’è un aspetto della lettera di Davide che mi fa riflettere molto. È vero che si diffonde oramai la mentalità “ di non voler essere un peso” per gli altri.
    Proprio nel momento della sofferenza non si deve e non si può stare da soli. In quel momento lì ,quanto è potente l’affetto dei propri cari ….

  • Marco Tirone

    Chiedo scusa

  • Onda

    Non ho detto per tutti i casi pero,dipende!Uno come djFabo era attaccato a tanti macchinari,non poteva neanche grattarsi diceva perche non muoveva neanche le mani Ma l hai visto?Aveva crisi respiratorie,cieco,deglutizione assente,cannucce ovunque,ha desiderato morire,solo chi vive accanto a loro può capire.Secondo me confondi con eutanasia,un paziente in coma,non verrà ucciso,dipende dallo stato in cui versa.Comunque ci vorrà sempre il consenso del paziente o dei famigliari,mica i medici italiani praticano eutanasia!

  • Onda

    Sono cose diverse perche non ci si.può accanire a tenere in vita chi è diventato un vegetale,attaccato a macchinari,quando capirai questo capirai il papa e la legge!

  • Onda

    Non è vero lui stesso rifiuto alla fine altre cure ,se ben ricordi!

  • Onda

    Io ho assistito una parente otto anni ,allettata da parkinsons e so che vuol dire,accudire un malato che devi imboccare,cambiare,con catetere,con tumore pure al viso,con crisi dovute al parkinsons,bronchiti,trasfusioni di sangue,ricoveri vari.Non oso immaginare chi si trova in situazioni peggiori che sofferenza immensa e che dolore i suoi famigliari.Dico che solo chi vive con loro e li segue nel calvario può capire.Non sara una legge che ucciderà tutti ,come tanti pensano ma in casi gravissimi ognuno potrà decidere se morire normalmente o vivere attaccati a macchinari,non è facile,facile è parlare!

  • Onda

    I medici non sono assassini, fai attenzione a ciò che scrivi!

  • Maddalena Fabbri

    Grazie per la precisazione.

  • Renato Pierri
  • Onda

    https://youtu.be/jQE1OMwLE1A
    Inviterei a guardare questo video di cosa diceva djFabo in una intervista alle iene.

  • Maddalena Fabbri

    Io ho detto che i malati non devono stare da soli, Onda.
    Sulla legge tu sei favorevole, io no. Pace.
    Io penso sia facile parlare in entrambi i casi….
    È un po’ che non discutevamo, io e te…:)

  • Onda

    Non è discussione è un confronto,di diverse opinioni,non sara facile s intendeva scegliere in entrambe le cose Certo sono contentissima sia stata approvata,ci voleva!

  • Onda

    Anche io Renato ne ho messo uno,sara lo stesso?

  • Zucco

    Io lo ricordo eroico quando durante l’angelus manifesto’ quel gesto di stizza, poiche’ tracheostomizzato, non riusciva a parlare. Ne rimasi scosso e ammirato per tanto attaccamento alla vita ed alla sua missione. E piansi.

  • Marco Tirone

    Come Eluana Englaro? Morta di sete. È eutanasia e questa legge lo permette.

  • Zucco

    Onda, Onda, noi non siamo chiamati a scegliere la Croce ma a portarla: essa, normalmente, e’ gia’ predisposta: deve solo manifestarsi e, quando accadra’, occorrera’ essere pronti.

  • Onda

    Se penso che Dio manda croci cambio religione, le cose accadono e basta,se no penserei ad un Dio ingiusto che manda tumori a bambini piccoli,terremoti,disgrazie ecc..ma chi lo dice che manda croci?Già predisposta?

  • Onda

    Mi puoi dire il nome del lupo?non lo ricordo.Leggevo le vignette di lui con le galline

  • Zucco

    Sarebbe interessante che ti rispondesse donMauro, che e’ piu’ titolato a farlo.

  • Zucco

    E’ il mio nome…

  • Onda

    Ma chi l ha detto che a tutti saranno sospese le cure?Solo a chi avrà deciso prima con un documento da un notaio o con video

  • Onda

    Zucco?

  • Zucco

    Era sfinito. Ha compiuto la sua missione sino all’ultimo, gettando il cuore oltre l’ostacolo.

