Card. Sgreccia – I 10 punti critici sul caso del piccolo Charlie Gard

3 Lug 2017   •   Blog  •  Scritti segnalati dal blog

Un Cireneo segnala questo articolo e chiede che sia pubblicato sul blog

In queste ore drammatiche, assistiamo, dolenti ed impotenti, agli sviluppi ultimi e agli esiziali contorni che sta assumendo la vicenda del piccolo Charlie Gard, il neonato inglese di 10 mesi affetto da Sindrome dell’encefalomiopatia mitocondriale ad esordio infantile, il quale, sulla base di distinte statuizioni giudiziarie emesse da tre differenti Corti inglesi, di diverso grado, e da ultimo dalla stessa Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, dovrebbe essere accompagnato alla morte per mezzo del distacco dalla macchina che ne assicura la ventilazione meccanica e della contestuale interruzione dell’alimentazione e dell’idratazione artificiali, non prima di avergli procurato uno stato di sedazione profonda.

Nei differenti gradi di giudizio, le Corti inglesi hanno ribadito che il processo di decadimento generale delle condizioni cliniche di Charlie e, con esso, il deterioramento progressivo ed inarrestabile della funzionalità degli organi che presiedono alle funzioni vitali, primi tra tutti quelli respiratori, inducono a credere che qualsiasi decisione relativa ad ulteriori azioni che prolungassero simili condizioni di vita, sarebbe da giudicare illegittima, dacché non assunta nell’effettivo, migliore interesse del piccolo, ma piuttosto volta ad aumentare, nel tempo e nell’intensità, il dolore e le sofferenze dello stesso. Quello che più sorprende è che la stessa idea di sottoporre Charlie ad un protocollo sperimentale di terapie nucleosidiche che si sta mettendo a punto negli Stati Uniti, proposta a più riprese avanzata dai genitori, è stata considerata inattuabile, meglio ancora “futile”, dai consulenti medici interpellati dai giudici, a fronte dell’esigenza, questa sì impellente, di voler dare un’esecuzione immediata e definitiva ai dispositivi unanimi delle sentenze fin qui pronunciate.

Sembra che tutto abbia concorso, negli ultimi sei mesi, a realizzare una sorta di “accanimento tanatologico” nei confronti del piccolo Charlie, una gara, da parte di giudici e medici, volta ad assicurare la soluzione più rapida possibile al suo caso, mettendo a tacere ogni rigurgito di speranza dei genitori, così come ogni spiraglio di luce sulla possibilità di successo di una terapia che, benché sperimentata solamente sui topi e per un ceppo di malattie diverse da quella sofferta dal neonato inglese, a detta dello stesso Professore responsabile della sperimentazione in corso negli USA, interpellato ad hoc dai genitori di Charlie, avrebbe potuto, almeno teoricamente, apportare benefici alle sue condizioni generali di salute. Vero è che dopo che veniva richiesta l’autorizzazione per procedere alla sperimentazione della terapia su Charlie, nel gennaio scorso, l’encefalopatia epilettica di cui soffre creava, attraverso reiterate crisi, ulteriori e gravi danni celebrali; tuttavia quello che qui si vuole discutere attiene piuttosto, e sempre, alla possibilità di decidere quando e come mettere fine alla vita di un essere umano indifeso. All’uopo, pare opportuno considerare alcuni punti critici che emergono dalla considerazione complessiva di questa vicenda, per molti aspetti paradigmatica.

1. L’inguaribilità non può mai essere confusa con l’incurabilità: una persona affetta da una male ritenuto, allo stato attuale della medicina, inguaribile, è paradossalmente il soggetto che più di ogni altro ha diritto di chiedere ed ottenere assistenza e cura, attenzione e dedizione continue: si tratta di un fondamento cardine dell’etica della cura, che ha come principali destinatari proprio coloro che versano in uno stato di vulnerabilità, di minorità, di debolezza maggiore. E Charles rappresenta paradigmaticamente l’esempio di chi ha diritto di essere assistito in ogni fase della sua malattia, in ragione dello stato di necessità, legato all’età e alla malattia, che vive. Il volto umano della medicina si manifesta proprio nella pratica clinica del “prendersi cura” della vita del sofferente e del malato.

2. Il diritto ad essere continuativamente oggetto, o meglio ancora, soggetto delle attenzioni e delle cure da parte di familiari e non, risiede nella dignità di cui una persona umana, anche se neonata, malata e sofferente, mai cessa di essere titolare. È l’essere sostanziale dell’uomo e le sue potenze che fondano questa dignità, non solo le sue concrete ed accidentali attualizzazioni. Questo è quello che si intende per “dignità puramente ontologica della persona”, uno status che prescinde completamente dalla facoltà di utilizzare attivamente le facoltà squisitamente proprie di un essere razionale, bastando che le stesse esistano come potenzialità attuali ed eventualmente attuabili dell’essere razionale medesimo.

3. L’alimentazione-idratazione artificiali mediante sondino naso-gastrico, in nessun caso potrà considerarsi come terapia. Non è tale per l’artificialità del mezzo usato per somministrarla, dato che non si considera terapia dare il latte al neonato con l’ausilio di un biberon. Non è tale per i processi per mezzo dei quali vengono prodotti questi alimenti, dacché non si considera terapia il latte in polvere, per esempio, la cui produzione ugualmente risente di un procedimento industriale lungo e completamente meccanizzato. Non lo è per il fatto che la sacca parenterale viene prescritta da uno specialista medico, visto che lo stesso acquisto del latte artificiale è subordinato a prescrizione medica del pediatra. Acqua e cibo non diventano presidi medici per il solo fatto che vengono somministrati artificialmente, quindi interromperli non è come sospendere una terapia, ma è un lasciar morire di fame e di sete chi semplicemente non è in grado di alimentarsi autonomamente

4. L’idea cardine che fonda il consenso informato ha a che fare con il principio per cui il paziente non è mai un individuo anonimo cui vengono applicate determinate conoscenze tecniche, ma un soggetto cosciente e responsabile che deve essere chiamato a condividere la messa a punto di quanto necessario ad occasionare un miglioramento della propria salute ed eventualmente il raggiungimento di un obiettivo di guarigione e di cura. Questo implica la necessità che sia coinvolto nei processi decisionali che lo riguardano, in una relazione dialogica che eviti che si venga a trovare nella condizione di dover subire passivamente decisione e scelte altrui. La vicenda del piccolo Charlie, prova al contrario come si sia determinata nel corso del tempo una dinamica di sostanziale scollamento tra le decisioni dell’equipe medica e la volontà dei suoi genitori, come si evince emblematicamente dall’ultimo divieto loro imposto, quello cioè di poter trasportare, per veder morire, in casa loro, il proprio figlio.

