Le Lettere di Alex – Uno sguardo tenero, affettuoso e sereno (ma timido) della Chiesa alle relazioni omosessuali

20 Giu 2017   •   Blog  •  Le Lettere di Alex  •  Lettere

Sergio è il nickname di una persona omosessuale che ha già scritto sul blogDa giugno del 2017 ha cambiato nickname in Alex

Caro don Mauro,

per noi persone omosessuali, nella Chiesa cattolica dopo l’affermazione: “Dio ti ama così come sei” finalmente non ci sono più dei “se” e dei “ma” pesanti come macigni. Finalmente le diversità non sono più profanate: non sono più incasellate in rigide differenze. Dio crea le prime con le loro sfumature, l’uomo impone le seconde con rigidi steccati. Queste sfumature vengono documentate nell’esortazione apostolica Amoris Laetitia (AL) resa pubblica l’8 Aprile 2016 al termine del sinodo sulla famiglia. E’ una lettura che va assolutamente fatta da parte di chi si interroga sull’amore, sulla famiglia e sul sesso: contiene in sé l’attesa rivoluzione di uno sguardo della Chiesa umano e incarnato – e per questo anche divino in senso cristiano – sulle realtà e sulle situazioni affettive presenti in questa vita creata da Dio su questa terra. “Non mi riferisco solo ai divorziati che vivono una nuova unione, ma a tutti, in qualunque situazione si trovino” (AL 297). Chi interpreta non lo fa semplicemente applicando un’analogia, ma perché in modo esplicito, con un criterio generale, il Papa comprende tutte le situazioni.

Dal punto 250 in poi, AL mi ricorda che il sogno di Dio nel quale sono nato e cresciuto è la famiglia con un papà e una mamma. Lo stesso sogno benedetto nella Bibbia attraverso il quale si genera, cresce e si plasma la vita sulla terra. Dio solo sa quanto valore ha per me il fatto che questo sogno, nella mia famiglia, sia rimasto indissolubile e sia pertanto una realtà apportatrice di sicurezza, felicità e amore. Io non posso che testimoniarne e proclamarne la ricchezza e l’importanza immensa per la mia vita e per la vita di ogni essere umano. E’ per questo che sono convinto che un’unione tra persone omosessuali non ha “analogie neppure remote” (AL 251) con il “disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia”. I termini sono precisi ed inequivocabili: sul matrimonio e la famiglia, non sull’amore e la vita di coppia. Ogni omosessuale di buon senso e con un percorso serio di accettazione alle spalle sa bene che il mito dell’uguaglianza è pericoloso, ma soprattutto irrazionale e riconosce ed abbraccia la sua inevitabile diversità che la vita gli ha assegnato non nell’amore, ma certamente nella possibilità di sposarsi e procreare.

Disegno divino su matrimonio e famiglia non è dunque disegno divino tout court, che invece abbraccia eccome la varietà della natura da Lui creata, la quale esprime forme di amore non per forza rispondenti a queste due realtà sociali e sessuali. La natura e gli eventi della vita esprimono forme di amore che il documento chiama “irregolari”, ma che meno infelicemente potrebbero essere definite “non ideali”.

Non siamo matrimonio e famiglia e non certo per nostra scelta, ma siamo capaci di relazioni d’amore e questo ci basta per stare nel disegno di Dio. Se la vita per noi non ha voluto il matrimonio e ci ha messo alla “periferia” (AL 312) della principale cellula sociale, è periferia solo per gli uomini. Lui invece offre una misericordia “immeritata, incondizionata e gratuita” (AL 296 e 297). Nel Suo cuore, che abbraccia la vastità e la varietà dei disegni di amore e di buona volontà di ogni uomo, noi persone LGBT non restiamo in periferia. E’ per questo che dovremmo aspettarci accoglienza pura e amore incondizionato più nella Chiesa che nella società.

Che tenerezza questa Chiesa che, come un lattante alla scoperta della vita, dischiude lentamente gli occhi, acuisce a mano a mano i suoi organi percettivi, pian pianino si accorge dell’essere umano e impara a riconoscerlo così come gli si presenta (sì esatto, c’è un filo d’ironia! NdA). Una Chiesa che volge lo sguardo all’incarnazione dalla quale è nata e offre una pastorale che finalmente ha scoperto l’unicità e la concretezza di ogni singola situazione affettiva reale. Quando questa è “irregolare” (AL 296), diversa cioè da ciò che insegna la Chiesa, ha delle pecche: comporta un peccato e non va di certo ostentata o imposta (AL 297), ma non potrà mai più essere qualcosa da trattare col giustizialismo del “bianco o nero” (AL 305) o con un’aprioristica “morale fredda da scrivania” (AL 312). “Non è più possibile dire che tutti coloro che si trovano in qualche situazione cosiddetta “irregolare” vivano in stato di peccato mortale, privi della grazia santificante” (AL 301). Mi sembra di sentire Gesù che dice “Chi poi dice al fratello: “stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna” (Mt 5,22). Per una una situazione “particolare” occorre un discernimento senza valutazioni predeterminate, ma fatto di “ascolto”, di “tenerezza” e di “affetto e serenità” (AL 312). Proprio così, ascolto, tenerezza, affetto e serenità: parole che sono un balsamo quando vengono messe in pratica. Parole che, come Gesù, sono favorevoli all’elasticità della vita e non alla rigidità del “sabato”.

