Le Lettere di Gavina Masala – Renzi e quel malcostume

24 Mag 2016   •   Blog  •  Le Lettere di Gavina Masala

“Quando fu ufficiale la notizia che Giovanni Floris lasciava la Rai e che per Ballarò si pensava a Massimo Giannini, eravamo ancora ai tempi del Patto del Nazareno. Berlusconi mi disse: accetti un consiglio? Ho visto che gira il nome di Giannini per Ballarò. Non prenderlo! Lui ti detesta ne sono sicuro. Scegli un altro, Ballarò ti sarà utile”. Lo dice in una intervista al Messaggero il premier Matteo Renzi, raccontando un aneddoto. “Gli risposi: presidente, a differenza tua, non ho mai messo bocca su un programma Rai e non inizierò adesso”. In realtà pare che Massimo Giannini sia “in odore di licenziamento”, e diversi giornalisti che al nostro premier non vanno a genio, quali Nicola Porro o Massimo Belpietro, hanno impegni molto ridotti.

Comunque, ammettiamo che sia andata cosí, di cosa é segno questo episodio, se non del malcostume che ha investito il nostro paese da decenni a questa parte? In qualunque ambiente di lavoro, per non dire in qualunque consesso sociale, chi ricopre una posizione anche solo lievemente predominante, ti fa fuori se non gli vai a genio, senza nessun ritegno. Figuriamoci se si tratta del Presidente del Consiglio. Quest’uso distorto del potere é ormai talmente palese che Renzi non ha avuto pudore nel raccontare questo episodio.

E noi? E noi ci siamo abituati, non ci piace, ci sentiamo vessati, ma “la prendiamo con filosofia”: se troviamo un lavoro, anche il piú malpagato e lontano possibile dalle nostre aspettative, ci sembra un tale miracolo che stiamo zitti sempre e per sempre. Non è questo un atteggiamento che mi va di criticare, probabilmente l’ho messo in pratica anche io piú di una volta, ma di mettere a fuoco, semplicemente perché avere consapevolezza è gia metà del cammino. Il nostro Paese, e non solo, vive un momento di infantilismo coatto: rimani giovane fino a cinquant’anni, salti da un lavoro all’altro, vivi con mamma perché non hai un contratto e non puoi permetterti un mutuo, tanto meno puoi avere il coraggio di sposarti o avere dei figli. Insomma: non divieni nulla, e questa é la morte della persona. Fino a qualche generazione fa avevi un’identità, ai tempi dei miei genitori ti potevi presentare e descrivere per filo e per segno: eri una moglie, magari un’insegnante, un’italiana, etc… Adesso non sei italiano ma europeo, se lavori non lo puoi dire perchè lo fai “in nero”, in genere non sei sposata ma hai un compagno, insomma non sei. Vivi, ti adatti a delle situazioni come ci si adatta ad un vestito di una taglia inferiore, con fatica. E se non sei contento sei uno che non sa vivere, non sei flessibile. Il male di questi ultimi anni é l’ansia, ovvero vivi in uno stato di perenne allerta. E come vivere altrimenti? L’uomo é desiderio continuo di sintesi, di definizione, il ventaglio di possibilitá che abbiamo dispiegato davanti a noi alla nascita, mano mano si riduce e questo é sano: lavorare a seconda della propria vocazione, sposarsi o meno, vivere in un paese o meno, praticare una religione o meno, tutto questo ad un certo punto va risolto. Ma ora non è piú così, é come se le possibilitá rimanessero sempre in potenza davanti a noi, ma mai in atto.

E allora ecco l’uomo eroso nella sua essenza: in nome della libertà di fare ed essere tutto non riusciamo piú a mettere a fuoco chi siamo, a discernere direbbe sant’Ignazio, la nostra vocazione, il bene dal male. E ci accontentiamo di rimanere schiavi, perché di questi tempi devi essere contento anche se lavori e non sei pagato.

Senza ideologie, ma farebbe bene una rispolverata del Marx filosofo, che mise bene a fuoco questi meccanismi, prevedendo quanto saremmo diventati schiavi.

L’antidoto? Proprio mi sfugge, ma la strada é, per quello che mi riguarda, di non perdere di vista il valore di quello che si fa e di come lo fai, anche se ti fanno credere che “fuori uno se ne fa un altro”. Non è vero. Dire qualche no poi e puntare i piedi qualche volta, può essere estremamente liberante e pedagogico.