5. Il divieto di sottoporre Charlie al trattamento sperimentale in nessun caso può essere giustificato facendo appello allo stato di sofferenza che lo stesso si trova attualmente a vivere. È ben possibile che la terapia sperimentale non avrebbe dato i risultati medici attesi, ma è altrettanto vero che le sofferenze di Charlie domandano un approccio palliativo integrale e sistematico che ipoteticamente avrebbe potuto accompagnarsi alla sperimentazione stessa. La preclusione dell’accesso a tali terapie, è stata motivata sia nel nome dell’inutilità prognostica delle stesse -aspetto la cui alea rientra nei parametri di incertezza assolutamente e ordinariamente propri di ogni terapia sperimentale-, sia in quello della necessità di risparmiargli quelle sofferenze ulteriori che il prolungare la vita in tali condizione avrebbe potuto generare: dunque la prospettiva anche solo remota di lasciare in vita Charlie, o addirittura di prolungare il tempo della sua vita per mezzo della terapia sperimentale, è stata aprioristicamente ritenuta una prospettiva non praticabile, nel nome della necessità di evitargli sofferenze ulteriori, e questo non per mezzo di adeguate soluzione palliative, ma per mezzo della morte indotta.

6. Il principio del migliore interesse del minore, che le Carte internazionali pongono al centro dei meccanismi di tutela degli stessi e che le stesse Corti inglesi hanno assunto a giustificazione cardine delle loro decisioni, crediamo difficilmente implichi, o meglio, legittimi una forma di eutanasia passiva come quella che si è deciso di praticare sul piccolo Charlie. Crediamo che il suo migliore interesse vada nella direzione di assicurargli un’esistenza il più possibile degna, mediante una opportuna strategia antalgica che permetta di tenere sotto controllo il dolore, se davvero dovesse risultare non possibile percorrere la strada di accedere al protocollo sperimentale già in corso negli USA. Che è poi esattamente quanto hanno ininterrottamente richiesto i genitori di Charlie fino ad oggi.

7. La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, ha incredibilmente glissato su tutti gli aspetti contenutistici elencati fin qui ed anzi sembrerebbe essere andata oltre, assumendo una postura puramente proceduralista, nel nome del principio del margine di apprezzamento. Se da un lato ha fatto osservare, nella sentenza che reca la data del 28 giugno scorso, che le decisioni delle Corti nazionali inglesi in nessun modo integravano una violazione degli articoli 2, 6, e 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, confermando dunque la correttezza formale del loro operato, dall’altro ha ritenuto di non dover entrare nel merito della vicenda della sospensione dell’alimentazione-idratazione-respirazione artificiale nel nome di quell’autonomia sovrana degli Stati membri che li autorizzerebbe a disciplinare a piacimento i temi dai risvolti eticamente più complicati, come è il caso della praticabilità o meno dell’eutanasia passiva su un neonato. E questo ad onta del fatto che il combinato disposto degli articoli 2 e 8 della Convenzione statuisca chiarissimamente il divieto di privare deliberatamente chicchessia del bene fondamentale della vita.

8. Non è chi non veda come dietro ogni aspetto di questa vicenda, si celi, quantunque mai menzionata, un’idea di efficienza nella gestione delle risorse sanitarie che induce a disporre delle stesse in un modo che non può non generare una strisciante cultura dello scarto. In una società che annovera un fenomeno crescente di medicalizzazione delle malattie e insieme ad numero sempre in aumento di persone anziane, con il seguito di malattie degenerative che essi portano con sé, la risorse sempre più scarse destinate al sistema sanitario dai governi nazionali, alimenta una cultura aziendalistica che fa dell’efficientismo ad ogni costo il suo primario, vitale, esclusivo obiettivo, ingigantendo di conseguenza il numero di quelli che, marginalizzati a ragione delle loro aspettative di vita, sono identificati come scarti da eliminare, se possibile.

9. Di più ancora inquieta la leggerezza con cui si accetta il paradigma della qualità della vita, ovvero quel modello culturale che inclina a riconoscere la non dignità di alcune esistenze umane, completamente identificate e confuse con la patologia di cui sono portatrici o con le sofferenze che ad essa si accompagnano. Giammai un malato può essere ridotto alla sua patologia, giacché ogni essere umano non cessa, un solo istante e ad onta della sua condizione di malattia e/o di sofferenza, di essere un universo incommensurabile di senso che merita in ogni istante l’attenzione china di chi vuole incondizionatamente il suo bene e non si rassegna a considerare la sua come un’esistenza di serie B per il solo fatto di versare nel bisogno, nella necessità, nella sofferenza. Un’esistenza alla quale si farebbe un favore cancellandola definitivamente. E questo vale tanto più nel caso di quanti non possono, o non possono più, esprimere quelle che sono e quello che sentono, come nel caso del piccolo Charlie.

10. Nella trasparenza delle posture schizofreniche implicate da questi nuovi paradigmi culturali, si può cogliere l’ambivalenza di chi, nel rivendicare la libertà di accesso totale ed indiscriminata all’eutanasia, basandola sull’esclusivo predominio dell’autonomia individuale, nega allo stesso tempo quell’autonomia decisionale in altri casi, come quello in esame, dove si ritiene che siano legittimati a decidere i soli medici, senza coinvolgimento alcuno dei genitori. L’ambivalenza di chi pensa sia giusto che i medici versino nella condizione di poter elargire ancora un margine di tempo ai genitori per consentire loro di elaborare il distacco dal figlio, permettendogli così di permanere in sua compagnia, e non pensa invece a quanto lo necessiterebbero le madri surrogate che vengono deprivate dei loro feti, subito dopo la nascita, per assecondare i desideri dei relativi “locatori di ventre”. L’ambivalenza di chi pensa a tutelare la dignità della vita di un soggetto, negandogli la vita stessa, che è il fondamento principe non solo della dignità dell’uomo, ma di ogni altro riconoscimento che possa essere fatto a suo favore. L’ambivalenza di chi si batte per la difesa giudiziaria, istituzionale, internazionale dei diritti dei più deboli, nella cornice di ordinamenti democratici, e poi accetta di buon grado di veder legalizzata o giuridicizzata l’eutanasia, praticata finanche sui più piccoli, sui più deboli, sui più bisognosi.

