Le Lettere di Gavina Masala – Alla ricerca della felicità, tra techno music, filosofia e religione

1 Nov 2016   •     •   3

Ieri il cantante Moby ha rilasciato un’intervista a La Repubblica che mi ha dato parecchio da riflettere. Celebre negli anni ’90 per avere suonato insieme ad artisti del calibro di David Bowie e, tra le altre cose, per avere sostenuto John Kerry alle elezioni del 2004, la star dell’elettronica era sparita dalle scene internazionali a causa di problemi con alcool e droga.

Dice di essere “sobrio” da otto anni e di avere superato il periodo nero grazie ad un anelito religioso, filosofico e spirituale.

Ciò che colpisce dell’intervista è che parla pochissimo di musica, anzi si rifiuta di fare tour promozionali per il suo ultimo disco intitolato These systems are failing (questi sistemi stanno fallendo). Al contrario, l’accento è tutto esistenziale e dichiara: “Quando ti puoi permettere una villa con sei stanze da letto, ne vuoi subito una che ne abbia dodici. L’ego, l’edonismo, il successo e i soldi sono un veleno che non mi tocca più”. Poi parla della sua conversione al “taoismo-cristiano-agnostico-meccanico-quantistico”. Viene da chiedersi che culto sia, ma non deve stupire il mix tra religioni e teorie fisico – filosofiche che il cantante dice di abbracciare.

Come sottolinea lo psicologo della religione Eugenio Fizzotti, nuovi movimenti religiosi mirano a favorire il recupero di un benessere individuale da parte dell’individuo, sempre più minato da malattie psichiche quali ansia e depressione. E’ chiaro infatti che l’attuale società informatica, o liquida se preferite, ci ha reso malleabili come gelatina: tempo e spazio oggettivi non esistono più, posso arrivare a Londra in novanta minuti, ma restare imbottigliato nel traffico romano per molto di più. E lo smarrimento è fisiologico. Per non parlare delle relazioni: sempre più virtuali, a distanza, ricche di parole gratuite grazie a programmi quali Whatsapp, ma spesso prive di contenuti.

Ciò detto, vorrei fuggire dal fin troppo semplice tentativo di demonizzare i melange teorici fai da te, o promossi da guru spirituali autoproclamatisi. Tornando infatti all’esempio da cui sono partita, Moby riferisce di stare bene, di non cadere più nella trappola degli stupefacenti di cui ha fatto abuso e di riuscire a stare lontano dai riflettori e in perfetta solitudine senza soffrirne, anzi.

Sembra ricordare un distacco quasi stoico dal mondo e anche questo non deve stupirci: è molto probabile che la “filosofia” (non virgoletto per senso critico, ma per il senso letterale del termine, qui usato con libertà), nascano in sostituzione della psicoterapia, da un’esigenza di una raison d’être e dalla necessità che l’uomo, animale razionale, ha da sempre cui la filosofia cerca di rispondere: dare un senso alla propria vita. L’impresa è oggi più difficile dati i vorticosi ritmi di vita, che poco tempo lasciano all’introspezione e data la solitudine che l’homo oeconomicus è costretto sempre più a patire. Da qui il successo di gruppi spirituali che promuovono pratiche comunitarie, che fanno sentire il singolo integrato in un sistema di valori e di relazioni sociali condivise, corroborando la visione del mondo promossa dalla comunità di appartenenza.

Cosa c’è di male? Nulla, il tentativo di stare bene è sempre lodevole e mai esente da sacrifici, l’unico caveat a mio avviso è il non sapere più che esiste una dimensione che trascende quella contingente e dunque che per salvarsi, ma anche per stare bene in questa vita, non è sufficiente pensare autonomamente al proprio stare bene, ma donare all’altro, cercare il volto dell’altro, dato che siamo animali di relazione. Abbiamo cinque sensi: quattro dei quali localizzati sul volto e tutti e cinque indirizzati all’altro: sento per udire ciò che l’altro dice, vedo per guardare ciò che mi circonda, tocco qualcosa che non sono io. La domanda è: la ricerca esclusiva di sé è sufficiente a stare bene profondamente, fino ad aprirci a quella dimensione altra che tanto interroga l’essere umano da sempre? Forse può essere una via, ma sufficiente non credo.

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Gavina Masala: giovane mamma e moglie, scrivo per capire. Ho una formazione internazionale, da settembre ho intrapreso un secondo corso di studi in filosofia, presso un ateneo pontificio. Parlo tre lingue, mi interesso soprattutto di relazioni internazionali e di religioni: cerco di vedere come la prospettiva cristiano – cattolica possa aiutare a convivere pacificamente

3 risposte

  1. Onda ha detto:

    Bellissima e bravissima hai ragione anche il buddismo tende a questo,sono movimenti filosofici,non vere religioni,a cui tanti aderiscono proprio per benessere spirituale dicono.Pero li senti parlare solo di loro stessi,del loro essersi ritrovati ,anch io mi chiedo stanno bene ,non si alcoolizzano piu,e va bene,ma la felicità questa è?pensare solo a se stessi?lo scopo della vita è per queste pseude religioni iln
    Benessere spirituale, non la donazione di se agli altri,sembra illusione,magia,ma contenti loro…..

  2. Gavina Masala ha detto:

    In effetti dà un po’ l’idea che si avvitino su se stessi, anche se è un rischio che corriamo tutti. Almeno, io di certo!
    Grazie Onda!

  3. Foto del profilo di Distorsore Pazzo ha detto:

    Gavina, nel mio commento non mi riferisco a te, ma a chi ha fatto il titolo.
    Leggo spesso i tuo iarticoli e li trovo sempre garbati e intelligenti.

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