La dottrina si sta sviluppando nel seno di una pastorale sempre più convertita. Forse grazie a quei dubbi che i discepoli hanno avuto numerose volte, persino quando hanno visto il Signore risorto ascendere al cielo (Mt 28,17). Gli stessi dubbi di chi sente una profonda differenza tra ciò che gli dice la coscienza sul bisogno di amare ed essere amato, e ciò che dice la consuetudine, la tradizione, la dottrina. Che furono le cose per le quali Gesù è stato torturato e appeso in croce, ricordiamolo. I dubbi sono dei discepoli, le ferree certezze “bianco o nero” sono dei fanatici. I dubbi aprono all’ascolto rispettoso, “tenero, affettuoso e sereno”. Le certezze invece chiudono, sono illusorie per chi le ha e a volte letali per chi le subisce. Soprattutto quando sono “pietre morte” (AL 49) lanciate da “cuori chiusi” (AL 305). Forse questi santi dubbi hanno iniziato a lavorare nella storia della Chiesa, che si spera si renderà conto che distinguere l’atto dalla persona non ha senso quando l’“atto” in questione è semmai “relazione”. Relazione perché riguarda più che mai un aspetto fondante dell’identità, dell’essere, del progettare, del vincere la solitudine, del creare unione e solidarietà: della letizia dell’amore. Solo la paura rende l’amore imperfetto, non le distinzioni umane. Questo amore, così potente e vario, che da Dio è creato e rinnovato nelle sue diversità, ma dagli uomini è incasellato e impoverito nelle differenze.

Uno dei dilemmi che più di tutti mi teneva tragicamente a disagio e fuori dal mondo era questo: «se io esisto in natura, come sarebbe a dire che i miei “atti” sessuali sono “contro natura”?» Uno dei cliché con cui i confessori più frequentemente sferravano il colpo di grazia era che anche l’alcol esiste in natura, ma l’alcolista deve impegnarsi a non bere oppure anche la pedofilia o l’animalismo esistono nella realtà umana, ma vanno curati. Sbigottito, non riuscivo nemmeno a comprendere io stesso cosa mi lasciasse tanto attonito, ma poi l’afferravo. Era l’incapacità dei confessori di avere quell’ascolto tenero, affettuoso e sereno a cui ora sono chiamati. L’incapacità di comprendere una cosa che ritenevo fosse sottintesa nel mio discorso: l’amore. Quando provavo a ribattere timidamente chiamando in causa il sentimento che accompagnava il mio “atto” e chiamavo il mio atto “relazione”, il cliché successivo era la prospettiva della croce quale rinuncia a questo sentimento “contrario alle leggi di Dio”. «Ho nel cuore le leggi di quale Dio?» A quel punto ero totalmente incartato in una contraddizione assurda: «Dio è amore con dei “se” e dei “ma”?» «Devo crocifiggere il mio amore per seguire Cristo che però mi ha comandato l’amore?» “La via è stretta”, “non entrerai nel regno di Dio”, più un pizzico di “psicopatologia” e di “satana” qua e là e il risultato è stato anni e anni di relazioni distrutte dall’insicurezza più terrificante e dalla clandestinità più buia, seguiti da anni di disimpegno affettivo e di progressivo allontanamento dalla Chiesa. Una pastorale mortifera, anche se io fortunatamente sono ancora vivo, ma c’è chi non lo è più. Basta vedere il film tratto da una storia vera “Prayers for Bobby” (nel link, la testimonianza di Mary Griffith, assolutamente da vedere).

L’Amoris Laetitia oggi invece mi fa capire che i cliché predefiniti non sono lo sguardo di Gesù. Mi fa capire che questi pastori abusavano del loro mandato, che non era di sostituirsi alla mia coscienza (intimandomi, ad esempio, in confessione di lasciare il ragazzo che amavo), ma di illuminarla (AL 303) nelle sue fragilità e imperfezioni, aiutandomi a fare “il bene possibile” (AL 308).

Di certo dopo Amoris Laetitia non è più tollerabile che tanti agguerriti “difensori della legge” vogliano ridurre la funzione di Dio a quella di un arcigno guardiano degli orifizi. Credo che Dio guadagni molto in immagine trasformandosi da una “verità” che assomiglia ad un pene inserito in una vagina, ad una verità di Padre che imprime, nella Sua creazione, un marchio caratteristico: la diversità dei suoi figli a cui dona vita e amore come vuole. Se fosse questa “la verità”?

Chissà quando, con questo “ascolto tenero, sereno e affettuoso” che promette l’Amoris Laetitia, un giorno anche la mia Chiesa riumanizzata scoprirà che l’amore omosessuale è la prova tangibile che il motore principale dell’universo è talmente potente, sorprendente e senza confini da riversarsi e manifestarsi come vuole nelle donne e negli uomini. E’ il segno di contraddizione che ci mette alla prova per vederci uniti in un solo amore e per saggiare quanto siamo in grado di vivificare con lo spirito e attenti a non uccidere con la lettera (2Cor 3,6).

Amoris Laetitia ovviamente non deve far abbassare la guardia a noi cattolici omosessuali, ma al contrario deve toglierci il bavaglio dalla bocca, deve risvegliarci nelle nostre esigenze pastorali, deve unirci per spingerci a chiedere ai vescovi che questo ascolto venga realmente inaugurato. Amoris Laetitia può permetterci di esprimere a laici e consacrati cattolici i sentimenti della nostra condizione. “Particolare”, “irregolare”, non ideale, diversa, atipica, insolita, inusuale, minoritaria, appartenente alla varietà di condizioni e situazioni affettive della vita sulla terra. Non del mondo delle idee.

La storica richiesta di perdono ai gay del Papa da parte dei cristiani implica, come ogni richiesta di scuse, un progressivo ed intimo cambiamento, a meno di non risultare un’ipocrisia. La valorizzazione del “bene possibile” nelle situazioni “irregolari” (che tradurrei con “non ideali”) è la via del cambiamento. La civiltà cattolica – che ha superato le sue posizioni sulla schiavitù, sul ruolo della donna, sull’antisemitismo, sul matrimonio misto, sul rapporto con la scienza, con le altre religioni e su tante ingiustizie sociali e querelle ereditate dalla tradizione – è l’unica realtà che rischia di ostacolare o rallentare questo cambiamento verso la piena comprensione e l’istituzione di una liturgia di benedizione delle unioni omosessuali. Dopo Amoris Laetitia non è più il caso di strapparsi le vesti.