+ Elio Sgreccia 

 

  • Sara

    Innanzitutto vorrei congratularmi con questo articolo della collega Alessandra Rivoli: mi sono sentita in dovere di fare una standing ovation “interiore”. Valutazione chiarissima, argomentazioni robuste, senza teorie disincarnate ma basate su dati di realtà. Ti ringrazio per aver saputo esporre tutto questo pur sapendo che molte persone avrebbero reagito negativamente perché travolte dall’emotivismo…A me sembra che la tua posizione sia davvero quella di una professionista della salute seria, dove per serietà intendo preparazione scientifica e tecnica ma anche amore vero alla vita e desiderio di servirla con tutta la propria persona. Questo traspare da più punti del tuo articolo e da un valore ancora più profondo a quello che dici. La credibilità di quello che affermi è anche avvalorata dall’esperienza diretta di gestione di casi come quello di Charlie. Li ti è stato dato anche il privilegio di vivere «corpo a corpo» quella maternità che ogni medico donna ha la possibilità- io direi anche il dovere- di vivere. E attraverso questa speciale forma di maternità, che è una speciale forma di amore, è possibile comprendere molto di più di ciò che la razionalità da sola riesce a raggiungere. Non sto parlando di una diversa modalità di emotivismo, ma di quella Sapienza del cuore che permette un’ acuità visiva in tutto ciò che riguarda l’accoglienza e la difesa dell’essere umano. Sapienza che dovrebbe pervadere il pensiero e i giudizi di ogni cristiano, certamente in parallelo, anzi, in sinergia con lo sforzo intellettuale di comprendere la verità e di perseguire il bene della persona attraverso il proprio agire. Cara Alessandra nei miei 25 anni di attività clinica, nei quali ho accompagnato tante persone al passaggio da questo mondo all’altro, quando il limite delle cure possibili si era imposto, ho sempre sperimentato, come è successo a te, che il dialogo e l’accompagnamento nella verità e nella carità aiuta ad affrontare il dolore in modo molto sereno….come la teoria ideologizzata non riesce a fare…Ti ringrazio per la tua coerenza di professionista e di cristiana.
    Con questo mi discorso “filosofico” non voglio negare la complessità del caso: esistono molti punti dove sarebbe necessario avere a disposizione parametri oggettivi ( cartella clinica alla mano e non i dati dei media) alla luce –purtroppo fioca- dell’esperienza finora accumulata in queste patologie rare. Altro dato importante su cui si sa poco è l’attendibilità del protocollo sperimentale a cui Charlie si dovrebbe sottoporre… Quante sperimentazioni “bufale” girano in ambito medico! Giornalmente incontro persone che si sono affidate a sperimentazioni, ad esempio in campo oncologico, che non avevano nessun razionale secondo l’ Evidence Based Medicine. A quanto pare i medici inglesi hanno valutato la fondatezza di tali terapie. Comunque i genitori sarebbero stati disponibili a fare questo tentativo? E con quale sofferenza da parte del bambino? Forse è difficile dirlo…almeno per chi non lavora giornalmente in un reparto di rianimazione pediatrica.
    Anch’io ho lavorato in Rianimazione, ma non pediatrica. Per cui prima di affermare “verità assolute” su un caso clinico particolare, mi metto in attento ascolto di chi conosce dal di dento le problematiche scientifiche e umane in questo delicatissimo settore della Medicina.

  • Grazie Sara per il tuo contributo che mi appare lucido e che condivido totalmente. Da esso si evince il motivo per cui alla fine debba essere un medico, nella sua persona, a decidere come comportarsi. Un po’ come avviene per noi confessori. E chi rimane esterno e accumula teorie su teorie forse dovrebbe imparare a fidarsi di persone competenti e, nel caso di Sara come in quello di Alessandra, anche cattoliche. Grazie ancora!”

  • chiara

    Mi scusi mi può spiegare come la maternità di una dottoressa sia più vera della maternità di una madre?

  • Sandokan

    Questo è il comunicato che la Chiesa cattolica di Inghilterra e Galles ha emesso dopo la decisione della Corte Europea
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    “The decision made today by the European Court of Human Rights definitively ruling that baby Charlie Gard cannot undergo any further treatment is heartrending, most particularly for his parents and family.

    [La decisione presa oggi dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per fissare definitivamente che il bambino Charlie Gard non può subire alcun ulteriore trattamento è straziante, particolarmente per i suoi genitori e per la sua famiglia].

    “In this difficult case, all sides have sought to act with integrity and for Charlie’s good as they see it. Understandably, Charlie’s parents wish to do everything to save and improve Charlie’s life. We hope and pray that in the wake of this decision, they are able as a family to find peace over the coming days and weeks. We also encourage the Catholic community to pray for Charlie, his parents, and all those that have been caring for him.

    [In questo caso difficile, tutte le parti hanno cercato di agire con integrità e per il bene di Charlie, come esso appare loro. Comprensibilmente, i genitori di Charlie vogliono fare tutto per salvare e migliorare la vita di Charlie. Noi speriamo e preghiamo che a seguito di questa decisione, loro siano in grado di trovare la pace nei prossimi giorni e settimane. Incoraggiamo anche la comunità cattolica a pregare per Charlie, i suoi genitori e tutti coloro che si sono presi cura di lui.]

    “Sadly, prolonged terminal illness is part of the human condition. We should never act with the deliberate intention to end a human life, including the removal of nutrition and hydration so that death might be achieved. We do, sometimes, however, have to recognise the limitations of what can be done, while always acting humanely in the service of the sick person until the time of natural death occurs.”

    [Purtroppo, la malattia terminale prolungata è parte della condizione umana. Non dovremmo mai agire con l’intenzione deliberata di porre fine a una vita umana, compresa la rimozione dell’alimentazione e dell’idratazione in modo che la morte possa essere raggiunta. A volte, tuttavia, dobbiamo riconoscere i limiti di ciò che può essere fatto, sempre agendo umanamente al servizio della persona malata fino al momento della sua morte naturale.]

    ————————————-
    Questo comunicato della Chiesa d’Inghilterra dice quello che può dire.

    Ricorda i “principi” e riconosce che “tutte le parti hanno cercato di agire con integrità e per il bene di Charlie, come esso appare loro”. Naturalmente tutto questo non vuol dire che abbiano ragione tutti, ma che ci sono situazioni nella vita che non si possono valutare oggettivamente.

    Il giudizio che noi uomini diamo su fatti che osserviamo riduce, per forza di cose, la realtà a “casi morali”. E’ questo il limite del nostro modo di giudicare: di quello dei giudici dei tribunali così come delle frasi che riservo a mia moglie riguardo a come la nostra vicina di casa educa i suoi figli.

    Ai “casi morali” è più facile applicare i princìpi. Ma non tutti nella vita abbiamo le stesse opportunità e viviamo le stesse situazioni.

    Per questo Dio è un giudice giusto: perché sa ciò che noi non sappiamo, e quindi può guardare a fatti, che noi con i nostri giudizi abbiamo già risolto, con sguardo diverso.

  • Sandokan

    Quello che manca nel documento di Sgreccia è una frase del genere …

    “In questo caso difficile, tutte le parti hanno cercato di agire con integrità e per il bene di Charlie, come esso appare loro”.