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Giovane mamma e moglie, scrivo per capire. Ho una formazione internazionale, da settembre ho intrapreso un secondo corso di studi in filosofia, presso un ateneo pontificio. Parlo tre lingue, mi interesso soprattutto di relazioni internazionali e di religioni: cerco di vedere come la prospettiva cristiano – cattolica possa aiutare a convivere pacificamente

  • Betulla

    Bella, triste e piena d’angoscia, questa tua lettera. La via d’uscita da questo sistema è partire dal basso, creando piccoli cerchi di lavoro ,onesto, leale , elencando in un foglio tutti gli impedimenti che lo stato ha messo per soffocare le imprese private e quindi la libera iniziativa del singolo. Ieri parlavo con una coppia di ragazzi che hanno aperto una piccola merceria, (solo perchè i genitori avevano la proprietà di un magazzino, altrimenti girerebbero ancora i pollici)e mi hanno elencato tutti gli impedimenti ( tasse e pratiche burocratiche) che dovevano affrontare e sostenere per portare avanti la loro “eroica” iniziativa. Parliamo di fatti concreti ,perchè altrimenti non ne usciamo da questo empasse, che sta distruggendo il futuro nostro e dei nostri figli.

  • Bello, auguri ai tuoi amici, il coraggio verra’ certamente premiato!

  • Un Cireneo

    Molto bella, nella sua tristezza, la tua riflessione di denuncia, Gavina.
    Direi anche drammatica, perchè tu sei una mamma, ed io sono un papà, e ci preoccupiamo non tanto per noi quanto di quella società e di quei valori che lasceremo ai nostri figli.

    La trovo bella perchè vai alla radice del problema, senza nasconderti dietro sovrastrutture inanimate di cui spesso si sente parlare come causa di tutti i mali: la finanza, le banche, lo Stato, il capitalismo, il consumismo, ecc.

    Il problema che tu rilevi, e che avevi già accennato, è antropologico. Il problema siamo noi. E’ l’uomo. E per questo non vedi soluzioni. Se il problema fossero le banche, la finanza, il Pil, si troverebbe una norma, un organismo che ci aiuterebbe nel contesto drammatico in cui viviamo.
    Ma se il problema è l’uomo?

    Permettimi di sottoporre alla tua attenzione una tua frase: “Ci accontentiamo di rimanere schiavi”.
    Sei sicura che siamo consapevoli di essere schiavi?
    Un volta la schiavitù veniva posta dall’esterno dell’uomo, da altri uomini. Il faraone e gli ebrei, il colonialismo, l’aristocrazia, ecc.
    Oggi è l’uomo stesso che si incatena con le proprie mani. E’ più schiavo dell’uomo del passato senza saperlo. Non ne è più consapevole. Scriveva Heidegger che mai l’uomo, come nel tempo della tecnica, la nostra epoca, ha saputo meno dell’uomo. Bravo a costruire congegni, incapace di di capirsi e di capire gli altri uomini.
    Se solo se ne rendesse conto…..

    Chiudo il mio intervento con un titolo di un libro bellissimo di Primo Levi: Se questo è un uomo!
    Ciao.

  • E adesso ve ne siete accorti!?In Italia se non hai raccomandazioni non vai avanti;Chi comanda ;fosse anche il becchino del cimitero;ha potere e come diceva la bonanima du Andreotti;il potere logora e chi piu du lui ,ne sapeva qualcosa?Siamo in uns finta democrazia siamo in una dittatura fantasma;rendetevene conto da cio Che Gavina ha detto sulle multinazionali del commercio USA Verso l Italia!i cittadini non Hanno avuto voce!questa vi pare democrazia??brava Gavina un bell articolo!

  • Condivido tantissimo il pensiero di Heidegger sulla tecnica, anche se molto radicale. Non resta che “essere per la morte”, come diceva il filosofo, e non é un monito ma una constatazione che, la costante memoria mortis, ci fa vivere la vita in maniera piú spirituale. Se tutti riuscissimo parzialmente a farlo, credo il mondo sarebbe molto migliore!
    E’vero Giuseppina, questo malcostume é molto antico, ma ormai si accompagna ad altri fattori che lo rendono insopportabile, non ci si puó veramente adattare oltre…
    Grazie per gli spunti…

  • La soluzione é, il sistema politico corrotto va eliminato,ridurre il mumero di parlamentari e ridurre i loro stipendi e tutti i favoritismi politici.Piu trasparenza a cominciare dalle banche e sistemi di controllo sulle operazioni in esse;diminuizione delle tasse,incentivi statali ai giovani che iniziano prima attivita lavorativa.Tutto é corrotto in Italia,da sempre!