Con ascolto, tenerezza, affetto e serenità,

Sergio.

  • Ciro

    Buon giorno Sergio. Ottimo pezzo davvero su cui ci si trova naturalmente in sintonia su molti aspetti. Verità ineludibile è che Dio ci ama senza condizioni…nessuno escluso. Su un punto sono francamente in disaccordo e cioé quando pardi dei “difensori della legge” che vogliano ridurre la funzione di Dio a quella di un arcigno guardiano degli orifizi. A mio avviso la metafora impatta non già su improbabili arcigni guardiani ma, più semplicemente,sul deposito magisteriale di Santa Madre Chiesa. Il CCC che ne è sintesi meravigliosa, al riguardo chiarisce con dovizia.

  • renato pierri

    Gentile signor Sergio, se me ne fa un riassunto, la leggo con piacere…

  • Mi è piaciuta la foto… commento solo con un permesso esplicito di don Mauro.

  • @ Sergio Fumagalli

    Grazie Sergio Fumagalli.
    Per il momento è preferibile che tu entri in dialogo con questa Lettera di “Sergio” attraverso una tua “Lettera di don Sergio”. In questo modo si crea una forma di dialogo anche se non ravvicinato: come tu vai sulla sua Lettera a leggere, così lui può venire sulla tua. Desidero prendere questa misura prudenziale temporanea per evitare ferite ed arrabbiature da parte di tutti.
    Le persone omosessuali cristiane sono spesso molto ferite. Riporto qui il pezzo di una mail in proposito che mi è giunta qualche giorno fa (e che pubblico con il permesso dell’autore che rimane anonimo) che credo renda l’idea di quanto affermo.

    “Don Mauro, anche se sul tuo blog c’è decisamente tanta accoglienza e sostegno, mi sono accorto che su questo argomento [omosessualità e chiesa cattolica, ndr] in me c’è tanta sofferenza che pure un solo cenno di disapprovazione e di messa in discussione mi ferisce e spesso ci vedo dietro un disprezzo che mi atterra. È ovviamente un segno di debolezza e di immaturità, lo riconosco. Il conflitto interiore che c’è tra la mia verità sul mio amore e il timore di non aver compreso e accettato la dottrina cattolica mi dilania e quando mi esprimo con le mie opinioni ed i miei sentimenti in un conteso religioso, lo scrupolo di insegnare male e di essere eretico mi sale a mille…forse già ho fatto un grande passo in avanti riuscendo a togliermi dalla testa l’ossessione di essere dannato all’inferno, per questo non riesco a sopportare l’inferno dei tanti fedeli che sottolineano l’errore in ciò di cui avrei più bisogno: del mio amore”

    Grazie a tutti per questo passo di comprensione che chiedo.

  • Credo che Amoris Laetitia chieda alle persone omosessuali di attendere ancora, di avere pazienza e misericordia nei confronti dei loro pastori. C’è una tensione nella Chiesa, e una piccola, lenta, maturazione si può anche intravedere in alcuni passaggi; qualcosa in più è pure lecito sperarlo di riflesso, guardando al testo nel suo complesso.

    Bisogna ammettere tuttavia che sarà un’attesa ancora lunga.. Un’attesa che invoca un rinnovato impegno, un ritrovare lo slancio, la motivazione. Non è facile rimettersi in marcia, dobbiamo guardare in faccia alla realtà. Eppure, nel futuro, le coppie omosessuali dovranno continuare tenacemente a portare ai loro pastori la testimonianza della propria vita di fede e d’amore, per favorire una presa di co scienza della Chiesa[15]. E dovranno darsi il tempo d’approfondire con calma questo testo, per scorgervi le parti che parlano anche a loro e ai loro amori. Un testo le cui potenzialità saranno chiare – se ve ne sono – solo nel tempo, a mano a mano che emergeranno gli aspetti di novità – se ve ne sono – e le eventuali conseguenze inintenzionali che l’approccio proposto dall’esortazione può generare. Bravo Sergio mi è piaciuta molto questa lettera che ritengo vera,chiara sincera.Grazie di cuore

  • MaryWhite

    Sergio la lettera è un po’ lunga ma siccome anch’io non ho il dono della sintesi ti capisco. Hai tirato fuori molte cose, interessante è il discorso sulla confessione che obiettivamente rimane sempre un po’ spinoso da affrontare. Essendo una “pratica” in cui si parla di cose molto intime è facile rimanere feriti o scottati. Ti capisco perché anche a me è capitato di trovarmi in situazioni “particolari”, io poi vengo da un tipo di formazione in cui sono sempre stata abituata adi esaminarmi con molta attenzione e dovizia, per mio temperamento poi sconfino spesso nello scrupolo morale che per anni è stato un vero tormento (ora sono molto migliorata). Ciononostante devo dire che quando vado da confessori che hanno un approccio più “dolce” (potremmo dire “inclusivo”) c’è sempre qualcosa che sento che stona, che non mi fa sentire in pace, soprattutto per quanto riguarda la Comunione. Che dire….”problemi” di noi cattolici, se fossi nata e cresciuta con una mentalità diversa forse non li avrei avuti eppure nonostante tutto non vorrei avere avuto una formazione diversa (in questo l’OD mi ha lasciato un’impronta indelebile) perché quando comunque conosci e vedi le cose nella loro chiarezza volenti o nolenti poi nulla ti può più distogliere o ingaannare o si può sostituire. Scusa queste strane parole forse un po’ confuse…Un saluto

  • Luca Vaccaro

    “Per noi persone omosessuali”…
    Non puoi, Sergio, riunire le persone omosessuali in un unica categoria, come se la pensassimo tutti come la pensi tu.

    Non entro nelle questioni interne di voi cristiani, ma io dubito che la nostra condizione sia “naturale”. Credo si piuttosto l’esito di una storia difficile da raccontare.

    Non pretendo che tu, Sergio, la pensi come me. Ma ti chiedo di tener presente che c’è qualcuno che la pensa in modo diverso da te. Da omosessuale.