  • Onda

    Bellissime e vere le parole del cardinale,anche il papa ieri ha espresso la sua opinione ed io credo e seguo la voce della chiesa che rappresenta degnamente noi cristiani e si schiera per la vita.Grazie Cireneo per averlo segnalato,molto bella ritengo l iniziativa dell ospedale BambinGesu disposto ad accogliere Charlie.Spero si risolva tutto bene e che la vita vinca sulla morte.Ecco cosa scrive il fatto quotidiano
    Papa Francesco: “Rispettare il desiderio dei genitori”. La Cei: “Gemelli e Bambin Gesù pronte ad accoglierlo”

    Dopo il tweet di venerdì, arriva anche una nota del pontefice con cui dice di essere al fianco del padre e della madre del bambino inglese di 10 mesi affetto da una sindrome rara

    di F. Q. 2 luglio 2017

    Aveva già parlato di Charlie senza citarlo scrivendo venerdì in un tweet “difendere la vita umana, soprattutto quando è ferita dalla malattia, è un impegno d’amore che Dio affida ad ogni uomo”. Ma oggi il Papa ha rotto gli indugi per invitare a rispettare il desiderio dei genitori del bambino di 10 mesi, colpito dalla sindrome da deperimento mitocondriale, per il quale i medici del Great Ormond Street Hospital di Londra dov’è ricoverato hanno deciso l’interruzione delle cure. “Il santo Padre segue con affetto e commozione la vicenda del piccolo Charlie Gard ed esprime la propria vicinanza ai suoi genitori. Per essi prega, auspicando che non si trascuri il loro desiderio di accompagnare e curare sino alla fine il proprio bimbo“, ha dichiarato questa sera il direttore della Sala Stampa Vaticana, Greg Burke. Al piccolo Charlie, colpito da una malattia classificata come incurabile, è stato deciso di staccare le macchine che lo assistono, ma i genitori Chris Gard e Connie Yates sono contrari e nei giorni scorsi è stato concesso loro ancora un po’ di tempo.

    La Chiesa si schiera dunque al fianco dei giovani genitori, al centro di una battaglia legale che li ha visti sconfitti. La coppia avrebbe voluto provare a sottoporre il figlio a una terapia sperimentale negli Stati Uniti, nell’estremo tentativo di salvarlo.

    Un invito alla famiglia è arrivato oggi anche dalla Cei. “Le strutture cattoliche, come il Gemelli o il Bambin Gesù, o altre strutture simili, sarebbero ben disposte ad accogliere questo fanciullo per potergli dare vita”, ha dichiarato don Carmine Arice, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Cei e membro della Pontificia commissione per le strutture sanitarie. “Mi chiedo – ha aggiunto il sacerdote – perché ci debbano essere dei luoghi nei quali, la vita quando è così fragile, non possa essere altrettanto curata e custodita?”. “Da parte della comunità cristiana non c’è solo una dichiarazione di solidarietà, c’è anche un intento concreto, per quanto permesso fare, di poter restare vicini a questa famiglia. E qualora chiedessero un aiuto più concreto, offrirlo” ha concluso. Infine, di Charlie ha voluto parlare nel corso dell’omelia anche il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei e arcivescovo di Perugia: “Penso alla vita fragilissima del piccolo Charlie Gard – ha detto – a cui va tutta la nostra attenzione, riflessione e preghiera. Come ha detto Papa Francesco ‘la vita si difende sempre anche quando è ferita dalla malattià. Non esiste una vita non degna di essere vissuta. Altrimenti è la ‘cultura della scarto’”.

  • Sandokan

    La grande differenza tra il mio giudizio e quello divino è che io giudico i fatti che conosco (con i limiti che ogni mia conoscenza ha), mentre Dio giudicherà le persone che conosce (senza alcun limite, per cui non ci sono giustificazioni). Noi giudichiamo il peccato, Dio giudica il peccatore. E se dal punto di vista del peccato Totò Riina si merita ergastoli e il Papa benedizioni, dal punto di vista del peccatore chi lo sa? Non hanno corso alla pari il Papa e Totò Riina, non hanno avuto la stessa vita, non hanno vissuto nella stessa famiglia, non hanno frequentato gli stessi ambienti.

  • chiara

    E intanto Charlie continua a vivere, alla faccia di quelli che lo vorrebbero morto.

  • Renato Pierri

    Commento offensivo.

  • giuseppe

    gentile don, noi tutti siamo competenti in vita e morte, non occorre aver studiato un bel niente per vedere un bambino che è vivo , non terminale, non soggetto ad accanimento terapeutico, cui verrà staccato il respiratore e morirà. spero che questa esperienza per lei disastrosa, dal punto di vista del consenso cui ambisce più di ogni altra cosa al mondo, le faccia capire qualche cosa, che la vita è più grande dei like e dell’ affidarsi agli esperti, che siano l’oms o medici che non sostengono la vita debole e indifesa.

  • UnCireneo

    “Naturalmente tutto questo non vuol dire che abbiano ragione tutti, ma che ci sono situazioni nella vita che non si possono valutare oggettivamente”.

    Il punto è che una decisione, spesso per non dire sempre, va presa. E anche l’inazione è una decisione. Azione e inazione hanno delle conseguenze. La valutazione può essere fatta in base al fine, al mezzo e alle circostanze. Il punto è che mai un’intenzione “buona” (porre fine alla sofferenza del bimbo) rende buono un comportamento scorretto.
    Come ricorda Sgreccia, l’inguaribilità non può mai essere confusa con l’incurabilità.

  • UnCireneo

    “Noi giudichiamo il peccato, Dio giudica il peccatore”.

    Non proprio.
    Nel valutare ciò che è peccato la Chiesa si basa sulle Sacre Scritture, Nuovo e Vecchio Testamento, cioè si basa sulla Parola di Dio.
    È Dio stesso che si è riservato essere il “metro assoluto” del bene e del male. Il peccato è compiuto sempre da un peccatore. Però, ed è qualcosa che non cessa mai di stupirmi, Cristo ha legato il giudizio divino a quello della Chiesa (ciò che legherete in Terra sarà legato in Cielo e ciò che scioglierete in Terra sarà sciolto in Cielo). Dunque, conta riconoscere Dio come fonte del vero bene, misurare alla Sua luce i nostri comportamenti, riconoscersi, se del caso, peccatori e chiedere perdono con cuore contrito.

  • giuseppe

    gentile Sandokan, la sua aggiunta non rispecchia affatto il contenuto del documento di Sgreccia, ma forse l’ ha formulata perché l’intervento l’ha colpita e non riesce a capacitarsi dell’ovvia conclusione, che il bene di Charlie non è stato affatto salvaguardato in questo caso.

  • UnCireneo

    Il problema di questi tempi, l’ennesimo, è il disporre della vita umana, giudicando da noi stessi ciò che può o non può essere vissuto, privando i genitori di qualsiasi decisione.