  • Un Cireneo

    L’esser-ci per la morte di Haideggar, però, non è l’esser-ci per la morte che tu giustamente descrivi.
    Il pensiero della morte può essere una strada sana che apre alla vita.
    Se veramente credessimo che la morte è vinta.
    Se veramente credessimo in Colui che ci aspetta oltre la porta.
    Tante, tante cose di questo mondo si rivelerebbero per quello che sono.
    Tante, tante scelte su cui dibattiamo oggi, perderebbero di significato.
    E le persone potrebbero veramente essere serene e felici.
    Mah, dobbiamo farei i conto con quello che c’è e non sognare quello che non c’è.
    Grazie a te.

  • Betulla

    Un [email protected] Se il problema fossero le banche, la finanza, il Pil, si troverebbe una norma, un organismo che ci aiuterebbe nel contesto drammatico in cui viviamo.
    Ma se il problema è l’uomo?
    Il Pil ,lo stato, la norma, non sono dati inanimati, ma meccanismi posti in essere dall’uomo. Quindi il problema è l’uomo, va bene e condivido che alla base sia questo il nodo centrale. Ma fatte queste analisi, sacrosante, dovremmo adoperarci per impedire che la “corruzione ” continui la sua avanzata. Ma quanti di noi sono disposti? Perchè il lavoro da fare è capillare. Qui sta la vera rivoluzione. Io credo molto nei giovani e loro sono l’unica speranza perchè si possa uscire da questa gabbia dei leoni, affamati di potere e di soldi , che costruiscono il loro successo continuando a gettare fumo negli occhi, trovando nuove forme ,più sofisticate di corruzione. Le grandi conquiste avvengono con piccole battaglie quotidiane, ferme e decise.

  • Un Cireneo

    Betulla, capisco bene il tuo punto di vista.
    La corruzione di cui parli è, prima di tutto e sopra tutto, corruzione morale.
    Gli adulti di oggi, corrotti economicamente e moralmente, erano i giovani di ieri.
    Sperare nei giovani è, da una parte, delegare ad altri lo sforzo per attenuare il problema (è la nostra generazione che deve fare) e, dall’altra, caricarli di responsabilità che non possono sopportare. Anche loro sono figli di questi tempi; le loro famiglie o non-famiglie, lo Stato o il non-Stato, sono il modello in cui crescono.

    Io lavoro con i giovani.
    Lo sai che tanti tra loro stanno lasciando il Paese? I migliori, quelli con la più alta istruzione. Perchè non c’è lavoro. Nel silenzio complice e colpevole di noi adulti, nel nostro immobilismo, pronti a sfilare per avere 50 euro in più in busta paga ma non per batterci per i pensionati, per i giovani, per i disoccupati, contro uno Stato che butta i soldi (lo sai quanti commissari straordinari alla “spending review” sono stati pagati con i nostri soldi e hanno prodotto documenti che giacciono inutilizzati in qualche faldone di archivio?).
    Gutta cavat lapidem. Serve però il tempo. Che rischia di non esserci più. Anche perchè le gocce sono sempre meno, sempre meno grandi, sempre più stanche e disilluse.

  • Un Cireneo

    Betulla, quando leggi notizie come queste, che sono proprie di tutto il mondo occidentale, capisci che siamo alle porte di un nuovo Evo e non siamo minimamente attrezzati per prevedere cosa accadrà.

    http://www.theguardian.com/world/2016/may/23/no-religion-outnumber-christians-england-wales-study?CMP=fb_gu

  • Betulla

    @Un Cireneo, tu lavori con i giovani io ho 5 figli e un marito. Per le attività che svolgo , sono a contatto con molti giovani , anche se in questo momento mi occupo di bambini. Sono al corrente delle sperequazioni economiche di cui siamo tutti vittime .Non sono d’accordo quando dici che sperare nei giovani è delegare, perchè avendo formato dei ragazzi sani moralmente, quindi, onesti, leali e lavoratori, mi posso permettere di sognare che loro qualcosina contribuiranno a fare per migliorare le situazioni in cui vessiamo tutti. Per restare nel proprio Paese ci vuole un po di coraggio, e accontentarsi di guadagnare meno . Il piccolo è questo. Tanti piccoli fanno il grande. Le responsabiltà gliele abbiamo caricate da qualche anno addietro, infatti la crisi di oggi è una morte annunciata già da parecchi decenni, solo che il boom del benessere ci ha storditi tutti quanti ( i nostri genitori), illudendo la massa che si era di fronte a un nuovo mondo. Se tutti andranno all’estero ( esodo già in atto), non faremo che lasciare andare alla deriva il nostro bel Paese.