    Il nostro problema è che, per le nostre difficili storie, non riusciamo a vivere una amicizia che non sia erotizzata. Forse perché abbiamo TROPPO bisogno di amore?
    Il mio cammino è quello di togliere questo troppo e cercare di cercare il GIUSTO amore. Di sublimare l’eros nell’amicizia.
    Non voglio giudicare chi non segue questo stesso cammino.
    Ma a me sembra quello giusto, l’unico veramente liberatore.

  • Ciro

    @ Luca. Questo tuo commento mi tocca intimamente. Quando dici:” credo sia piuttosto l’esito di una storia difficile da raccontare” dici qualcosa che sfonda il guscio del caso di specie, per proiettarsi su un livello di verità lampante e che accumuna tutti. Una “storia difficile da raccontare” è il profilo di tantissime vite….orfani, vedovi, solitudine, sopraffazione fisico-psichica, insussistenza di mezzi economici, discriminati per sesso o etnia, ecc. Se partisimo da questa esperienza comune, avremmo tutti un passepartout che dia sulla strada di un dialogo tra buoni inenditori…

  • MaryWhite

    Luca penso che Sergio dica “noi omosessuali” nello stesso modo in cui tu dici sempre “voi cristiani”. Tu non sei cristiano quindi indichi quelli che lo sono con “voi cristiani” (usi questa categoria), lui è omosessuale quindi si identifica nel “noi omosessuali”. Più o meno facciamo un po’ tutti così.

  • Betulla

    Sergio, francamente, io sento a pelle un sottile aggressività. Quando percepisco questa disposizione da un’altra persona( chiunque esso sia) mi rendo subito conto che la stessa non vuole dialogare ma imporre un suo punto di vista, a tutti i costi. Forse non saranno state le tue intenzioni, ma io l’ho percepito cosi, quindi non continuerò questa conversazione. Ciao.

  • Betulla

    Luca, apprezzo molto, la tua veracità. Grazie. Le relazioni diventano tali, quando la persona che hai di fronte nell’impegnarsi a conoscersi “credo sia piuttosto l’esito di una storia difficile da raccontare” e ( di conseguenza ad accettarsi) in un proprio personale percorso, continua a farlo con chiunque incontri sulla sua strada. Questo è ciò che ci rende unici e irripetibili, quando cioè cerchiamo, e accettiamo fino in fondo la nostra realtà di persone diverse. Per diversità intendo qualunque sfumatura che caratterizza il proprio profilo personale.
    Spero, si sia colto il mio pensiero.

  • @ Luca Vaccaro

    Mi interessa molto quello che hai scritto nel tuo post. Potresti ampliare un po’ i concetti?
    P.S. già che ci sono ti chiedo se ti va di mettere la tua pic (foto) nel tuo profilo

  • Luca ha ragione perche Gigi doveva sottolineare noi omosessuali cristiani,non tutti lo sono ed il suo discorso era riferito agli omosessuali cristiani,di cui Luca non fa parte,l ha già detto altre volte.

  • Scusa Sergio non Gigi

  • Due commenti presi dalla pagina Facebook del blog

    Patrizia Lombardo Lettera bellissima… condivido tutto pienamente

    Federico Maria de Luca Una lettura raffinata tra fede e religione della esortazione apostolica “Amoris Laetitia” che mette in evidenza, ancora una volta, un processo in atto che quello di avvicinamento della dottrina religiosa, al complesso tema dell’amore. La pretesa non è quella di un cambiamento della dottrina ma di una messa in discussione laboriosa come quella che emerge dalle parole di questa bella lettura dell’esortazione apostolica di Papa Francesco. Credo che questo sia il percorso più forte ed autentico che possa essere innescato all’interno della Chiesa. Mi rendo conto che è faticoso doloroso e che mette in discussione i fondamenti stessi del sentimento religioso. Ma forse è proprio a questo che bisogna prendere per arrivare a mostrare un altro molto ancora del Cristo e si è incarnato è fatto uomo per noi.

  • renato pierri

    Se fossi il signor Sergio, a Betulla risponderei: “Questa sì che è una bella notizia!”.

    Al signor Luca, invece farei osservare che mentre dice: “Non puoi, Sergio, riunire le persone omosessuali in un unica categoria, come se la pensassimo tutti come la pensi tu”, poi scrive: “Il nostro problema è che, per le nostre difficili storie, non riusciamo a vivere una amicizia che non sia erotizzata”. Il nostro problema?

    E poi: “naturale” non “naturale”… ma chi se ne infischia se è naturale o non naturale? Gli uomini grazie a Dio non vivono secondo natura, le bestie vivono secondo natura.

    E infine: la sublimazione dell’eros è cosa bella e buona, se belli e buoni sono i motivi che la determinano. Se, ad esempio. a determinarla fosse la sessuofobia, non sarebbe cosa bella e buona.

  • Don Francesco

    Inizio questo mio commento facendo una confessione. Sergio, un laico chiamato a testimoniare la fede nelle realtà temporali, mi sta obbligando a rivedere la mia pastorale alla luce di Amoris Laetitia. Papa Francesco dopo ben due Sinodi sulla famiglia ha pubblicato questa Esortazione Apostolica non come una novità assoluta. Piuttosto come il punto di arrivo di un processo che parte da lontano, che coinvolge tutta la chiesa e che trova nel Vaticano II l’evento fondativo di un modo nuovo della chiesa di riflettere nelle sue relazioni con Il Dio Trino (Lumen Gentium) e con il mondo (Gaudium et Spes). La Chiesa con papa Francesco si sta aprendo al mondo come un fiore. Si vedono tutti i meravigliosi colori che sono i carismi, i talenti, le esperienze umane che la abitano, e si sente ancora piu forte profumo di Vangelo. La Costituzione conciliare Lumen Gentium ha riproposto la meta alla quale sono chiamati tutti i battezzati: la santità. Tutti i battezzati. Nessuno escluso.