    Se il papà e la mamma di Charlie fossero state persone ricche, molto ricche, in grado di pagarsi le cure del piccolo, pensate che si sarebbe arrivato a questa situazione?
    Si sarebbe fatto come a casa Schumacher: si allestiva una bella stanza con i macchinari necessari, si pagavano inferiori e medici per avere terapie a casa e nessuno avrebbe avuto nulla da ridire.

    Questa non è una questione filosofica: ciò che è stato deciso rischia di essere la porta con cui si fa passare un principio pericoloso per i deboli, gli ultimi, gli scarti della società, i meno abbienti: l’uomo decide chi merita di vivere e come, nascondendo la realtà economica dietro un apparente pietismo.

    Non spetta all’uomo decidere chi vive e chi non vive, quale vita sia dignitosa e quale non lo sia. Ogni istante di vita di ogni singola persona può portare Gloria a Dio e agli altri uomini.

  • Sandokan

    No, mi riferivo a una frase che è presente nel comunicato che la Chiesa cattolica di Inghilterra e Galles ha emesso dopo la decisione della Corte Europea
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    “The decision made today by the European Court of Human Rights definitively ruling that baby Charlie Gard cannot undergo any further treatment is heartrending, most particularly for his parents and family.

    [La decisione presa oggi dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per fissare definitivamente che il bambino Charlie Gard non può subire alcun ulteriore trattamento è straziante, particolarmente per i suoi genitori e per la sua famiglia].

    “In this difficult case, all sides have sought to act with integrity and for Charlie’s good as they see it. Understandably, Charlie’s parents wish to do everything to save and improve Charlie’s life. We hope and pray that in the wake of this decision, they are able as a family to find peace over the coming days and weeks. We also encourage the Catholic community to pray for Charlie, his parents, and all those that have been caring for him.

    [In questo caso difficile, tutte le parti hanno cercato di agire con integrità e per il bene di Charlie, come esso appare loro. Comprensibilmente, i genitori di Charlie vogliono fare tutto per salvare e migliorare la vita di Charlie. Noi speriamo e preghiamo che a seguito di questa decisione, loro siano in grado di trovare la pace nei prossimi giorni e settimane. Incoraggiamo anche la comunità cattolica a pregare per Charlie, i suoi genitori e tutti coloro che si sono presi cura di lui.]

    “Sadly, prolonged terminal illness is part of the human condition. We should never act with the deliberate intention to end a human life, including the removal of nutrition and hydration so that death might be achieved. We do, sometimes, however, have to recognise the limitations of what can be done, while always acting humanely in the service of the sick person until the time of natural death occurs.”

    [Purtroppo, la malattia terminale prolungata è parte della condizione umana. Non dovremmo mai agire con l’intenzione deliberata di porre fine a una vita umana, compresa la rimozione dell’alimentazione e dell’idratazione in modo che la morte possa essere raggiunta. A volte, tuttavia, dobbiamo riconoscere i limiti di ciò che può essere fatto, sempre agendo umanamente al servizio della persona malata fino al momento della sua morte naturale.]

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    Questo comunicato della Chiesa d’Inghilterra dice quello che può dire.

    Ricorda i “principi” e riconosce che “tutte le parti hanno cercato di agire con integrità e per il bene di Charlie, come esso appare loro”. Naturalmente tutto questo non vuol dire che abbiano ragione tutti, ma che ci sono situazioni nella vita che non si possono valutare oggettivamente.

    Il giudizio che noi uomini diamo su fatti che osserviamo riduce, per forza di cose, la realtà a “casi morali”. E’ questo il limite del nostro modo di giudicare: di quello dei giudici dei tribunali così come delle frasi che riservo a mia moglie riguardo a come la nostra vicina di casa educa i suoi figli.

    Ai “casi morali” è più facile applicare i princìpi. Ma non tutti nella vita abbiamo le stesse opportunità e viviamo le stesse situazioni.

    Per questo Dio è un giudice giusto: perché sa ciò che noi non sappiamo, e quindi può guardare a fatti, che noi con i nostri giudizi abbiamo già risolto, con sguardo diverso.

  • Sandokan

    Io non lo so se il bene di Charlie è stato salvaguardato.

  • Sandokan

    Però nel comunicato della Chiesa cattolica di Inghilterra e Galles mi riconosco e invece nel discorso di Sgreccia – che ha come fondamento il convincimento che si è fatta “una gara, da parte di giudici e medici, volta ad assicurare la soluzione più rapida possibile al suo caso, mettendo a tacere ogni rigurgito di speranza dei genitori, così come ogni spiraglio di luce …” , convincimento passato come verità – mi pare si facciano illazioni.

  • Sandokan

    Questa cosal’avevo già scritta. Non so perché è finita sotto moderazione.

  • Sandokan

    Che cosa stupida. Chi lo vorrebbe morto?

  • Staff del blog

    Buonasera, è possibile che il commento di cui parla contenesse un link? Le risulta che qualche suo commento non sia stato pubblicato?

  • Sandokan

    Non hai capito UnCireneo. Se la Chiesa fosse capace di giudicare il peccatore, saprebbe chi è all’inferno e chi è in Cielo, e invece non lo sa.

  • Sandokan

    No, non aveva link. E’ che questa frase che ha commentato giuseppe era preceduta da un mio post in cui riportavo il comunicato della Chiesa cattolica d’Inghilterra e Galles. Comunque non importa, l’ho ricopiato qua sotto.

  • Sandokan

    Questa è una illazione che fai tu. La chiesa cattolica d’Inghilterra in un suo comunicato che ho riportato sopra ha scritto testualmente: “In questo caso difficile, tutte le parti hanno cercato di agire con integrità e per il bene di Charlie, come esso appare loro”. Saprà la Chiesa d’Inghilterra più di te o di Sgreccia su questo caso, o no?

  • Sandokan

    Purtroppo di quello che ho scritto non si è capito molto, perché metà commenti sono stati pubblicati e metà sono sotto moderazione. Comunque non importa, è troppo complicato ricostruire e non ho tempo. Penso si sia capito cosa voglio dire

  • Sandokan

    Sgreccia invece sostiene che si è fatta “una gara, da parte di giudici e medici, volta ad assicurare la soluzione più rapida possibile al suo caso, mettendo a tacere ogni rigurgito di speranza dei genitori, così come ogni spiraglio di luce …”. E’ Sgreccia che fonda i suoi discorsi su questa presunzione tutta sua. Noti la dissonanza di fondo tra Sgreccia e la chiesa cattolica d’Inghilterra? Da questa dissonanza i principi diventano per Sgreccia: “i medici sono criminali”. Sembra la conclusione del suo ragionamento e invece ne è la premessa. Invece gli stessi principi per la chiesa d’Inghilterra non si traducono in un’accusa verso nessuno.