  • Betulla

    Scusa, ma non leggo correntemente l’inglese, e potrei capire in parte il contenuto, magari sviandone il significato di fondo.

  • Paola

    Un Cireneo, sereno. E’ sempre lo SS che guida la storia. Dove Lui vorrà.

  • Un Cireneo

    Paola, l’opera di Dio si avvale degli uomini.
    Non possiamo sederci sulla riva e aspettare.

    E’ doveroso leggere i segni dei tempi e darci da fare, alla luce del famoso detto di Sant’ Ignazio di Loyola: «Agisci come se tutto dipendesse da te, sapendo poi che in realtà tutto dipende da Dio».

  • @Gavina
    Grazie per il tuo articolo e per i tuoi interventi. Grazie anche per i commenti di Un Cireneo e degli altri. Credo che questo blog sia, nel suo piccolo, una delle “gutte” di cui parlate

  • E’bello avere questa possibilita’di scambio: contribuisce sempre ad andare piu’a fondo nelle riflessioni.
    Buona giornata a tutti.

  • Paola

    Hai ragione, Un Cireneo, quando scrivi “E’ doveroso leggere i segni dei tempi e darci da fare”.
    Meglio, a mio avviso, “è doveroso” cercare di capire perché è così poco attraente, dall’esterno, la vita dei figli di Dio. Forse perché, mossi da una missione di portare Dio agli altri, ci dimentichiamo che gli altri siamo noi, che noi siamo i primi che abbiamo bisogno di sentire lo sguardo di amore di Lui sulla nostra vita.
    Ti invito ad ascoltare la bella lezione di don Giulio Maspero che trovi qua sul blog. Per essere padre, che ama e accoglie l’altro, bisogna sentirsi figli bisognosi di essere accolti e perdonati.
    Quante volte noi non riusciamo a sentirci figli perché ci sentiamo investiti della missione di padre? Della missione di “darci da fare” come scrivi tu? Invece, forse, l’unica missione e darci per amare l’altro.
    Solo se ti senti figlio, sempre bisognoso di perdono e dunque di amore, puoi guardare all’altro senza la rigidità di un padre che porta avanti una missione, senza la rigidità di chi pensa di non dover/poter sbagliare, perché padre, e così ad ogni sbaglio si irrigidisce di più.
    Non so se mi spiego.
    A volte basterebbe smettere di fare e solo un po’ riposarsi con Lui e con l’altro che Lui ci ha messo davanti e quello già basterebbe a portare il bonus odor Christi nel nostro pezzo di mondo …

  • @Paola
    Si la parabola del figliol prodigo è sempre attuale

  • Un Cireneo

    Paola, mi sembra che si confondano due diversi piani.
    Il primo è legato all’oggetto del tema trattato da Gavina che non è direttamente legato all’approccio pastorale nei confronti degli altri.

    Il secondo è l’idea di alcune persone che scrivono in questo blog che esistano i cristiani misericordiosi che fanno ponti ed entrano in relazione con il prossimo, e cristiani ipocriti, giudici con il dito puntato, che sono sempre stati con il Padre ma non lo hanno mai capito, come il fratello maggiore della parabole del figliol prodigo da poco richiamata.

    Ecco, non è così, a mio avviso. Credo di sapermi anche io, sia pure con moderazione e senza particolari acuti, relazionare con gli altri. Sulle questioni spirituali non punto il dito affermando, come nel famoso film con Benigni e Troisi: “Ricordati che devi morire”. Ascolto anche io le loro storie e non mi pongo come giudice ma neanche come Padre. Tra l’altro vorrei far notare che noi siamo fratelli e sorelle, figli nel Figlio di un unico Padre. Quindi l’amore che possiamo trasmettere non è mai quello del Padre ma quello dei fratelli; umanamente sai che è diverso (Sì, cristo lo ha fatto ma Lui è una sola cosa con il Padre).

