Blog | 04 Settembre 2017

Blog – Cerca, con fame, la pace dentro di te

Con oggi ricomincia davvero l’anno. Le vacanze si chiudono e qualcuno di noi ha il cassetto (o lo smartphone) pieno di ricordi belli. Se quest’estate abbiamo avuto un vero momento di riposo, riconosceremo tutti che quel momento era così perché è stato nutrito dalla pace. E non importa se eravamo al mare, in montagna, o sul terrazzo di casa nostro con un ghiacciolo in mano e in canottiera. Se ci siamo riposati è perché eravamo in pace. È la pace dunque che auguro a tutti. E, visto che molti di voi mi scrivono personalmente delle mail, questa volta la scrivo io un po’ a tutti.

Carissimo,
non posso nasconderti che la tua mail mi ha immerso in un vortice di sofferenza. Quest’immagine, quella del naufrago che rischia di affogare, mi fa venire in mente una cosa che ho imparato con tanto spargimento di sangue nella mia vita. Spesso chi affoga è perché si è fatto prendere dal panico. Non cadere nel panico, mantieni la pace con ostinazione, cercala con fame. Cerca di guardare in faccia la cosa che ti accade. Non accanirti contro di essa, non sguainare la spada per ucciderla. Ho imparato a mie spese che la strada non è quella di combattere “contro”: se sei in mare e nuoti contro corrente rischi di affogare. Combattere è cercare dei colpevoli e cercare dei colpevoli non è un bel modo di vivere. La vita non è un giallo, ma piuttosto una crociera in giro al mondo su un catamarano. Con dei bellissimi posti da vedere e a lieto fine. Ogni tanto ci sono delle tempeste e la paura di affondare. Visto che citi Giobbe, ti dirò che per alcuni di noi, quello della tempesta è l’unico momento in cui Dio parla con noi: “Il Signore parlò a Giobbe da dentro il turbine” (Gb 38,1). La parole che Dio dice non sono belle e neanche tanto convincenti, ma a Giobbe non interessano quelle. A lui interessa aver finalmente trovato quello che il suo cuore cerca: parlare con Dio. Gli altri, i suoi amici e sua moglie non ci riescono. Solo lui che sta dentro il turbine vede Dio. “Allora Giobbe disse: Io ti conoscevo per sentito dire, ma ora i miei occhi ti vedono. Per questo mi ricredo” (Gb 42, 5-6).Stai dentro questa cosa con tutti e due i piedi e cerca un amico che ti accompagni. La mia sofferenza per te sarà la mia preghiera.