  • Onda

    Caro Zucco ho letto su Avvenire una bella spiegazione che credo tu condividerai. Gesù non dice «sopporta», dice «prendi». Non è Dio che manda la croce. È il discepolo che la prende, attivamente. La croce nel Vangelo indica la follia di Dio, la sua lucida follia d’amore, amore fino a morirne. Sostituiamo croce con amore, ed ecco: se qualcuno vuole venire con me, prenda su di sé il giogo dell’amore, tutto l’amore di cui è capace e mi segua. Quindi la parola centrale del brano: Chi perderà la propria vita così, la troverà. Ci hanno insegnato a mettere l’accento sul perdere la vita. Ma se l’ascolti bene, senti che l’accento non è posto sul perdere, ma sul trovare.Seguimi, cioè vivi una esistenza che assomigli alla mia, e troverai la vita, realizzerai pienamente la tua esistenza. L’esito finale è «trovare vita», Quella cosa che tutti gli uomini cercano, in tutti gli angoli della terra, in tutti i giorni che è dato loro di vivere: realizzare pienamente se stessi. E Gesù ne possiede la chiave. Perdere per trovare. È la legge della fisica dell’amore: se dai ti arricchisci, se trattieni ti impoverisci. Noi siamo ricchi solo di ciò che abbiamo donato

  • Onda

    Si vero!l ho amato tanto,piango ancora se rivedo suoi filmati!

  • Zucco

    E tu, che morale ne trai?

  • Onda

    Che bisogna dare la vita per amore degli altri,come fece Gesu!

  • Zucco

    Ad esempio?

  • Onda

    Ecco per esempio Massimiliano kolbe,ma anche don Puglisi e tanti altri.Nel nostro piccolo con piccole cose,io stasera per esempio con freddo intenso a piedi ho fatto 2km per fare spesa ad un anziana sola.

  • Maddalena Fabbri

    Ma che gentile! Sei stata chiarissima e non sono affatto d’accorDo.il tuo “ non è facile” , l’avevo inteso come “ è facile parlare, ma poi trovarsi nella situazione concreta è difficile”.
    In ogni caso Il fatto in discussione è proprio il presunto diritto all’autodeterminazione. Che tu dici giusto, io no.
    Perdonami Onda, ogni tanto hai un modo che mi lascia perplessa.
    Spero non ti adonterai se te lo dico. Per quel che mi riguarda spero di non essere stata aggressiva.
    Buona serata!

  • Maddalena Fabbri

    Il tuo “ non è facile”, l’ho inteso come “ è facile parlare, ma difficile trovarsi nella situazione concreta” . Evidentemente, a quanto dici tu, anche nei commenti pregressi non capisco quello che scrivi, non capisco il Papa, e neanche la legge. Può essere. Ma vedi, Onda. In discussione è il presunto diritto all’autodeterminazione, che tu reputi giusto che venga riconosciuto. Io invece no

  • Zucco

    Bhe’, possimo dire che per te la “croce” non si sia ancora verificata, tutto sommato; mentre le altre eminenti figure hanno corrisposto al disegno di Dio su di loro: Kolbe, in tempi non sospetti, disse di voler portare il suo messaggio d’amore in ogni angolo della terra: i nazisti inconsapevolmente, cremandolo e disperdendo le sue ceneri in ogni angolo della terra, soddisfarono il suo desiderio.
    Hai inteso cos’e’ la croce gia’ predisposta?

  • @DirezioneVersoEst:disqus

    Ciao Davide,
    è sempre bello vederti sul blog.
    Da un punto di vista teorico le cose sono abbastanza chiare: la Chiesa, oltre a dire che non si può mai dare direttamente le morte, è contro l’accanimento terapeutico.
    Ora, poiché in moltissimi casi decidere se un certo intervento sia o meno accanimento terapeutico è difficilissimo, io auspico da sempre l’alleanza terapeutica dei tre elementi che devono decidere: interessato (o famiglia in caso di minore), medici e istituzioni civili (giudici, leggi, ecc.). Sottolineo che è importante anche l’accordo con le istituzioni: perché, faccio un esempio, se in un reparto c’è un tetto di spesa 100, decidere di spendere 99 per un malato significa dare 1 a tutti gli altri, cioè, spesso,farli morire.

    Io credo sia necessario che ci sia chi dica quanto dici tu perché credo al contempo necessario anche chi voglia dare energia agli sforzi che vanno fatti per rafforzare l’alleanza terapeutica. Credo che se venissero a mancare o gli uni o gli altri la società nel suo complesso sarebbe più povera.

  • Onda

    Veramente era una croce messa da altri con macchinari ecc….scusami…

  • Zucco

    Ma cosa si intende, in generale, per “croce”?