    Se ne ho l’occasione, parlo di Dio, del Suo amore, di Suo Figlio, e anche degli insegnamenti della Chiesa, spiegandoli per come li conosco e sottolineando la grande misericordia di Dio che è sempre pronto a perdonare i PECCATI. Il Diario della Divina Misericordia è uno dei testi più cari e riletti della mia collezione.

    Dire le cose come stanno, sempre a mio avviso, oltre ad essere evangelico, è anch’esso un atto di misericordia (spirituale). Mi guardo bene, e magari sbaglio, dal cadere in quella che chiamo la trappola della “melassa della misericordia” tramite la quale far credere che tutti i comportamenti siano uguali, che si può continuare a sbagliare tanto c’è la misericordia di Dio e magari far arrivare a credere che alcuni atti non siano per nulla peccato, sottolineando che sono peccatore io prima di loro.

    Sono anche convinto dell’importanza dei laici di insegnare, certamente con i propri comportamenti, sempre imperfetti, ma anche trasmettendo le verità e le certezze accumulate nel patrimonio della tradizione bimillenaria della Chiesa.
    La trasmissione della fede è sempre avvenuta così.

    Non siamo tutti allo stesso livello né abbiano le medesime capacità di approfondimento. Parlando con le persone trovo abissi di ignoranza, cioè persone che ignorano gli insegnamenti della Chiesa ed i motivi sottesi a quegli insegnamenti. Ti è mai capitato di notarlo?

    Sul fatto poi che l’atteggiamento accondiscendente possa aiutare, ho qualche dubbio. Nel senso che dipende sempre dalla persona che hai davanti. Ci sono persone che stanno lasciando la Chiesa cattolica perché la trovano troppo confusionaria negli insegnamenti, “rammollita” mi hanno detto. Proprio pochi giorni ha ho parlato con un ragazzo della Confraternita di San Pio X che mi diceva che negli ultimi mesi sono arrivate 200 nuove persone. E, forse sembrerà strano ma non a me, non persone qualsiasi ma giovani, giovani disamorati dal lassismo della Chiesa cattolica. E questo accade anche negli Stati Uniti (verso movimenti più “duri”) e in altri Paesi del mondo occidentale
    Siamo tutti diversi e meno male che si sono ancora, all’interno della Chiesa, persone che la pensano in modo diverso.
    Rispetto ogni altra posizione. Spero di aver chiarito la mia.
    Ciao.

  • Tres

    A volte ce ne andiamo verso alcune realtà più “dure” per motivi di identità. Far parte di qualcosa che dice chiaramente chi sei e come fare per esserlo sembra rendere più facile conoscerci, ci dà un’identità sociale, di gruppo, ben precisa e riconoscibile. Ma conoscersi e riconoscersi in qualcosa sono due cose molto ma molto diverse.
    Credo che uno dei “problemi” della misericordia è che esiste solo in un rapporto personale tra Dio e me. Solo io e, soprattutto, solo Lui, sa perché ho bisogno di misericordia e come ne ho bisogno. Solo io so chi sono agli occhi di Dio e Dio lo dice solo a me chi sono. Decisamente meno semplice e meno definitivo di un’identità di appartenenza.
    Secondo me, quindi, non è un problema di lassismo ma di libertà.
    Mi interesserebbe ascoltare qualcuno di questi giovani in fuga dal lassismo della chiesa cattolica. Io trovo la Chiesa molto esigente come madre, esigente proprio perché misericordiosa. Mai provato a perdonare un figlio che si aspettava una punizione?
    Un figlio che ha sbagliato, un figlio che sa che tu lo sai che ha sbagliato, che viene perdonato diventa un altro. La misericordia ha una forza incredibile.

  • @Tres
    Trovo spesso cattolici intransigenti che sono come le persone che descrivi

  • Un Cireneo

    Tres, che i giovani (e non solo) stiano abbandonando la Chiesa è un dato di fatto, analizzato in diverse indagini.
    Personalmente credo che tra i tanti problemi vi sia la scarsa formazione, capacità di far vedere la bellezza di Gesù e della vista cristiana.
    Io ho riportato ciò che mi ha detto, magari in modo un po’ interessato, questo ragazzo a proposito della sua esperienza nella congregazione di San Pio X.

