Blog / Lettere | 26 Marzo 2017

Lettera di Gabriella Pandolfi – Unioni civili sì, utero in affitto no

Caro don Mauro,

Mi sono soffermata a leggere sull’argomento quello che molti utenti del blog hanno scritto. Io vorrei solo parlare della mia esperienza personale. e del come sono giunta alle mie convinzioni sull’argomento.

Per un periodo della mia vita ho avuto la possibilità (ed il privilegio, e ne ringrazio il Signore, di quel regalo!) di frequentare molte persone, quasi tutti ragazzi, omosessuali. Ero in mobilità dal lavoro, avevo molto tempo ed avevo fatto amicizia tramite D. (figlio di una mia cugina) con molti dei suoi amici. Il “gap” generazionale era evidente ma io ero incuriosita da questa nuova parte di umanità che mi si presentava davanti. Ho voluto conoscerli meglio. Conoscere la loro vita, il loro modo di essere, le loro speranze e le loro paure, i sorrisi e le lacrime. Molte volte si passava la serata insieme, con quattro o cinque di loro a cena, ora dall’uno ora dall’altro o in qualche locale da loro frequentato. L’Alibi era quello che mi piaceva di piu’. Era bellissimo, con una terrazza stupenda ed una Sala Vip (riservata ai suddetti: un habitue’ era Peppino Patroni Griffi) e inoltre al bar si poteva sorbire un fantastico gin fizz!! Qualche volta si andava all’Alien o all’Officina (dove c’erano le “dark room”) ma le serate piu’ divertenti furono quelle organizzate dal Mucca Assassina tramite l’Associazione Mario Mieli al Palladium il cui dj era, allora Vladimir Luxuria.

Per entrare in ciascuno di questi locali, era indispensabile che uno dei ragazzi, all’entrata, mi tenesse per mano, a dimostrazione che ero un’amica e non una “guardona” cioè una etero curiosa con intenzioni voyeuristiche.

Andando avanti nei giorni e nell’amicizia cominciai a conoscere qualche ragazzo più da vicino ed ebbi la gioia di avere la loro fiducia….E non fu facile “sfondare il muro”…..Tanto per capirci, la prima volta all’Alibi, uno dei frequentatori mi chiese…

“Ma tu sei donna?”
“Si..” risposi..
“Donna, donna?”
“Si”, ribadii.
“Senti che puzza di froci qua dentro??”

Rimasi di stucco. Mi sentii umiliata. Ero li’ in amicizia e non avevo nessuna preclusione nei confronti di nessuno.

Ricordo una sera che in un locale mi offrirono quella che si dice una “canna” io, ringraziando, rifiutai ed allora M., molto furbescamente mi chiese di darla al mio vicino. Se avessi rifiutato sarebbe stato il segnale che conoscevo il rito (questo mi dissero, ridacchiando, in seguito) e che, accettando di passarla, ero anche io responsabile del consumo se ci avessero sorpreso. Ma io non avevo pratica di cio’ e, serenamente, consegnai la “canna” al ragazzo al mio fianco.

Piano piano mi accettarono nel loro gruppo. Volevo conquistare la loro fiducia, capire, capire, capire.

E cominciai ad ascoltare le loro storie.

R., che veniva da Latina (era in aeronautica) e vedeva la madre di nascosto perche’ il padre lo aveva cacciato di casa per il suo orientamento sessuale.

L. che lavorava alla TVR Voxon e dormiva nell’ingresso di casa perche’ aveva orari difficili ed il padre voleva vederlo “il meno possibile”. e andava avanti a valium perche’ non riusciva ad accettare il suo orientamento sessuale.

M. che era stato a Londra per un po’ di anni per scappare dalla famiglia, parlava benissimo l’inglese e faceva il maitre in un hotel…. aveva un compagno, G., con il quale conviveva: si amavano teneramente e a loro dissi che il loro ero un rapporto perfetto “alla pari”. Una unione completa di anima, di cuore e di sesso.

Tutti spiegarono la loro difficolta’, nel momento dell’adolescenza e del riconoscimento del loro orientamento. I tentativi di essere quello che nel loro intimo non potevano essere, il disagio e, in molti casi, la disperazione di essere considerati “anormali” e di dover nascondere i loro sentimenti. La negazione di se stessi portava alcuni a dei comportamenti estremi. Rapporti sessuali ripetuti con chi capitava, la voglia di stordirsi facendo uso di droghe o di alcool. La deriva, ..causata dalla repressione dell’istinto sessuale, che e’ secondo solo all’istinto di conservazione, (non lo dico io, lo dice la scienza). Un conto e’ una decisione personale, un conto e’ la costrizione.

Non so se dipende dall’istinto materno o dal fatto che ho sempre creduto che, se il Signore mi ha dato una capacita’ di raziocinio, ho “L’OBBLIGO MORALE” di usarla e non, come si dice, di mettere il cervello all’ammasso.

Niente piu’ ipocrisie, niente piu’ ambiguità, niente più teorie farisaiche o sepolcri imbiancati!!,

Basta con gli omosessuali nascosti nei seminari, basta con le coppie “normali”, fatte di vigliacchi “padri di famiglia” che, magari dopo aver accompagnato moglie e figli a Messa, vanno regolarmente con i travestiti, senza protezioni di sorta e magari portano a casa l’AIDS (mi auguro che un sacerdote che ne riceve qualcuno in confessione non si illuda di avere di fronte un eterosessuale…) Ciascuno di noi ha il diritto di vivere secondo la natura che il signore gli ha dato, senza cercare escamotage, senza nascondersi.

Omosessuali SI NASCE, e non c’è niente di male…
Si nasce con i capelli rossi, e non c’è niente di male
Si nasce mancini e non c’è niente di male (tanti anni fa la sinistra era considerata la mano del diavolo e ci costringevano ad usare la destra: lo dico da mancina ARBITRARIAMENTE CORRETTA!!)

Sono profondamente convinta che non ho il diritto io, verme della terra, di sindacare con superbia sull’operato del Creatore….

Che piaccia o non piaccia, che si voglia o no, la natura HA PREVISTO l’omosessualita’.

E’ una condizione di minoranza, rispetto all’eterosessualita’, ed e’ triste rendersi conto che, all’alba del terzo millennio, c’è ancora una parte di umanita’ che rivendica il diritto ad esistere, ad avere il proprio spazio, la propria identita’ come i Palestinesi (solo che i palestinesi sono molti, ma molti, ma molti di meno!!!).

Ed inoltre, non riesco a condividere questa assurda campagna contro le unioni civili.

Che c’entra il “Family day” con le unioni civili? Sono due cose differenti…

L’una destinata al Matrimonio e cioè all’unione di un uomo ed una donna che si amano ed alla procreazione, l’altra destinata all’unione da due persone che che si amano ma non alla procreazione.

E’ per questo motivo che, pur condividendo PER TUTTI il diritto di un’unione legittima riconosciuta dalla societa’ (che si chiami unione civile o, altrimenti, matrimonio) non ritengo giusta la “fabbricazione” (lo so e’ una parola orrenda, ma ritengo orrenda anche la pratica a cui mi riferisco) di un essere umano tra uteri in affitto (o gratis!) e donatori di seme al se la va’ la va’.

La cosa non cambia e l’orrore non cambia se ci riferiamo a coppie unite in matrimonio o coppie in unione civile. Par condicio.

Gabriella

Gabriella Pandolfi è di Amatrice