  • Bhè, don, in un qualche modo non è poi così sbagliato, diciamo che ci sono andato “vicino”.. Al termine della laurea in filosofia, a 25 anni, sono stato in seminario. Ci sono stato in realtà molto poco, 9 mesi (date e numeri non sono evidentemente un caso… sono dioncidenze), sono uscito e dopo 4 anni ho spoasato mia moglie, Maria, con la quale abbiamo avuto una figlia che è la luce del mio cuore, Camilla…

  • Ciao Don Mauro, per me un onore e un piacere
    scrivere su questo Blog … Hai ragione nel tuo post. Per brevità di scrittura non ho potuto aprire troppi link su un tema e una legge molto delicati e complicati. E’ proprio l’alleanza terapeutica che questa legge di fatto abbatte in toto. Salta completamente la relazione persona – medico. Il medico, secondo il testo di questa legge, si troverà sempre più in difficoltà nello svolgere il suo mestiere, cioè curare, cioè fare di tutto perchè vengano garantiti gli sforzi necessari (P.S. l’accanimento terapeutico da mo’ che è vietato).
    Le istituzioni, le ASL, la sanità. Non possiamo nasconderci, don, che uno dei motivi (non detti) per i quali si spinge da più parti in una direzione autodeterminista della persona e dei suoi diritti è quello di risparmiare sui costi sanitari. Un malato terminale, una persona in stato vegetativo per anni, costano un sacco di soldi. Soldi buttati via, secondo alcuni, o comunque utilizzati per qualcuno che tanto si sa che muore e sottratti ad altri che invece potrebbero guarire. Il nodo è antropologico e culturale prima di tutto: che società davvero vogliamo? Una società nella quale ciascuno di noi sia libero di decidere sulla sua vita quando e come vuole? Una società così comporta come conseguenza il fatto che se ciascuno è libero in questo senso, allora tutto ruota attorno a me. La societas, lo stare insieme, implica necessariamente delle regole che tutelino soprattutto le libertà dei più deboli. Se sono libero infatti di fare ciò che voglio come e quando voglio, che cosa mi impedirà di uccidere, rubare, suicidarmi, prendere per me e per chi è come me le risorse? Chi decide cosa e come? Capite che nessun tema come il fine-vita (lo stesso vale per l’inizio-vita) porta con sè quale modello di societas vogliamo. DIscutere sul fine-vita non può prescindere dal discutere su quale modello di società vogliamo. Perchè, allora, i più deboli saranno sempre messi in netta minoranza, se chi decide ha in testa un modello autodeterministico spinto. I più deboli chi sono? Chi non può decidere: bambini e anziani/malati non autosufficienti, prima di tutto.

    “Se un bambino nasce con una massiccia emorragia cerebrale significa che resterà così gravemente disabile che in caso di sopravvivenza non sarà mai in grado nemmeno di riconoscere sua madre, non sarà in grado di interagire con nessun altro essere umano, se ne starà semplicemente sdraiato lì sul letto e potrà essere nutrito, ma questo è quel che avverrà, i dottori staccheranno il respiratore che tiene in vita il bambino. Non so se essi siano influenzati dalla necessità di ridurre i costi. Probabilmente sono
    influenzati semplicemente dal fatto che per i genitori quello sarà un fardello
    terribile, e per il figlio non ci sarà alcuna qualità della vita. Quindi stiamo
    già compiendo dei passi che portano alla terminazione consapevole e
    intenzionale della vita dei bambini gravemente disabili”.

    Questo è un passaggio di una intervista che qualche anno fa’ rilasciò al WorldNetDaily il filosofo americano Peteer Singer.

    Aggiunse poi che un’eventuale futura istituzionalizzazione di questa pratica è auspicabile. Trovandosi alle prese con pazienti per i quali le cure esistenti “non consentono di ottenere sufficienti benefici a fronte delle spese sostenute”, allora per Singer sarebbe “ragionevole che i governi dicano ”Questo trattamento non sarà garantito dal sistema sanitario nazionale”. E penso che sarebbe ragionevole per le compagnie assicurative dire: “Sa, non la assicureremo per questo o non la assicureremo a meno che lei non sia preparato a pagare un premio extra”. Del resto per Singer “la maggioranza delle persone direbbe che è abbastanza ragionevole: non voglio che il premio della mia assicurazione sanitaria sia più alto per consentire a bambini che non potranno godere di alcuna qualità della vita di essere sottoposti a cure costose”.

    Il riferimento all’assicurazione sanitaria che fa Seenger è essenziale, perché – come sapete – il sistema sanitario americano non è universalistico: accede alle cure specialistiche chi può pagarsele tramite una assicurazione.