    Io sono convinto Tres, per esperienza personale ma anche per riflessioni successive, che è solo la misericordia di Dio, che si può sperimentare nell’incontro con Cristo, che redime.
    E se tu desideri essere lo strumento del quale Gesù si può servire, devi portare Lui, devi favorire l’incontro con Lui, il solo che redime, perdona, salva, dà senso alla vita.
    E’ Lui che ristora che oppressi che rende leggero il nostro giogo.
    Noi non possiamo portare altra misericordia che quella di Dio, quella che abbiamo sperimentato dall’averLo incontrato Dio, solo quella ha una “forza incredibile”. Nella nostra vita possiamo aspirare ad essere uno specchio (sempre affetto da aberrazione) che rifletta, in modo più o meno pallido, la Sua misericordia. Ma se la misericordia è di Dio e nasce dall’incontro con Lui, devi portarLo per intero, devi far conoscere il Suo Figlio nella Sua totalità e non cancellando quelle cose che all’altro possono non piacere o anche dispiacere.

    Dunque Gesù va portato per intero, nella totalità di ciò che Lui ha detto e fatto, nella pienezza dell’amore ma anche nella fermezza con cui Lui ha denunciato e combattuto il male.

    Io sto riflettendo in questi giorni sulla prima Lettera ai Galati, magari può essere utile anche a te:
    “Mi meraviglio che così in fretta da colui che vi ha chiamati con la grazia di Cristo passiate ad un altro vangelo. In realtà, però, non ce n’è un altro; solo che vi sono alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire il vangelo di Cristo. Orbene, se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato, sia anàtema! L’abbiamo già detto e ora lo ripeto: se qualcuno vi predica un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anàtema!
    Infatti, è forse il favore degli uomini che intendo guadagnarmi, o non piuttosto quello di Dio? Oppure cerco di piacere agli uomini? Se ancora io piacessi agli uomini, non sarei più servitore di Cristo!
    Vi dichiaro dunque, fratelli, che il vangelo da me annunziato non è modellato sull’uomo; infatti io non l’ho ricevuto né l’ho imparato da uomini, ma per rivelazione di Gesù Cristo.”
    Ciao.

  • -Noi non possiamo portare altra misericordia che quella di Dio, quella che abbiamo sperimentato dall’averLo incontrato Dio, solo quella ha una “forza incredibile”-
    E’ una grande verità Cireneo, se non lo si incontra personalmente, possono essere detti fiumi di parole e compiuti mille gesti che per quanto belli, commoventi, profondi, amorevoli non riescono a trasmettere pienamente la Sua Luce. Credo sia la “difficoltà” maggiore nella testimonianza di ogni cristiano.

  • Paola

    Un Cireneo, grazie della lunga risposta. Non trovo “tanta ignoranza”, come la descrivi tu. Trovo tanta “vita” intorno a me.
    Trova tanti errori, i miei ma anche degli altri.
    Ma sono donna e ontologicamente generativa, così la mia è una deformazione congenita!
    Dormici su e vedi se domani trovi qualcosa di bello da godere nel tuo panorama.

  • Tres

    Un cireneo perchè pensi che nel mio perdono di madre non ci sia Gesù tutto intero? Perchè pensi che donare la mia misericordia ad un figlio che ha sbagliato e che sa di aver sbagliato, non sia avvicinarlo a Dio? Quale scandalosa cancellatura di ciò che non piace a mio figlio vedi nel mio perdonarlo? Ne ho fatto esperienza quando si perdona, quando si ama, Dio passa tutto intero.

  • Betulla

    Io penso che oggi, soprattutto oggi, con la confusione generata dal relativismo imperante, la verità deve essere detta con estrema chiarezza, con carità, senza ombre che possano dare adito a interpretazioni sbagliate.

  • Tres

    Io credo uncireneo che dovremmo avere più fiducia sulla nostra capacità di amare e , quindi, di testimoniare Dio.

  • Un Cireneo

    @Tres
    Basta amare un figlio per portare Dio? Basta amare l’altro per portare Dio?

    Non so. Dove c’è amore c’è sicuramente Dio, ma in nuce. Non a caso la trasmissione della fede è sempre avvenuto in famiglia dove ai figli, che guardano comportamenti che sentono belli ma che probabilmente non possono capire, si fornisca la chiave ermeneutica di quell’amore, parlando di Dio. Mi ricordo che mia nonna mi ha fatto conoscere Dio, rispondendo alle mie domande, portandomi con lei in Chiesa tutti i giorni (non perdeva mai una giornata per dire una preghiera a Gesù).
    Se non fai conoscere esplicitamente Dio, se manca la conoscenza di Dio, rimane certamente l’amore umano, molto bello e caldo, ma manca la fonte di quell’amore. Quell’amore che riscalda anche se manca la persona; quell’amore che ti rende veramente speciale perché, meraviglia delle meraviglie, vi è Dio che ha deciso di morire per me, perché io, creatura finita, sporca e misera, sono importante ai suoi occhi. E che importanza!