    Non è una posizione comoda quella che i preti occupiamo oggi. Stiamo tra l’incudine delle periferie esistenziali delle quali i laici sono portavoce. E il martello dei documenti del Magistero che ci esorta a interiorizzare e attuare una pastorale aperta a tutti e fatta di accoglienza, accompagnamento, integrazione.
    Pigrizia e durezza di cuore sono le tentazioni sempre in agguato. Lo Spirito soffia e chiede docilità. Sergio, pur non essendo un teologo, si è messo in ascolto e sta tentando una elaborazione e una applicazione alle persone con orientamento ed esperienze omosessuali del documento. Credo che abbia faticato non poco a mettere insieme la sua esperienza di vita, le rerum novarum di AL e la volontà di una applicazione, peraltro esplicitamente voluta da Francesco ad altre situazioni umane particolari.
    Io non so se ci sia riuscito appieno. Ma credo che non sia affatto lontano dall’indicare una ormai necessaria ricomprensione della responsabilità morale delle relazioni tra omosessuali. Nessuna analogia con il Matrimonio cristiano. Ma l’analogia con la prassi pastorale indicata da AL per chi vive unioni “non regolari” ma stabili ci sta tutta.
    La morale cristiana non può avere il diritto come criterio ermeneutico. Ma la Parola e la prassi pastorale di Cristo misericordioso.
    Oggi abbiamo bisogno di preti così. Di laici che portino la fede in ambiti profani e forse profanati. Ma che uniti ai pastori cerchino nelle realtà temporali la volontà di Dio. Non ci sono codici e norme rigide da applicare ma l’impegno di fare incontrare tutti quelli che, secondo una morale farisaica possono sembrate estranei al Disegno di salvezza. Sergio mi onora della sua amicizia. Non gli risparmieró le mie osservazioni quando, in coscienza, il suo pensiero non sarà in sintonia con la Parola e il Magistero. Ma gli chiedo di non fermare per nessun motivo questo processo di elaborazione e di sintesi tra la fede e la sua esperienza di credente omosessuale. Ne ha bisogno lui ma credo che ne abbiamo bisogno noi tutti.
    Persino oggi Francesco ci ha messo in guardia dal clericalismo. Don Mazzolari e Don Milani sono stati preti scomodi perché hanno guardato con evangelica tenerezza i lontani, i piccoli, coloro che abitavano le periferie esistenziali ed ecclesiali. Nessun pregiudizio o recinto li ha fermati. Sono usciti fuori dagli steccati. Obbligando la chiesa a farsi rappresentare da loro. Sta in questo la forza profetica di queste due figure luminose. Quanti vorrei somigliare a questi giganti nella fede!

  • MaryWhite

    Don Mazzolari, don Milani.. perché preti scomodi? Per me semplicemente sono preti che mi dicono poco o nulla perché tutti concentrati sulla politico e l’umano e pochissimo sul divino. Saranno stati bravi, saranno stati scomodi ma a me sono rimasti soltanto indifferenti.

  • Don Francesco il tuo intervento mi ha commosso e rincuorato. Spero davvero che questi dialoghi sul blog maturino dapprima in una presenza più assidua qui, compatibilmente con i tuoi impegni, e poi nell’incontro di un’amicizia.
    Grazie ancora.

  • @ MaryWhite

    Mi pare tu sia molto lontana da quanto oggi Papa Francesco ha detto

  • Bravo don Francesco,bellissime parole,come sarebbe bello un mondo di preti cosi come te e don Mauro,umani,pieni di sensibilità e vicini a tutti,questi preti vuole papa Francesco,non preti che parlano sempre di catechismo n1200,n150,freddi ed apatici che puzzano di muffa di sagrestia.Bellissimo commento,benvenuto!

  • MaryWhite

    Per quale motivo don Mauro?

  • Aggiungo solo un’osservazione: le numerose citazioni di Amoris Laetitia sono spesso fuori contesto e quindi fuorvianti, a questo si sommano interpretazioni quanto meno fantasiose e personali, in contrasto con altri passi non citati. Una per tutte: le cosiddette situazioni “irregolari”, fatte diventare poi “non ideali”, in Amoris Laetitia, non riguardano mai le relazioni omosessuali.

  • Betulla

    Credo che Sergio, sappia cosa dire, da solo, e non abbia necessità di un suggeritore.
    Ciao Sergio.

  • Don Francesco

    Se continuiamo ad avere una mentalità notarile nella valutazione della vita delle persone ritengo che non si abbia la capacità di cogliere la richiesta che il S. Padre fa alla chiesa di un approccio nuovo. Non mancano dai quattro cardinali in giù, coloro che hanno difficoltá a comprendere l’impostazione e il metodo pastorale indicato dal Papa. La cosa non mi meraviglia piu di tanto. Sergio ha fatto un ottimo lavoro. Liquidarlo con affermazioni per nulla fondate, senza entrare nel merito e senza argomentare, mi sembra ingiusto. Una lettura attenta di Amoris Laetitia, nel contesto dei pronunciamenti del Magistero recente non può non confermare le sue intuizioni.

  • MaryWhite

    Nessuno qui mi pare abbia liquidato il discorso di Sergio tantomeno senza argomentare. Se poi il concetto è : sono disponibile al dialogo ma purché tu sia d’accordo con me, beh….Allora basta dirlo.

  • MaryWhite

    (Scusate il ma purché. ..volevo correggerlo ma non sono riuscita)

  • Don Francesco

    Caro Don Mauro grazie a te per questo spazio in cui il confronto di posizioni diverse può solo chiarire le idee e soprattutto avviare processi di cambiamento nelle coscienze e nella chiesa. Purtroppo, per motivi vari, posso intervenire solo in modo discontinuo sul blog. Mi auguro che i contributi pubblicati siano sempre di edificazione per i lettori.

  • Don Francesco

    MaryWheit. Scusami. Tu puoi parlare per te.