  • Sandokan

    La Chiesa d’Inghilterra allora a chi da ragione e a chi torto? Non lo sa. Il che non vuol dire che hanno tutti ragione o tutti torto, vuol dire che non è capace di incasellare questa storia in un “caso morale” su cui applicare deterministicamente i suoi principi. Il bene e il male che c’è in questa storia lo deciderà Dio, che conosce i cuori. La Chiesa non può fare altro che ribadire i principi.

  • chiara

    Aspetta, aspetta, quindi mi sta dicendo che la corte europea dei diritti dell’uomo, e i medici di quel super ospedale, e quella dottoressa che ha scritto quella dissertazione sublime, vorrebbero togliere il ventilatore lasciandolo vivo? Ah, ma allora ditelo……che qui mica siamo tutti intelligentoni come voi, eh!!!!

  • Sandokan

    Vabbé Chiara, stammi bene.

  • chiara

    Mi dispiace sai se non sono alla vostra altezza. Spero che mi lascerete vivere lo stesso per questo! Stammi bene anche tu.

  • Staff del blog

    Non ci risultano commenti in moderazione

  • UnCireneo

    I piani sono almeno due.
    Il primo è quello su cui ti concentri tu. Il singolo caso. Che, come sempre, si presenta difficile (certamente a me) da valutare. Anche perchè il male sa ben nascondersi dietro argomenti di bene, come ci mostra il Vangelo delle tentazioni (Mt4) e come ci ha ricordato Grygiel in un articolo recente.
    Io di fronte a genitori che desiderano stare con il oro bambino fintanto che vive e medici che dicono di staccare le macchine e accelerarne la morte, sono dalla parte dei genitori.
    Sono per la vita, sempre e in qualsiasi caso.

    E poi c’è il secondo piano. Un precedente pericoloso, a mio avviso, che prende forma. Ed anche su questo piano, compito della Chiesa è indicare i pericoli.

    Il legame tra i due piani, a mio avviso, è il problema dei costi delle cure. Se ricordi, quando vennero trovate le prime terapie con farmaci antiretrovirali per il virus dell’HIV, terapie costose, solo i malati occidentali ne poterono beneficiare. Nei Paesi poveri semplicemente venivano lasciati morire. Oggi la situazione è peggiorata decisamente anche in Occidente.
    Non ti sembra un problema da valutare?

  • UnCireneo

    Io interpreto il ragionamento di Sgreccia in modo più ampio, alla luce del secondo piano che descrivevo sopra. Non afferma che i medici sono criminali.
    Il punto non sono i toni, pur importanti, che risentono sempre dell’umanità e dei limiti delle persone. Il punto è la sostanza. E di sostanza nei ragionamenti del cardinal Sgreccia, come in quelli di monsignor Negri che hanno suscitato tanto sconcerto, ce ne è tanta.

  • UnCireneo

    Di me, sicuramente. Di Sgreccia non so.
    Ultimamente mi trovo a meditare diverse affermazioni da parte di esponenti di spicco dell’episcopato cattolico che ritengo, a mio personale avviso, altamente ambigue e sconcertanti.

  • Corrado

    Non ho capito chi è che “accumula teorie su teorie”, don Mauro. Forse Sgreccia? Un Cireneo? I genitori di Charlie?

  • UnCireneo

    Credo di aver capito e di averti risposto.
    Ma evidentemente l’ho fatto male.
    La Chiesa indica il peccato. Se il peccatore si riconosce in quel peccato e si pente, la Misericordia di Dio offre il perdono tramite la Chiesa. Se il peccatore non si riconosce, la Chiesa non condanna ma certamente non scioglie il legaccio del peccato. Poi il giudizio ultimo è di Dio. Ma se la Chiesa non potesse dire nulla, torneremmo nell’ebraismo in cui ogni fedele ha un rapporto personale con Adonai e, in buona parte, nel protestantesimo. La Chiesa cattolica, almeno fino ad oggi, è qualche cosa di diverso.

  • Paolo

    Bene , abbiamo discusso credo pacificamente e ora credo sia giunta l’ora di trarre qualche conclusione da questa vicenda. Perchè altrimenti , mi si perdoni , parliamo di aria fritta no?Io cercherei , nell’ottica Cristiana dell’evitare di essere tiepidi ma fervorosi come dice Papa Francesco.Essere fervorosi è la cosa migliore , avere intensa e calorosa partecipazione affettiva.Volete farlo? Allora vorrei chiedere a chi pensa sia necessario e giusto e nell’ottica del bene del bambino di staccare la spina se si sente di farlo.Simbolicamente sia ben inteso. Perchè mi pare di aver capito che tutti si premuniscono dicendo che spetterebbe ai medici questo compito.grazie.

  • chiara

    Ma l’ha detto anche l’esimia dottoressa cristiana (cattolica, pardon), al capitolo ARGOMENTO SOCIALE della sua dissertazione, che è anche una questione di costi. Dunque di che vi scandalizzate?

  • UnCireneo

    Questo è il vero grande problema su cui i benpensanti del blog non si esprimono.
    Come nel caso dell’Eutanasia, si vuole aprire la strada affinché coloro che non hanno buone probabilità si sopravvivere, siano lasciati morire. A meno che non siano ricchi e possano pagarsi da soli le cure.
    E’ la tesi di Peter Singer e anche di qualche simpatico sterminatore del secolo scorso…

  • chiara

    Ma quella ha ricevuto gli elogi della creme della creme dell’ Opus. Mi pare ovvio che sul Blog nessuno si esprima.

  • chiara

    Comunque c’è una falla nel ragionamento della dottoressa cattolica. Io sono certa che Charlie andrebbe dritto in Paradiso. Ma se io mi trovassi nella stessa condizione fisica non so dove andrei se mi staccassero il ventilatore…quindi magari potrei cercare di espiare ancora qualche peccato sulla terra. A meno che non vogliate mandarmi subito all’inferno

  • UnCireneo

    “Quella” è un termine brutto. E’ una persona che ha espresso legittimamente le sue idee.
    Io mi sono espresso segnalando i punti più problematici del suo ragionamento (ma non sono dell’Opus!).
    E poi, ci dice il Vangelo, bisogna sempre vigilare con particolare attenzione quando il mondo ti osanna. C’è qualcosa che non va, per un credente…

  • Onda

    Concordo con Cireneo è un problema di costi ed anche politico in un certo senso,mantenere questi ammalati negli ospedali costa.Chiara io sono tra le poche persone che scrivono sul blog che ho scritto contro l eutanasia per Charlie,anche nell altro post.Io sono come Cireneo per la vita,non appoggio nessuno

  • chiara

    Guarda forse è meglio che non scriva quello che penso. Paradossalmente io credo che nelle situazioni occorra trovarcisi e se io avessi un figlio tra indicibile sofferenze fisiche non posso assolutamente assicurare che non vorrei che cessasse di soffrire. Ma quando uno mi dice che “tecnicamente togliere il ventilatore non significa togliere l’ossigeno ma il macchinario che fa entrare l’aria in cui è contenuto l’ossigeno”…beh, mi dispiace ma io non riesco a portare rispetto per questa persona.