    Ma parlare di Dio è parlare della sua misericordia e della sua giustizia, di ciò che ci rende uomini e di ciò che ci abbruttisce. E’ doveroso, come credenti e fratelli, parlare anche di ciò che non va e che allontana l’uomo dalla sua condizione di splendore.

    Un figlio è una cosa speciale, vi è un amore del tutto particolare. E, nonostante ciò, credo anche tu non ti sottrai al dovere di un genitore di sgridarlo, riprenderlo, correggerlo. Forse, se e quando necessario, dargli anche qualche scapaccione. Il perdono che tu dici in genere arriva sempre dopo che il figlio riconosce l’errore. Se non lo fa, tu non cessi di amarlo ma, proprio perché lo ami, cerchi di fargli capire che ha sbagliato.

    L’amore di un genitore verso i figli è l’amore di Dio verso ogni persona.
    Non può essere, se non per grazia di Dio, l’amore dell’uomo verso altri uomini uguale all’amore di un genitore verso un figlio.
    Se tu dovessi decidere se salvare tuo figlio o un’altra persona, fossero anche altre 10, 100, 1000 persone, tu sceglieresti sempre tuo figlio.

    Solo Dio ha scelto di sacrificare il proprio Figlio per noi.
    Perché noi siamo veramente tutti Suoi figli.

  • Un Cireneo

    @Paola.
    Oh sì che c’è vista. La vedo anche io.
    Ma una vita che spesso ignora Dio e non conosce i fondamenti della religione che definisce propri e che non perde occasione di criticare.

    E’ vero. L’essere donne e madri vi rende speciali.
    Io sono veramente convinto che c’è tanto da imparare dagli altri.
    Ciao

  • Paola

    Un Cireneo, tu scrivi: “Ma una vita che spesso ignora Dio e non conosce i fondamenti della religione che definisce propri e che non perde occasione di criticare”.
    Anche se la vita ignorasse Dio, Lui non smette di occuparsi di ogni e tutta la vita.
    Conoscere i fondamenti della religione, come scrivi tu, è altro da avere una vita in Cristo.

  • Per avere una vita in Cristo, Cristo bisogna conoscerlo. Dio non smette di occuparsi di ciascuno anche se lo si ignora, ma la consapevolezza della sua presenza dà un’altro valore e un’altro sapore all’esistenza. Si trascende il “semplice” amore umano. Se non esce mai che i nostri gesti, le nostre parole, i nostri pensieri sono radicati in Cristo (ovviamente con tutti i nostri limiti) come possiamo trasmetterne la conoscenza? O sbaglio?

  • Paola

    Non so Miry dove vuoi arrivare.
    Altro è la conoscenza; altro la relazione.
    Come dire che se mi leggo tutti i manuali di pedagogia poi divento una buona mamma.
    Ma se mentre studio, non mi vivo i figli, la mi è pura conoscenza teorica.
    Così Gesú è una persona da vivere e che vive in me e che passo agli altri quando amo; più che una storia da studiare e trasmettere.
    Non so se mi spiego …

  • Un Cireneo

    E’ vero Paola.
    Però dopo che l’hai incontrato desideri conoscerlo. E lo conosci nella Chiesa. Oppure il cercarlo prima di incontrarlo può essere la chiamata personale per l’incontro.

    Di certo, come sostiene Papa Bendetto XVI, è opportuno fondare la fede anche sulla ragione e sulla conoscenza. Sarebbe irragionevole non conoscere nulla di un Dio che ti ama.

    Inoltre, cosa spieghi a tuo figlio se non sai nulla? Ritorno su questo tema perchè, da una parte, queto è stato il modello tradizionale di trasmissione della fede. E lo rimane tutt’ora in molte religioni.
    Dall’altra, avendo fatto il catechista per gli adulti, lì sì ho visto ignoranza profonda. Non sapevano rispondere alle domande più elementari dei loro figli e chiedevano a me cosa dire!
    Ciao.