    E come Seenger a pensarla così sono in molti…

  • Ringrazio tutti, uno ad una, per avere commentato e – dunque – letto queste mie righe …

  • Onda

    Non è che non capisci,non ti torna perche hai un pensiero opposto, io con te non mi ci trovo su nulla d’accordo,siamo come il sole e la luna mai ci incontreremo,può darsi durante un eclissi magari di sole,ma sara tutto buio…..grazie!

  • Onda

    Io non la intendo con disgrazie ecc mandate da Dio,ma che nella vita capitano,ci sono,ma Dio ci aiuta a resistere,a superarle ti pare sia possibile?perche dovrebbe darcele lui,arrivano,io ne sperimento in continuazione…

  • Onda

    Che belle parole!!

  • Maddalena Fabbri

    Strano, perché spesso la penso come persone con cui dici di essere d’accordo.
    Pazienza.
    Scherzando, ti dico…. alla prossima eclissi!
    Seriamente( in senso buono, intendo) auguro buone Festea te e ai tuoi cari.

  • Zucco

    Perche’ dovrebbe darcele lui? E chi senno’?

  • Onda

    Ricambio anche per te e famiglia,grazie!

  • Onda

    Vengono perche c è il peccato nel.mondo caro Zucco

  • Onda

    Che belle parole,condivido tutto,perche conforme al mio pensiero!

  • Onda

    Lui non le da,non posso pensare un Padre che castiga,Dio ci ama infinitamente tanto e concludo qui!

  • Zucco

    Eccome se le da’! Leggi il libro della teologa Roberta Vinerba: “Dio con lui non si era sbagliato” con prefazione del card. Bassetti (pres. CEI), e capirai.

  • Onda

    Allora è Di o che uccide con terremoti,che fa morire di tumore tanti bambini,grazie Dio che hai fatto morire mio papa giovane!Colpa sua se nel mondo accadono le guerre,se tante persone sono paralizzate, cieche…ma che dici Zucco?Non intendo leggere un libro simile,grazie lo stesso!Chiudo il discorso perché il tema del post,non era questo!Ma per favore!

  • Zucco

    Pressappoco, e’ cosi’.

  • Onda

    Non è il Dio di cui ci ha parlato Gesu,quello che hai in testa tu.Comunque chiudo qui mi sembra inutile continuare su un discorso totalmente sbagliato che mi fai su Dio,io ascolto il Santo Padre,come sull accanimento teraupetico e come sul Dio che è tutto misericordioso ed amore!

  • Zucco

    Amore e misericordia, d’accordissimo. Ma tutto questo puo’ passare attraverso la via del dolore. Fu’ cosi’ per Cristo che riverso’ tutto il suo amore dalla Croce.
    La Croce, appunto. Nell’antico testamento si legge: “maledetto colui che pende dalla croce”, ma Cristo ha stravolto questo significato col suo estremo sacrificio: la Croce, da strumento di morte e divenuto simbolo di amore incondizionato. I piu’ grandi mistici che qualcuno confonde come “erotomani” pregavano Dio affinche’ concedesse loro un corpo per soffrire ed un’anima per pregare. L’amore puo’ passare dunque attraverso la via della sofferenza, anche estrema.
    Il povero dj Fabo fu tempestato dalla richiesta di una persona ridotta nelle sue stesse condizioni che lo esortava a gettare lo sguardo oltre l’immanente alla ricerca di Dio, e al tempo stesso lo scongiurava di desistere dal suicidio. Ma il povero dj Fabo, a cui va la nostra comprensione, aveva attorno i paladini della falsa umanita’, i Cappato di turno, e non chi poteva dischiudergli nuovi orizzonti ed indirizzarlo altrimenti.
    Leggi questo link su Gemma Galgani :
    http://www.santiebeati.it/dettaglio/31800

  • Zucco

    Gemma guari’ miracolosamente e tale stato, concesso dall’amore misericordioso di Dio, avrebbe potuto perdurare ma lei non volle abbandonare la Croce, quella condivisione particolare della sofferenza di Cristo. Decise deliberatamente di portare la Croce sino in fondo.

  • Onda

    Lei la richiese come altri santi,questo non giustifica ciò che tu dici,è bastato il sacrificio di Gesu,Dio non vuole altre croci,loro l hanno richiesta espressamente nella loro santita,a noi.non le manda Stanne certo!Bastano già naturalmente le malattie che vengono per vari motivi,non certo Dio le manda.Ora ti lascio alle tue croci e ti saluto alla prossima!

  • Onda

    Ma dai che dici? Santi sono loro che hanno chiesto sofferenza!Dio non è un assassino che manda terremoti e malattie fattene una ragione!.Ora ti lascio alle tue croci e ciao!