  • MaryWhite

    È quello che mi è sembrato dalle sue parole Don Francesco, ma se mi sono sbagliata mi fa solo piacere

  • @ Don Francesco

    Grazie infinite della tua presenza tra noi.

  • @ Don Francesco

    “…Se continuiamo ad avere una mentalità notarile nella valutazione della vita delle persone…”
    ________________
    Mi accorgo sempre più di quanto sia importante chiedere allo Spirito Santo di “piegare i rigidi” (flecte quod est rigidum)

  • MaryWhite

    Don Mauro scusi mi può spiegare perché sono lontana da ciò che ha detto papa Francesco? Perché se mi dice così senza spiegare non è che mi aiuta…

  • @ MaryWhite

    Penso di non riuscire a farlo meglio di quanto abbia fatto don Francesco con i suoi interventi. Confrontati con essi, vedi le differenze tra quello che scrive lui e quello che scrivi tu e comprenderai la mia affermazione. Se non dovessi comprenderla io non riuscirei a spiegarla perché non so fare di meglio.

  • @ MaryWhite

    Penso di non riuscire a farlo meglio di quanto abbia fatto don Francesco con i suoi interventi. Confrontati con essi, vedi le differenze tra quello che scrive lui e quello che scrivi tu e comprenderai la mia affermazione. Se non dovessi comprenderla io non riuscirei a spiegarla perché non so fare di meglio……..

  • @ don Francesco
    Non so se il suo commento si riferiva a me. E’ vero che ho citato un solo caso: le situazioni “irregolari” che vengono richiamate in tutti i commenti di Sergio ad Amoris Laetitia e ho detto che nel documento in questione con la relazione omosessuale non c’entrano niente. Mi può far vedere dove ho sbagliato?
    Posso aggiungere un’altra cosa di carattere generale: il giudizio di poca colpevolezza di un peccato vale solo e unicamente nel caso personale trattato in confessione, quando si costatino carenze di avvertenza e di consenso, ma non vale come regola generale e invece su questo si continua a ricamare…

  • MaryWhite

    Don Mauro non si sottovaluti così per favore. Io ho risposto a Sergio prima di don Francesco, il quale non mi pare avesse risposto a me, io piuttosto ho risposto a lui dicendo che questi sacerdoti da lui citati a me non hanno mai interessato più di tanto…È un peccato? Non posso farci granché se un sacerdote non mi attira, non posso obbligarmi ad amarlo, evidentemente. Dopodiché è stato lei a dire che sono lontana da ciò che dice il papa… Purtroppo non sono capace di leggere tra le righe: se uno mi dice una cosa chiara, bene, altrimenti non ho il dono di leggere nelle menti altrui, a cominciare dalla sua. Perciò resterò senza capirlo.

  • @ don Mauro
    Le “rigidità”, le “pietre scagliate”, i “cuori chiusi” sono belle parole ad effetto che però vanno contestualizzate ai casi morali concreti, altrimenti siamo tutti capaci di tirarcele addosso a vicenda.

  • Riporto un intervista al papa che credo sia la giusta posizione che un sacerdote debba adottare verso un omosessuale,invece di condannare a priori.Il papa racconto

    Conobbi
    uno spagnolo che mi raccontava la sua storia da bambino e da ragazzo. Era una bambina e una ragazza, e ha sofferto tanto perché lui si sentiva un ragazzo ma era fisicamente una ragazza. Ha raccontato alla mamma che avrebbe voluto operarsi e lei gli ha chiesto di non farlo finché era viva. Era anziana, è morta, si è fatto l’intervento. È andato dal vescovo che lo ha accompagnato tanto, era un bravo vescovo. Poi ha cambiato la sua identità civile, si è sposato e mi ha scritto che per lui sarebbe stata una consolazione venire da me con la sua sposa. Lui che era lei ma è lui. Li ho ricevuti, erano contenti. Nel quartiere dove abitava c’era un sacerdote nuovo che appena lo vedeva lo sgridava: andrai all’inferno! Il vecchio sacerdote ottantenne invece gli diceva: da quant’è che non ti confessi?, vieni e potrai fare la comunione. Capito? La vita è vita, le cose si devono prendere come vengono. Il peccato è peccato, ci sono le tendenze, gli squilibri ormonali, esistono tanti problemi e dobbiamo essere attenti non dire “è tutto lo stesso, facciamo festa”. Ma ogni caso bisogna accoglierlo, accompagnarlo, discernerlo e integrarlo. È un problema di morale, umano, e si deve risolvere come si può, sempre con la misericordia di Dio, con la verità ma sempre col cuore aperto».

  • Don Francesco

    Amen!

  • Sergio

    Grazie a tutti dei commenti, un abbraccio fraterno a tutti! L’importante è che ci sentiamo tutti in cammino nella comprensione reciproca. Non aggiungo altro perché vi attende un lungo sproloquio che riflette solo parte di uno studio che sta innanzitutto aiutando me stesso a capire qualcosa di più, dal punto di vista scientifico, di questa prova che sono stato chiamato a vivere. Sono felice per lo stimolo di condivisione e di espressione che mi offrite, è uno stimolo che aiuta innanzitutto me ad interrogarmi, capire e camminare, oltre che a rispondere ad alcuni di voi, in particolare a don Sergio che ha replicato con un articolo a parte. A presto :-*

  • Don Francesco

    Don Sergio le faccio notare con quale mentalità (giuridica) lei ragioni. Usa questi vocaboli:
    1. Giudizio
    2. colpevolezza
    3.carenze di avvertenza e di consenso
    4. regola generale.
    Per quanto mi riguarda è una grammatica giuridica, non evangelica e inadeguata ed esprimere il Novum del Vangelo della misericordia. Ma poi mi chiedo. Noi preti siamo macchine glaciali che scannerizzano i fedeli, o padri e madri che hanno viscere di misericordia per i figli della chiesa? Siamo intercessori e difensori presso Dio della nostra gente come Abramo per gli abitanti (peccatori) di Sodoma e Gomorra, o giustizieri freddi che con il pallottoliere anticipano il Giudizio universale?

