Blog / Oggi nel Vangelo | 27 Dicembre 2016

Mercoledì 28 Dicembre – Ogni dolore umano avrà in Lui il suo termine

Essi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo». Giuseppe, destatosi, prese con sé il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Dall’Egitto ho chiamato il mio figlio. Erode, accortosi che i Magi si erano presi gioco di lui, s’infuriò e mandò ad uccidere tutti i bambini di Betlemme e del suo territorio dai due anni in giù, corrispondenti al tempo su cui era stato informato dai Magi. Allora si adempì quel che era stato detto per mezzo del profeta Geremia: Un grido è stato udito in Rama, un pianto e un lamento grande; Rachele piange i suoi figli e non vuole essere consolata, perché non sono più. Matteo 2,13-18.

Il grido di dolore di Rachele che non vuole consolazione si fa portavoce di tutti i dolori del mondo: del dolore del popolo ebraico prigioniero in Egitto, di tutta la sofferenza innocente che percorre il mondo e che turbano così profondamente i nostri cuori. Ma queste lacrime, invece, vengono consolate e quando Gesù, sulla croce, invita le donne di Gerusalemme a non piangere su di Lui, intende dire che ogni dolore umano avrà in Lui il suo termine e che Lui, per volontà del Padre, è la liberazione eterna da tutti attesa.

gesu