Le Lettere di Gavina Masala – La polvere sotto il tappeto

13 Nov 2017   •   Blog  •  Le Lettere di Gavina Masala

“Siamo orgogliosi perché non alziamo muri e non chiudiamo porti”, così esordisce il Premier Paolo Gentiloni Silveri intervenuto al meeting di Medici con l’Africa Cuamm, ad Assago alle porte di Milano, che registra tra gli altri presenti il Presidente della BCE Mario Draghi e l’ex Premier Romano Prodi. Prosegue Gentiloni: “L’unica cosa che mi viene da dire è semplicemente: grazie. Grazie a tutti voi, grazie per quello che fate e per l’esempio che date, che fa bene all’Italia, oltre che a voi stessi”.  “Date un esempio meraviglioso – aggiunge – e fate quello che credo nel corso della vita dovrebbero fare tutte le persone di buona volontà”.
Il Premier ha ragione, l’associazione Medici per l’Africa Cuamm è la prima che si occupi “della tutela e della salute delle popolazioni africane portando cure e servizi agli abitanti del Paese”, così si legge nello statuto, “sporcandosi le mani” dico io, al fianco di medici e infermieri locali; ma si tratta di un’organizzazione non governativa e immagino abbia pochi mezzi rispetto al macro contesto.
Gentiloni, figura a mio modesto avviso ottima, conosce bene la diplomazia: discende infatti da Vincenzo Ottorino Gentiloni, noto per il Patto Gentiloni Silveri, che sancì l’ingresso dei cattolici nella vita politica italiana. Per essere buoni politici, nel senso letterale della parola, non si deve però “nascondere la polvere sotto il tappeto”: quella non è più politica, non dovrebbe.
Sappiamo infatti che sebbene il Viminale abbia annunciato un ingente calo degli sbarchi provenienti dal nord Africa, frutto dell’accordo fra la Libia di Fayez Al-Serraj  e l’Italia, i dubbi sull’efficacia dell’accordo e sulle pratiche intraprese dalle milizie libiche siano tanti. Viene infatti da chiedersi cosa ne sia di quanti non sbarchino più, domanda che Emma Bonino pone dalle colonne di Repubblica, mettendo in dubbio la sinergia tra governo italiano e libico.
Pare infatti che in Libia sia incrementata l’attività dei lagher, che vengano pagate le milizie locali per non fare partire i migranti e che questi poveracci finiscano vittime di traffico d’organi, violenza, abuso e intimazione verso i familiari, costretti a pagare per avere i loro cari indietro. In effetti gli ultimi eventi: lo sbarco di ventisei donne arrivate morte a Salerno e l’ultima tragedia avvenuta a trentacinque miglia dalla Libia il sei novembre, in cui hanno perso la vita almeno cinque persone, sono emblematici. Tanto più che il video dell’ultima sciagura dimostra come la Guardia costiera libica non si sia fermata nemmeno all’allarme della Marina Militare Italiana: un uomo era rimasto in acqua attaccato ad una cima della motovedetta libica, gridavano gli italiani.
Verrebbe da dire che la liaison Libia – Italia non sia così perfetta e che le istituzioni, anziché fregiarsi di numeri, avrebbero il dovere di ammettere tutte le criticità in gioco nella vicenda.
Certo che l’azione delle Ong va lodata, certo che il Premier fa bene a sottolineare quanto l’Italia spesso ob torto collo faccia in campo migratorio, ma il rischio di praticare una politica il cui sottotesto sia “ammazzatevi pure, basta che non diate fastidio” è concreto.
Gentiloni ha un substrato culturale, anche cattolico, solido e profondo e oltre a lodare le “persone di buona volontà”, bene farebbe ad ammettere quanto la situazione sia problematica, che lo stesso premier del paese africano sia troppo debole per essere valido interlocutore e a sottolineare non tanto quanti non partano più, ma quanti muoiano restando in patria.
Il primo dovere per un uomo delle istituzioni del rango del Premier è quello di esaminare la realtà in tutte le sue parti e di renderne partecipe il Paese. Questo è quello che ci si aspetta dai grandi.

Giovane mamma e moglie, scrivo per capire. Ho una formazione internazionale, da settembre 2015 ho intrapreso un secondo corso di studi in filosofia, presso un ateneo pontificio. Parlo tre lingue, mi interesso soprattutto di relazioni internazionali e di religioni: cerco di vedere come la prospettiva cristiano – cattolica possa aiutare a convivere pacificamente. Ha un suo blog personale

 

  • AcquaChiara

    sono d’accordo con quello che hai scritto Gavina. Anch’io mi sono scritta a un corso di arte e teologia alla facoltà Pontificia per capire meglio e approfondire lo scenario e la cultura attuale dei popoli che si affacciano sul mare mediterraneo e mi interesserò anche di politica,non si può vivere nell’ignoranza,. La conoscenza e la comprensione sono le prime virtù che ogni uomo deve possedere per poter relazionare in modo giusto e consapevole con le varie etnie e popoli che abitano in mezzo a noi.

  • Alfeo Tamagnini

    Ma della sua partecipazione alla vendita di armi all’Arabia Saudita non ne parla il fariseo Gentiloni? Ora di medici dopo i bombardamenti dei sauditi in Iemen ce ne sarà davvero bisogno!

  • Gavina Masala

    Infatti e credo i politici devano avere una responsabilità ancora maggiore. Arte e teologia? Magnifico… Potrò chiederti in quale ateneo? Un abbraccio.

  • Gavina Masala

    Davvero? Potresti indicarmi la fonte? Mi interesserebbe, grazie.

  • AcquaChiara

    Gavina partecipo alle lezioni di arte e teologia dei beni culturali che si tengono presso la facoltà pontificia teologica dell’Italia meridionale sezione San Luigi (PFTIM.it) il cui condirettore è lo scrittore Giorgio Agnisola .La scuola ha compiuto dieci anni.La cultura verte sui popoli del mediterraneo e riguarda non solo l’insegnamento della religione anche la progettazione di parchi ecclesiali.Le lezioni si tengono il Venerdi pomeriggio e il Sabato mattina nella struttura dei padri gesuiti in via S.Ignazio di Loyola
    Napoli..

  • Onda

    Cara Gavina se tutte le nazioni fossero accoglienti come l Italia!Gentiloni ha ragione da parte del nostro governo c è stato il massimo impegno e le ONG hanno supportato molto i soccorsi Abbiamo soccorso migliaia di profughi in mare,strappandoli ad una morte certa,credo che la carità nostra sia stata un grande esempio per le altre nazioni,anche qui in Calabria ci sono centri di accoglienza,ogni giorno vengono preparati in mense adeguate cibi per questi nuovi poveri!

  • Gavina Masala

    Vero, Onda, e ne pagano il prezzo i cittadini italiani in vario modo. Ma la realtà è complessa e ci sono tanti altri risvolti, che un Premier dovrebbe valutare. Credo.