  • @ don Francesco
    Ogni luogo ha il suo linguaggio: qui non siamo in confessionale. Questi stessi termini li usa papa Francesco in Amoris Laetitia: anche lui ha una grammatica giuridica e poco evangelica? Tanto vale non parlare più e solo piangerci addosso le nostre reciproche miserie. Quelle ce le abbiamo tutti.

  • Polomarco

    @don Francesco,

    troppo facile la risposta: la seconda che hai detto…

    Però faccio notare che quelle parole nel Vangelo ci sono:

    giudizio: ex multis Gv 16,8 Lc 12,56
    colpevolezza: Lc 13,4
    carenze di avvertenza e di consenso: Gv 9,41
    regola generale/eccezioni: Mt 19, 8-9

    Inoltre ricordo che secondo una comune rappresentazione, il sacramento della confessione è proprio un anticipo del giudizio: ciò che viene rimesso nel tribunale (oddio un termine giuridico!) della confessione non verrà poi rimesso in discussione nel giorno del giudizio.

  • @ Don Francesco

    “Amen”
    _____
    :)))

  • Io sto pensando che abbiamo un po tutti ghettizzato gli omosessuali,a volte mi faccio questa domanda Ma perché devono avere locali gay,non so gay pride,unioni cristiane gay e chi ne ha più ne metta,ma perche questo mi ricorda un po la ghettizzazione ebrea,oddio non è la stessa cosa,ma un po,ci assomiglia,insomma perche non possono vivere uguali agli altri,assieme agli altri?sono le nuove ghettizzazione del 2000?gay,extracomunitari,profughi,zingari,mi pare proprio di si.Credo che chi ghettizza ed allontana siamo i primi noi cristiani cattolici,schiaffandogli in faccia il CCC.Dove è la Misericordia?l amore per il prossimo,una legge,una dottrina mi fa allontanare il diverso,Gesu voleva questo?

  • Gradirei risposta da qualcuno di voi sacerdoti

  • Don Francesco

    Cara Onda tento di formulare una mia risposta. Nei miei quasi trentuno anni di servizio sacerdotale non ho mau negato l’assoluzione a nessun penitente. Solo in tre casi ho chiesto alle persone di fermarsi uno o due giirni a riflettere e poi di tornare dal confessore. Non erano problemi legati alla sessualità, ma alla incapacità della persona di liberarsi dal peso di un forte rancore in due casi. E di un coinvolgimento in un grave caso di corruzione. Ho accompagnato le persone fino alla maturazione di un pentimento vero e liberante che avrebbe reso pienamente efficace l’opera della Grazia. In realtà il sacerdote è anzitutto un peccatore perdonato. Uno che fa esperienza della sua fragilità e della Misericordia di Dio. Questa sua dimensione lo abilita ad essere ministro, servo, canale della gioia del perdono. Quando una persona viene a confessarsi è gia una grande cosa. Il confessionale non è ne una dogana ne una sala di tortura. È l’incontro con il Padre misericordioso. La Chiesa è la Casa del Padre e la locanda dove il Buon Samaritano cura le ferite. Che modello di Chiesa abbiamo in mente? Se la Chiesa è Cattolica è gia nel nome inclusiva. I preti siamo posti alle porte per essere dei “buttadentro”, non buttafuori. Gia P. Haering insegnava che, contrariamente a quanto si crede, i peccati piu gravi non sono quelli sessuali. E papa Francesco su questo ha ulteriormente argomentato. È vero che le persone omosessuali non sono affatto tutte uguali. C’è chi si ghettizza ma c’è anche chi vuole vivere una vita normale senza eccessi e stranezze. E ci sono coloro che da credenti chiedono alla Chiesa di far sentire loro che sono amati, accolti, accompagnati nel loro percorso di fede. Come tutti gli altri fedeli. È un loro diritto. Chi sono io per respingerli? Se sono rigido lo sono allo stesso modo per i fedeli che hanno peccati non sessuali, ma che attengono ad altri settori della vita morale? Faccio qualche esempio. Un datore di lavoro che assume in nero. Un politico o un colletto bianco che è complice in un caso di corruzione. Un genitore che non svolge una adeguata azione educativa per cui la sua latitanza è causa di gravi disagi nella vita dei figli. Sono casi valutati con la stessa inflessibilitá di chi commette peccati legati alla sfera affettiva?

  • Don Primo

    Buongiorno a tutti,

    sono un giovane sacerdote (grande ammiratore di Papa Francesco) che segue questo blog da quando è nato, ma sino ad ora non è mai intervenuto.
    Oggi lo faccio, brevemente, fondamentalmente per ringraziare:

    @ don Mauro per tutto quello che hai fatto e stai facendo in questo blog, autentico, prezioso e raro spazio di relazionalità e di dialogo vero

    @ Alex per la tua lettera, sincera e coraggiosa, in cui ritrovo l’esperienza, i sentimenti e le aspettative di molti miei amici omosessuali credenti

    @ don Francesco, perché nei tuoi interventi mi riconosco totalmente. Anche per me Amoris Laetitia è una sfida… che però mi sta aiutando ad ascoltare, capire e accompagnare quelle tante persone, omosessuali o in situazioni matrimoniali “di fragilità e imperfezione”, che si rivolgono a me come pastore e amico.

    Aggiungo che anche a me la mentalità legalista e l’approccio “dottrinalmente ineccepibile” di don Sergio appare del tutto… inconcludente e sterile, inutilizzabile da un punto di vista pastorale.

    A queste lucide costruzioni razionali e dottrinali, che analizzano, scomponendo, vivisezionando e classificando, la vita reale, poi manca proprio la Vita; sono totalmente scollegate dalla vita reale, complessa e articolata.
    Serve intelletto, sapienza e umanità per abbracciare la vita; la ragione “scientifica” organizza, ordina, incasella ma riducendo la realtà vitale e rimane in superficie: non “legge dentro”.

