Blog / Iris / Lettere | 25 Settembre 2017

Le Lettere di Iris – Gesù e le donne

Nonostante altissime figure femminili ora proclamate “dottore della Chiesa”, per retaggi culturali e perché discendenti da colei che aveva causato il peccato originale, la Chiesa ha lasciato per secoli le donne in una condizione di netta inferiorità, quasi di invisibilità, finché il Concilio con la sua apertura ai laici, e con lo sguardo sul mondo in evoluzione, non ha iniziato a modificane il ruolo nella Chiesa. Anche nei Vangeli i verbi che si accostano alle donne alla sequela di Gesù erano: servire e sostenere, compiti di esclusivo accudimento, come era normale per quel tempo. Ma leggendo con maggiore attenzione, sono molti gli episodi in cui Gesù innalza la figura femminile e le restituisce la sua propria dignità. L’episodio più esplicativo di ciò, lo colgo nel racconto dell’incontro con la Samaritana. Questa donna non solo apparteneva ad una comunità separata dai Giudei, ma era una peccatrice. Usciva a prendere l’acqua nell’ora più calda, quando non c’era nessuno, per non ricevere insulti dalla gente. Era donna, era emarginata per la sua condotta, viveva chiusa in casa, ma Gesù parla proprio a lei. Con la sensibilità che gli veniva non solo dalla sua sapienza ma anche dall’amore per coloro che erano emarginati, le rivolge la parola per primo e lei ,seppur stupita, non teme questo giudeo gentile. Con quello che oggi viene definito metodo induttivo, tipico peraltro delle parabole, le annuncia la grande notizia. La “chiama a sé” e lei si fida, e proprio a lei rivelerà la sua vera identità . Entusiasta e rinvigorita nell’animo, chiama i suoi concittadini, che non teme più, sa che è arrivato il suo riscatto e non dovrà nascondersi più. Questa settimana poi il Vangelo di Luca ci ha proposto la figura della vedova di Nain. Una vedova, senza un marito che la proteggesse e la mantenesse, era già un anello debole della società. Perdendo poi l’unico figlio maschio, giovane uomo dice il testo greco, non aveva più fonte di sostentamento, sarebbe stata condannata alla miseria e all’emarginazione o vivere della carità del parentado.  Gesù interviene di sua iniziativa, per compassione, chissà se vede in questa donna sua Madre di lì a poco, ma sa che a questa donna che ha perso il suo unico figlio non resta più nulla, nemmeno la dignità. Le ridona il figlio vivo, gli affetti e la speranza di una vita dignitosa. Il Vangelo di Luca è stato peraltro definito in una Lectio divina che lessi tempo fa, il “Vangelo delle donne”, perché ci vengono presentate tante figure femminili. E mi sembra importate sottolineare che ai tempi di Gesù le donne non potevano essere testimoni in alcun accadimento, ma saranno proprio le donne le testimoni della sua morte in Croce, ma soprattutto della sua Resurrezione.

Vivo e lavoro a Roma. Sono moglie, madre, figlia e ancora nuora. Sono anche lettrice di fatto presso la mia parrocchia di adozione. Cristiana ancora alla ricerca…