  • chiara

    Ciao Onda, ho notato questa cosa e ti apprezzo molto per quello che hai fatto.

  • Onda

    Grazie,Chiara

  • UnCireneo

    Lì esprime un concetto tecnico facendo una forzatura che spesso facciamo quando vogliamo “scaricarci” la coscienza.
    La tua osservazione l’ho posta anche io alla dottoressa, senza ricevere risposta.
    E se su quel lettino ci fosse suo figlio?
    E’ il più classico dei dilemmi morali che si fanno agli studenti nella aule di filosofia morale.
    Saresti disposto a far morire una persona per salvarne 100? Alla presumile risposta affermativa segue la domanda: E se quella persona fosse tuo figlio, faresti la medesima scelta?

  • chiara

    Ma sì ma poi ho visto che è solo una specializzanda, non dovrebbe nemmeno esporsi in questa maniera. Ma mi pare chiaro che sia stata spinta a farlo e che abbia le spalle ben coperte, altrimenti non si spiegherebbe tutto questo clamore.

  • Renato Pierri

    Chiara, mi scusi, ma lei si è espressa in maniera sbagliata, offensiva. Non si vuole la morte del piccolo, si vuole che il piccolo non continui a soffrire inutilmente, giacché se ne prevede entro breve termine la morte. La morte diventa il mezzo brutto, terribile, ma necessario, non il fine.

  • @@disqus_MBmTSX3aXG:disqus “Ma quella ha ricevuto gli elogi della creme della creme dell’ Opus. Mi pare ovvio che sul Blog nessuno si esprima.”

    Ho l’impressione che lei conosca davvero poco il nostro blog.

  • Sandokan

    Ma chi ha mai detto che non può dire nulla? Solo che non può dire ai medici inglesi che stanno peccando, perché non sa se stanno peccando. E non può, in base a congetture, accusare i medici inglesi di agire per liberare un posto letto.

  • Staff del blog

    Le chiediamo di utilizzare dei toni meno polemici e meno provocatori. È pregata di prendere visione del regolamento prima di commentare sul blog https://mauroleonardi.it/regolamento/

  • Staff del blog

    Le chiediamo di utilizzare dei toni meno polemici e meno provocatori. È pregata di prendere visione del regolamento prima di commentare sul blog https://mauroleonardi.it/regolamento/ grazie

  • chiara

    Gentili signori, non saprei come dirvi che i vostri ammonimenti non mi interessano. Diversamente da altri, questo Blog non è la mia massima ragione di vita né mi viene in tasca nulla a scriverci sopra, quindi se permettete scrivo quello che pare a me e non quello che piace a voi. Se non vi sta bene fate come tutte le persone che hanno un blog e che non vogliono contraddittorio e che tengono chiusi i loro post ai commenti. Mi sembra molto semplice come soluzione. Sta a vedere che se io ho mio figlio malato al quale dicono che la soluzione unica e migliore per lui è staccargli il macchinario che lo mantiene in vita, io mi preoccupo di non urtare la sensibilità del medico che si sente tradito nella sua fiducia. Certo, perché io devo lasciare che stacchino la spina a mio figlio così, sulla fiducia, perché della gente deve tenerci un Blog sopra spiegando che è il medico alla fine che decide della vita e della morte e magari c’è una specializzanda alle prime armi a cui qualcuno ha deciso di far fare carriera.

  • UnCireneo

    Mi fa piacere Onda che la pensiamo allo stesso modo.
    Ciao

  • Onda

    Si io soffro per quel bambino,come ho sofferto per Luana ed ogni persona a cui viene tolta ogni possibilità di restare in vita,eliminare una vita qualunque essa sia,è per me un esecuzione,una pena di morte.Staro molto male se Charlie verrà eliminato,piango se penso a lui.Cireneo io sono cosi,non so essere indifferente al dolore degli altri,mentre a questo mondo bisognerebbe essere cinici ed insensibili,Gesu lo accoglierà tra le sue braccia,penso ai suoi genitori che l hanno amato tanto per com è.Ciao hai un cuore grande,uno tra i pochi qua sul blog.Tvb

  • Staff del blog

    Buongiorno, tanti suoi commenti finiscono in approvazione perché spesso la punteggiatura che usa (“parola.parola”) confonde il sistema che lo segnala come link. Per evitare che succeda dovrebbe mettere uno spazio dopo ogni punto (parola.spazioparola). Rimaniamo a sua disposizione per ulteriori chiarimenti

  • Onda

    Chiedo scusa staro attenta, grazie staff,gentilissimi

  • Iris

    Buongiorno a tutti, vorrei solo condividere qualche riflessione e poi tacerò. Ho vissuto da vicino situazioni drammatiche in cui ai genitori veniva comunicato che il proprio figlio, dopo tutte le terapie necessarie e possibili, viveva grazie ad un respiratore artificiale. Non erano casi come quelli del piccolo Charlie, si trattava di traumi cranici dovuti a incidenti, ma questi giovani, di cui porterò sempre nel cuore il sorriso, erano in vita, cioè respiravano, grazie a una macchina. Ricordo la decisione di donare gli organi, e ringrazio Dio, nella mia vigliaccheria, di non essere stata lì prima che li portassero in sala operatoria per l’espianto:mio figlio c’era a salutare l’amico e da qual giorno la sua vita è cambiata, in peggio. Esiste una leggere morale, la legge di Dio, ma questo discutere tra laici e cristiani, tra cristiani, mi amareggia. Come genitore farei tutto il possibile per tenere in vita un figlio, ma se la sua è una vita artificiale, si può definire vita? Chi stabilisce il confine tra cura e accanimento terapeutico? La legge di Dio? O gli uomini che la interpretano? Come non ricordare quando ai suicidi, per fare un esempio, veniva negata anche la benedizione dagli uomini di Dio, che poi hanno cambiato orientamento? Tutto questo sottilizzare tra incurabile o inguaribile: mia nonna, malata di cancro, rifiutò le cure, accettò solo la terapia palliativa del dolore, ovviamente contro il parere dei medici che sentivano il dovere di intervenire. Qualcuno mi ha detto: tua nonna era vecchia. E allora? Mentre scrivo mi torna in mente lei che cacciava i medici, le suore e si faceva riportare a casa, mi tornano in mente quei ragazzi dietro il vetro con lo stantuffo che pompava aria nei loro polmoni, e non riesco a smettere di piangere perchè la vita, la morta ,la malattia diventano oggetti di speculazioni, dibattiti, sottigliezze giuridiche o teologiche. Fermo restando il diritto dei genitori di portare il piccolino a casa sua, o negli USA o in qualsiasi posto dove trovare pace fino all’ultimo.

