Le Lettere di Gavina Masala – Ricette per la crescita

6 Set 2016   •     •   10

La ricetta per l’Italia? ”Semplificare la procedura per aprire un’azienda e ridurre la burocrazia”, parola di John Bruton, l’ex premier irlandese che nel triennio ‘94-’97 ha lanciato il suo Paese verso un tasso di crescita medio annuo dell’11%, invidia di tutta l’Eurozona. Bruton parla a seguito del caso Apple: è di questi giorni infatti la notizia dell’intenzione della Commissione europea di tassare retroattivamente l’azienda che avrebbe goduto di un cosiddetto «ruling», una condizione ad hoc che permette di pagare meno, arrivando ad un’aliquota di appena lo 0,005 per cento.
I vertici della Apple si affrettano a smentire e a dipingere il colosso americano come uno dei più grandi contribuenti al mondo, ma il punto più interessante è la difesa da parte delle istituzioni irlandesi dell’azienda stessa. Eh sì: “nessuno si azzardi a tassare retroattivamente”, sembrano dire in un coro unanime.
Sempre Bruton afferma che la vicenda potrebbe tradursi in un boomerang per l’Europa intera, che finirebbe per attrarre meno investimenti, apparendo come un’area in cui la certezza del diritto non è garantita. Se l’Irlanda ha ripreso una crescita a due cifre in un breve periodo lo si deve ad un regime fiscale conveniente e prevedibile nel lungo periodo, si pensi che per aprire un’attività basta compilare un form online e versare 100 Euro (!).
Il successo irlandese consiste in regole chiare e certe, cui si possa fare riferimento senza venire fagocitati dalla burocrazia.
E qua mi permetto una considerazione da umanista: le regole “chiare e certe” sarebbero una boccata di ossigeno per chi decide di scommettere su una propria idea, con tutti gli entusiasmi, i dubbi e le incertezze che accompagnano una tale decisione.
Purtroppo in Italia questo sembrerebbe il manifesto di un paese chiamato Utopia. E invece non lo è.
A parlare domenica, dalle colonne dell’autorevole Sole 24 ore è il Professor Mauro Ferrari, padovano di origine, americano da oltre 40 anni, presidente e CEO del Methodist Hospital e direttore dell’Istituto di accademia di medicina di Houston che, per dare un’idea, vale più di 4 miliardi di dollari e conta 22 mila dipendenti. Ferrari è un esperto di nanotecnologie e impegnato nella ricerca in biotecnologie mediche, particolarmente dedito al ramo oncologico, tanto da spingersi a dire che lascerà ai suoi figli un mondo in cui il cancro non sarà più un male incurabile.
Pragmatico e posato, si infiamma quando parla dell’implosione cui va soggetta l’Italia, cui ormai i Paesi emergenti fanno da maestri, nonostante il sistema sanitario, l’istruzione e la qualità dei giovani del nostro Paese siano riconosciuti universalmente come paradigmi cui tendere.
Cosa manca allora? Il professore parla di una organizzazione “traslazionale”, ovvero di quell’incubatore capace di fare diventare l’idea impresa. Del resto nel laboratorio in cui lavora a Houston sono nate diverse aziende, tra cui alcune quotate in borsa. Si rivolge allora alla finanza, che potrebbe fungere appunto da facilitatore, e a Milano, capitale economica del Paese, che tramite l’eredità di Expo potrebbe mettere in rete le eccellenze italiane, per evitare che rimangano silenti e sottopotenziate.
Chissà se i vertici politici italiani, tanto impegnati a rimarcare la fine della recessione, di cui ahinoi in pochi si sono resi conto, ascolteranno questi disinteressati quanto semplici appelli, abbandonando il criterio della convenienza personale. Non sarà forse quest’ultima il vero freno alla crescita economica del Paese?

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Gavina Masala: giovane mamma e moglie, scrivo per capire. Ho una formazione internazionale, da settembre ho intrapreso un secondo corso di studi in filosofia, presso un ateneo pontificio. Parlo tre lingue, mi interesso soprattutto di relazioni internazionali e di religioni: cerco di vedere come la prospettiva cristiano – cattolica possa aiutare a convivere pacificamente

10 risposte

  1. Sistema Solare ha detto:

    Articolo interessantissimo, come tutti quelli di Gavina. In questo caso prende due piccioni con una fava perché oltre a istruirci in modo chiaro ed esaustivo sull’attualità economica, ha anche il merito di far scivolare al secondo posto il precedente post, che col suo squallore rischiava di rimanere per troppo tempo la vetrina del blog. Grazie, Gavina!

