Articoli / Blog / Papa Francesco | 05 agosto 2017

FarodiRoma – Il Catholically Correct che vuole insegnare al Papa cosa dire o non dire

In un recente articolo con cui tentavo di dare un senso positivo alle lunghe polemiche sviluppatesi attorno alla triste vicenda di Charlie Gard, parlavo della nuova accezione assunta dal neologismo “Catholically Correct”. In quell’occasione indicavo due elementi a mio modo di vedere caratterizzanti il fenomeno: la visione integralista della dottrina cattolica e l’utilizzo violento ed aggressivo della comunicazione online, in particolare dei social.
Ora vorrei brevemente analizzare altri due elementi. Essi concernano la relazione del Catholically Correct con l’autorità, sia quella religiosa che quella civile.
Trattandosi di persone che si richiamano costantemente alla “corretta dottrina cattolica” e alla difesa dei valori non negoziabile stupisce che fra di essi siano praticamente del tutto assenti i rappresentanti della gerarchia ecclesiastica. È un fatto che la quasi totalità di preti, vescovi, cardinali e così via sia lontana dalle posizioni del Catholically Correct. La prima ragione di ciò non è la tanto sbandierata “sana” laicità quanto il fatto che il Catholically Correct ama insegnare al Papa che cosa debba dire o non dire, quando deve fare degli appelli o tacere, e sindaca serenamente se un’enciclica, un’esortazione apostolica o un Angelus siano o meno opportuni. Non di rado, porta avanti questa operazione comunicativa inventandosi falsi scoop che contrappongono la figura di Papa Benedetto XVI a quella di Papa Francesco. Per citare due episodi che sono tra gli ultimi, penso alla postfazione del Papa Emerito all’ultimo libro del Card. Sarah oppure le parole di saluto ai funerali del Card. Meisner, lette da Mons. Georg Gänswein.
Alla lontananza – per non dire diffidenza – dall’autorità religiosa cattolica si aggiunge quella per l’autorità dello stato. In particolare, quando nel paese ferveva il dibattito sulle unioni civili, ci fu chi propose che, in caso di vittoria del “matrimonio omosessuale”, gli aderenti alle manifestazioni si separassero, ovvero rompessero il loro matrimonio. Nomino il fatto perché ai tempi non lo lessi come un’esagerazione elettorale ma un’affermazione in linea con l’impercettibile (ma non troppo) montanismo che spesso mi è capitato d’incontrare frequentando quei lidi. Parlo del montanismo nella sapiente lettura data a questa eresia da Marta Sordi. Cos’è secondo lei (lo riassumo con mie parole)? È la posizione di coloro che non riconoscono che lo stato laico abbia una vera autorità sui cristiani. I montanisti volevano che i cristiani vivessero in opposizione al potere politico e Marco Aurelio perseguitò i cristiani – tutti, non solo i montanisti che ovviamente non distingueva dagli altri – perché pensava che l’essenza del cristianesimo fosse opporsi alla legittima autorità quando invece l’essenza del cristianesimo è il vangelo. Mentre però non si poteva pretendere da Marco Aurelio che conoscesse san Paolo e san Pietro sarebbe bene invece che i Catholically Correct, che infarciscono i loro scritti di magistero (soprattutto di quello precedente a Papa Francesco) conoscano almeno il nuovo testamento. Chi pensa che io stia esagerando provi a rileggersi le posizioni dei Catholically Correct antivaccinisti (sì, esiste anche questa sottospecie di Catholically Correct ….). Non è una caso che la vicenda del povero bambino inglese sia diventata la bandiera dei catholically correct: non possiamo dimenticare che uno degli elementi che ha reso impossibile il dialogo sereno a proposito di Charlie è stato proprio l’attacco a testa bassa contro i medici, la medicina, lo stato, la legge e i giudici: ed ecco dove sentire la puzza del montanismo. Che, non dimentichiamolo, ai tempi di Marco Aurelio causò le persecuzioni: oggi invece causa solo sorrisetti di commiserazione verso la Chiesa di Cristo.