    E’ quel nominalismo che Papa Francesco ha nuovamente denunciato due giorni fa nel suo intervento di apertura del Convegno Pastorale della Diocesi di Roma.

  • Grazie mille della bellissima spiegazione don Francesco,del tempo che mi haidedicato,molto importanti queste specificazioni sul confessionale ed il ruolo del confessore,perche devi essere un incontro tra Dio e noi peccatori,misericordia e perdono.Ci può dire dati su di te don Francesco di dove sei se non puoi dire la parrocchia?(ti do del tu spero non ti offendo)

  • Concordo con tutto ciò che hai scritto

  • Don Francesco

    Cara Onda, essendo siciliano l’inclusività me la porto nel sangue. Tutti nella storia sono passati dalla nostra bella terra. E noi siamo presenti ovunque. Sono parroco di due comunità e anche docente di Religione in un liceo. Sono stato formatore in Seminario. Ho anche insegnato teologia pastorale e teologia dei ministeri.

  • @ don Primo
    Grazie dei complimenti… molto dialoganti e inclusivi.

  • Nuccio Gambacorta

    Bellissime considerazioni.

  • @ Don Primo

    Grazie infinite!

  • Nuccio Gambacorta

    In particolare sono d’accordo con chi dice che generalizzare sulle persone omosessuali non è opportuno in quanto si cade nel solito errore di etichettare delle “categorie” che non sono tali. Il mondo gay non è un mondo facile, spesso nel suo contesto esistono troppa leggerezza e superficialità, disturbi caratteriali, paranoie vere e proprie, cattiverie ecc. ecc. e d’altro canto ci stanno anche sensibilità capacità creative, solidarietà. Perciò come in altri settori anche qui non basta dire omosessuale o gay ma occorre considerare il tipo di persona o di persone con cui ci si relaziona perchè è da lì che si può trarre un discorso costruttivo facilmente integrabile in un ambito di fede cristiana.

  • MaryWhite

    Mi sono persa un passaggio… ma Sergio è diventato Alex?

  • MaryWhite

    Ma insomma don Sergio, lei non è abbastanza inclusivo. …Via lo sa che oggi è la parola d’ordine anche nella Chiesa Cattolica. La usi più spesso e vedrà che tutto magicamente diventerà diverso….migliore, friendly. ….; )

  • Don Mauro devi mettere Alex anche all inizio del post.Si chiama Alex per chi non ha letto don Mauro per distinguerlo da don Sergio,l ha spiegato don Mauro in un post

  • Grazie don Francesco io calabrese e catechista,anch io sono per l inclusivita.Grazie!

  • Molto impegnato don Francesco e molto a contatto credo con varie realtà visto che hai due parrocchie,complimenti mi piace molto come scrivi e ciò che dici soprattutto!

  • @ don Primo
    Al di là della battuta fatta sopra, anche se non sono un omosessuale nei confronti del quale è d’obbligo l’accoglienza e l’apertura al dialogo, penso che sarebbe giusto da un “collega” almeno motivare le critiche che mi fai, che sono buttate lì senza alcun riferimento se non generale a quello che ho scritto. A cosa ti riferisci? A tutti gli articoli che scrivo? Al commento che ho fatto a questo articolo? Alla mia attività pastorale? Mi conosci? Sei venuto in parrocchia? Ti sei confessato con me?
    Questo è il tuo commento:
    “Aggiungo che anche a me la mentalità legalista e l’approccio “dottrinalmente ineccepibile” di don Sergio appare del tutto… inconcludente e sterile, inutilizzabile da un punto di vista pastorale.
    A queste lucide costruzioni razionali e dottrinali, che analizzano, scomponendo, vivisezionando e classificando, la vita reale, poi manca proprio la Vita; sono totalmente scollegate dalla vita reale, complessa e articolata.
    Serve intelletto, sapienza e umanità per abbracciare la vita; la ragione “scientifica” organizza, ordina, incasella ma riducendo la realtà vitale e rimane in superficie: non “legge dentro”.
    E’ quel nominalismo che Papa Francesco ha nuovamente denunciato due giorni fa nel suo intervento di apertura del Convegno Pastorale della Diocesi di Roma.”
    Dove sta il mio legalismo? Io non avrei intelletto, sapienza e umanità? Che cosa significa “leggere dentro”? Dove sta il mio nominalismo?
    Sarebbe bene che anche tra di noi le giuste critiche reciproche siano fatte almeno motivandole su cose concrete invece di “sparare sentenze” pensando di “avere il giusto spirito” che non si vede negli altri.

    Staff del blog – “anche se non sono un omosessuale nei confronti del quale è d’obbligo l’accoglienza e l’apertura al dialogo…”: La invitiamo a riflettere e le chiediamo di avere un atteggiamento meno irridente e più delicato rispetto alle persone omosessuali. Le facciamo presente che la sua espressione equivale a dire, per es. durante l’anniversario della shoa: anche se non sono un ebreo per il quale avere compassione…

  • MaryWhite

    Don Sergio, adesso le risponderà che Tizio o Caio l’hanno spiegato meglio di quanto non sia capace di fare lui…. In genere funziona così quando si chiedono lumi ai misericordiosi!

  • @ MaryWhite

    Sì, abbiamo chiesto a “Sergio” di cambiare il nickname in “Alex” per evitare la confusione con “don Sergio”.

  • @ Don Sergio

    “… tanto vale non parlare più e solo piangerci addosso le nostre reciproche miserie … ” (a don Francesco)
    _________
    Don Francesco è parroco di due comunità e anche docente di Religione in un liceo (mi sembra abbia una ventina di classi). È pure stato formatore in Seminario e ha insegnato teologia pastorale e teologia dei ministeri. Forse meriterebbe un po’ più di attenzione e rispetto da parte tua.

  • @ don Mauro
    Quelle che sottolinei come (del tutto ipotetiche) scortesie sono sempre le mie… chissà perché?

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