  2. sandokan ha detto:

    Cosa manca allora? Il professore parla di una organizzazione “traslazionale”, ovvero di quell’incubatore capace di fare diventare l’idea impresa.
    ————————————
    E’ una cosa molto complessa da governare. Qual è il rischio che comporta finanziare una idea? Chi se lo assume?

    Se in Italia il rischio fallimento è troppo elevato (per varie ragioni) allora le cose non si fanno o si fanno cercando di accollare tali rischi allo Stato.

    L’arte nel tempo è diventata non la capacità di fare impresa, ma l’abilità di accollarne i rischi allo Stato (per esempio “obbligando” lo Stato ad acquistare ciò che l’impresa produce, come hanno fatto per anni Olivetti e la Fiat), ma, così facendo, è la qualità dell’impresa stessa che ne risente.

    Con questo modo di fare la politica diventa “procacciatrice” di favori e non si impegna a mantenere il rischio d’impresa entro limiti tollerabili.

    E’ una situazione che è dura da modificare.

  3. Paola ha detto:

    A livello bancario finanziario sta cambiando drasticamente. Mi riferisco al bail in, al salvataggio delle imprese bancarie in crisi che ora ricade sui c.d. tax payers (azionisti, obbligazionisti e depositanti della panca oltre i 100ml euro) e non più sullo Stato come avveniva con il bail out.

  4. Paola ha detto:

    *panca sta per banca ….

  5. Foto del profilo di marina marina ha detto:

    “….. convenienza personale. Non sarà forse quest’ultima il vero freno alla crescita economica del Paese?”

    La convenienza personale di gran parte della classe politica, ma non solo, i diktat europei ormai insopportabili, la mancanza assoluta di una programmazione a lungo termine, di una progettazione vera che decida almeno quali sono i settori trainanti da sviluppare, una (per me) evidente incapacità di affrontare le questioni con la necessaria competenza e una preparazione dignitosa, sono alcuni dei motivi per cui il futuro economico mi sembra piuttosto oscuro e accidentato. L’arte di accollare i rischi d’impresa allo stato è purtroppo una costante che ci accompagna da molto tempo, l’abbiamo visto bene con le più grandi aziende del nostro paese.
    Temo che incida anche l’antica arte, molto diffusa ad ogni livello, di “cavarcela in qualche modo” anche quando questo significa fregare il prossimo. Il tutto collegato all’italica abitudine che ci porta a considerare poco il bene comune preferendo coltivare l’orticello di casa che, talvolta, raggiunge dimensioni ragguardevoli.

  6. Paola ha detto:

    L’arte di accollare i rischi d’impresa allo stato è purtroppo una costante che ci accompagna da molto tempo
    ———
    I miei colleghi che si occupano di fallimentare raccontano delle centinaia di aziende che assistono nelle procedure concorsuali. Davvero sei rimasta al convertendo FIAT, Gavina, e alle banche pre-Banking Union.
    Tutto lo scenario imprenditoriale ora è mutato.

  7. Gavina Masala ha detto:

    Cara Paola, citi Sandokan ma ti riferisci a me. Comunque se vuoi rendere più chiaro il tuo pensiero sono felice, mi interessa.

  8. Paola ha detto:

    Scusa in realtà era Marina …
    Sandokan mi trova sempre in idilliaco accordo da padre figlia.

  9. Onda ha detto:

    Ciao Gavina sempre bravissima bentornata mi mancavi! daccordo con te inceventare le imprese soprattutto dei giovani!Credo anche che serva riduzione delle tasse,perche ormai entrano pochi soldi nelle tasche degli italiani tra Imu,Tari,Tasi ecc..snellire la burocrazia e lotta all evasione fiscale.
    Ciao un abbraccio a te e famiglia.Felice di rileggerti

  10. Onda ha detto:

    Incentivare scusa

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