Blog / Renato Pierri | 13 dicembre 2017

Le Lettere di Renato Pierri – La normalità della madre di Gesù non è apparente, è reale

Lo straordinario nello straordinario è meno straordinario, è meno sorprendente; l’anomalo nell’anomalia è meno anomalo, il miracoloso nel miracoloso è meno miracoloso. Gesù non nasce in un luogo straordinario, meraviglioso, in una splendida reggia incantata, e non viene alla luce in modo straordinario, nasce in un luogo modesto, una stalla, secondo quanto riferisce Luca, e viene partorito da una donna come vengono partoriti tutti i bambini del mondo. Non appare per miracolo in una culla miracolosa, in un luogo miracoloso. Straordinario, anomalo, miracoloso è solo il suo concepimento.

Se prendo a fantasticare sulla stalla dove nacque Gesù, ed immagino che la paglia era fatta di fili di purissimo oro, che le pecore erano pecore diverse da tutte le pecore della Palestina, che i pastori erano pastori eccezionali, diversi da tutti i pastori della Palestina, se immagino cose che non sono scritte nel vangelo, cose poco credibili, rendo poco credibile il vangelo stesso e Gesù stesso.

Così, se prendo a fantasticare sulla madre di Gesù e immagino cose che non sono per niente scritte nel vangelo e che neppure si possono desumere da quel che si legge, se immagino cose poco credibili, rendo poco credibile il vangelo stesso e Gesù stesso.

E’ l’errore grave che fa la Chiesa dipingendo la madre di Gesù come persona eccezionale, diversa da tutte le donne della Palestina, diversa da tutte le donne del mondo. Una perla tra le perle brilla meno di una perla tra i sassi. Gesù brilla meno se nasce da una donna che brilla come lui o più di lui.

E’ l’errore grave che ha fatto qualche giorno fa il prete e scrittore Mauro Leonardi, scrivendo su il “FarodiRoma”:

«Diversa da tutte le altre, da tutti gli altri, nonostante la sua apparente normalità. Maria, in un certo senso, ha vissuto una solitudine davvero unica e del tutto particolare: quella del terreno intonso della parabola (Mc 4, 26-32) che deve essere tale per ricevere il seme e dare frutto. Maria è il terreno che deve offrirsi tutto, per svuotarsi e custodire l’eternità. Quando Maria dice a Gabriele nell’Annunciazione “non conosco uomo”, quelle parole non vogliono solo dire che Lei era vergine e che non aveva intenzione di avere rapporti sessuali con nessun uomo ma anche che non conosceva alcun uomo completamente riconciliato con Dio, che mai aveva incontrato qualcuno che vivesse della stessa Grazia che era stata donata a Lei, quella cioè di vivere priva di peccato originale».

Queste cose non sono scritte nel vangelo e la normalità di Maria non è apparente, è reale. Quando Maria dice “non conosco uomo”, poiché conosceva Giuseppe, voleva semplicemente dire che non aveva avuto rapporti carnali con nessun uomo. Altro non vuol dire. Se avesse avuto in mente di mantenersi per sempre vergine, avrebbe ingannato Giuseppe accettandolo come sposo. Alla Chiesa piace immaginare Maria sempre vergine. A Mauro Leonardi piace immaginare Maria sempre vergine. Questo, però, non c’è scritto nel vangelo e neppure si può desumere dalla risposta di Maria all’angelo. Non si può.

Ma se la Madonna è così importante da essere amata e pregata dai cristiani quanto è amato e pregato Dio, perché Gesù non ce lo avrebbe fatto capire? Perché insegna a pregare il Padre e non anche la Madre? E perché la Chiesa dà grandissima importanza agli scritti di San Paolo, e non dà nessuna importanza al fatto che san Paolo ignora Maria?

Renato Pierri