  • Onda

    Come mai don Mauro oggi entri in contraddizione con te stesso?Ecco cosa scrivevi sull eutanasia in Belgio di un bambino nel settembre 2016
    EUTANASIA BAMBINO IN BELGIO/ Accade quando rubiamo il posto a Dio

    Mauro Leonardi
    Dal Belgio arriva la notizia che un minore ha ricevuto l’eutanasia. Ma chi ha il diritto di decidere che una vita non può essere vissuta fino all’ultimo? Il commento di MAURO LEONARDI

    Pubblicazione: domenica 18 settembre 2016

    Il quotidiano fiammingo Het Nieuwsblad racconta che nei giorni scorsi c’è stato in Belgio il primo caso di eutanasia su un minore; è il primo al mondo perché il Belgio è il primo — e finora unico — stato ad aver approvato una legge che lo consente. Il giornale sottolinea che il fatto è avvenuto nel silenzio e nella discrezione più assoluta. Mancano infatti tutti i dettagli sia sull’età (ma pare essere di 12 anni) che sulla malattia del minore.

    Di tutta la notizia, di per sé drammatica, questo è l’aspetto più raggelante. Siamo un mondo strano. Siamo gente strana. Difendiamo in modo assoluto il diritto alla privacy di una persona con mille leggi, regole e sanzioni, ma non sappiamo difenderne la vita. Questo bambino è morto per mano nostra ma ne difendiamo la privacy. Forse, inconsciamente, senza nome e senza storia ci sembra meno persona, meno bambino, meno vita? Ma un bambino è un bambino anche senza nome

  • Onda

    Don Mauro ecco per intero l articolo
    Il quotidiano fiammingo Het Nieuwsblad racconta che nei giorni scorsi c’è stato in Belgio il primo caso di eutanasia su un minore; è il primo al mondo perché il Belgio è il primo – e finora unico – stato ad aver approvato una legge che lo consente. Il giornale sottolinea che il fatto è avvenuto nel silenzio e nella discrezione più assoluta. Mancano infatti tutti i dettagli sia sull’età che sulla malattia del minore.
    Di tutta la notizia, di per sé drammatica, questo è l’aspetto più raggelante. Siamo un mondo strano. Siamo gente strana. Difendiamo in modo assoluto il diritto alla privacy di una persona con mille leggi, regole e sanzioni, ma non sappiamo difenderne la vita. Questo bambino è morto per mano nostra ma ne difendiamo la privacy. Forse, inconsciamente, senza nome e senza storia ci sembra meno persona, meno bambino, meno vita? Ma un bambino è un bambino anche senza nome.
    Era in fase terminale. Questo prevede la legge: fase terminale. Cioè sarebbe morto comunque. Come ciascuno di noi. Che moriremo tutti. Chissà quanto soffriva perché i suoi genitori siano giunti ad aver preso questa decisione in qualche modo assieme con lui. Perché la legge specifica che anche il minore deve esprimere “una forma di consenso”. Chissà cosa pensano ora, dopo aver applicato l’eutanasia, (“dopo averlo ucciso” non sono riuscito a scriverlo). Gli adulti coinvolti sono tanti. Papà. Mamma. Pediatra di base. Medici vari.
    Il bambino, malato terminale, non possiamo dire che sia adulto perché è ancora di più: lo trattiamo come Dio. Gli facciamo scegliere se vuole morire. Però non deve essere depresso. Perché se è depresso la sua decisione non è pienamente libera. Cioè abbiamo un bambino malato terminale cui i genitori chiedono se acconsente all’eutanasia ma non deve essere depresso: deve essere lucido e sereno. Questa tragica follia – con l’aggiunta del valore della privacy che diviene valore fondante – si tinge dei colori del delirio. Lo so, non ho un figlio e non ho un figlio malato terminale ma vivo anch’io e quindi sulla vita posso dire la mia. Che dignità ha la vita?
    Fino a quale livello di dolore e di respiro è degna? Terminale che vuol dire? Quanti minuti di vita devo avere ancora per poter decidere di non viverli? Sono domande cui nessuno di noi può rispondere, solo Dio appunto. Non che un adulto possa “fare” Dio ma che lo si chieda a un bambino è proprio un ossimoro. Perché Dio è quello che stringe la mano all’uomo e l’uomo, che è bambino, è quello la cui mano è stretta. Lo dice anche la foto che molti siti hanno scelto per raffigurare la notizia. Una manina con dei tubicini e cerotti che viene stretta da una mano adulta. Perché non mettere le due mani separate o la manina sola? Perché non ce la facciamo proprio. Perché la verità se non la puoi immaginare, guardare, raffigurare, non la puoi neanche “fare”, vivere. Perché siamo fatti per custodirci. Fino alla fine, fino a tutta la vita. Siamo fatti di vita, fino alla fine.

    Di Don Mauro Leonardi

    Articolo tratto da IlSussidiario

  • Dodò

    Sono due storie completamente diverse. Charlie ha danni celebrali incompatibili con la vita. Vive perché è attaccato alle macchine. Il belga era continuamente sedato perché soffriva troppo

  • Onda

    Lo porteranno in Italia credo al Bambin Gesu,anche Trump ha offerto ospitalità in Usa,devono essere i genitori a decidere non un tribunale.

  • Betulla

    Mi spieghi, cos’hanno di diverso?

  • Betulla

    Eh si, è proprio cosi.

  • Onda

    Staff ho bloccato Dodo senza accorgermene,non leggo i suoi post,potete sbloccarla?Come si fa?

  • Mi dispiace che anche Trump si butti a pesce per strumentalizzare per finalità politica la vita e la sofferenza di questo povero bambino

  • Onda

    In effetti si fine politico direi

  • Staff del blog

    Localizzi il suo nome subito sotto il post, prima di “Partecipa alla discussione”. A sinistra del nome c’è una freccetta nera, la schiacci e trovi la voce “modifica le impostazioni”. Si aprirà una pagina dove a sinistra ci saranno tanti pannelli: selezioni quello che si chiama “Blocking”. Troverà tutti gli utenti che ha bloccato e, a lato, un bottone blu per sbloccarli. Ci faccia sapere

  • Onda

    Sempre eutanasia era,non mi pare ci fosse nulla di diverso

  • Onda

    Pero si deve toccare la freccia bianca sulla sinistra dove c è scritto Account per trovare blocking,questo passaggio avevate saltato,grazie mille ce l ho fatta!

  • Onda

    http://www.citizengo.org/en/lf/71800-petition-save-charlie-gard-10-month-old-sentenced-death-london-hospital
    C è questa petizione per chi desidera dire no all eutanasia di Charlie

  • Betulla

    Ho seguito tutti i tuoi interventi. Come sempre, ineccepibile.