  • Un Cireneo

    Miry, sono d’accordo con te, come avrai capito.
    Ciao.

  • Paola

    Non ti so dire Un Cireneo.
    Sono dell’OD da sempre e professore universitario da un po’.
    Ma i miei figli vedono solo lo sguardo da innamorata.
    Tutti i miei discorsi non li ascoltano.

  • Un Cireneo

    Doppi auguri (Opus e prof).

    A te sembra che non ascoltino. E’ un seme che sboccerà a tempo debito. che sarebbe sterile senza l’amore e le attenzioni della loro mamma.

  • Betulla

    Paola, comunque studiare qualche libro di pedagogia, aiuta a sciogliere alcuni dei nodi educativi che s’incontrano durante il percorso di crescita dei figli.

  • Paola, hai ragione quando dici che trasmetti Gesù quando ami e quando lo vivi, è sicuramente la parte migliore e la conferma del tuo credere. Ma se non lo accompagni anche con la “teoria”, per i tuoi figli, o per le persone a cui vuoi testimoniarlo rimarrà un’estraneo. Qualche anno fa ho avuto anch’io esperienza di catechista. L’ultima classe che ho avuto l’ho accompagnata dalla quarta elementare fino alla Cresima. Questi bambini di nove anni, che avevano già fatto la Prima Comunione fra tante altre lacune confondevano il Natale con la Pasqua e far loro ricordare il momento della nascita o quello della morte e resurrezione collegato alle relative feste è stata veramente dura. Ci ho impiegato tre anni perchè Gesù non faceva parte ne’ della loro, ne’ della vita dei genitori. Quindi mi chiedo: se non sai che Lui è morto per noi; che ha portato un esempio di vita; che la gentilezza, l’aiuto, l’amore verso il prossimo sono gesti che non si fermano qui, ma traghettano nell’eternità, la sua figura non rischia di sbiadirsi fino a sparire completamente? I tuoi figli vedono solo lo sguardo da innamorata, bellissimo, ma tu lo sai che col tuo si fonde quello di Dio, loro ancora no (mi par di ricordare che sono ancora piccoli). Sarai tu che glielo spiegherai, nei tempi e modi che riterrai più opportuni. Quando da figlia prodiga ho deciso di tornare, ho sentito sicuramente il richiamo nel mio cuore, ma mi tornavano anche alla mente tutte le cose che mi avevano raccontato di Gesù e, riprendendo il Vangelo, mi sono resa conto di quante cose avessi dimenticato, o mai saputo.
    Buonanotte (o buongiorno) a tutti.

  • Bisognerebbe principalmente essere educatori dei propri figli nella fede portandoli a messa,finche si può e dare esempio di rettitudine morale nei comportamenti in casa e fuori con gli altri.Gia nel tipo di educazione e di valori che si trasmettono si é buon genitori,altrimenti dalle cose che scrivete sembra che chi é dell opus o prof universitario,o legga libri di pscicologia sia un buon genitore.Può essere un buon genitore una persona e povera che trasmette buoni valori ai suoi figli,come al contrario non lo può essere una persona colta che ha dato tutto materialmente ai suoi figli,soldi e liberta ma come genitore non ha trasmesso nulla di sostanzioso.

  • Gesù non lo si spiega,lo si vive e vivendolo lo si trasmette

  • Paola

    D’accordissimo con Onda.
    Miry, mi pare tu descriva la prima fase, quella intellettuale. Ottima. Anche molto gratificante. Di ci sale in cattedra e insegna. A me poi viene davvero facile… Poi però arriva l’amore. Se arriva. E si perde un po’ di certezza nella capacità della mente umana di conoscere l’Altro. E allora invece di insegnare ciò che è poco contenibile nella nostra piccola mente (come l’oceano nella buca di cui S, Agostino) cerchi almeno di guardare l’altro. E forse è tutto quello che Lui ci chiede. Smettere di insegnare con giri di parole che sono suoni aridi e iniziare a guardare col Suo sguardo. Soprattutto i figli.

  • Un Cireneo

    I due momenti non si escludono. Anzi, personalmente ritengo un errore separare il momento “intellettuale” da quello dell’amore.

    Se facessimo come dite, dovremmo per conseguenza affermare che Gesù non abbia incontrato il Padre se non intellettualmente oppure che tutti i presbiteri parlino per via eminentemente intellettuale e non abbiano nessuna esperienza dell’amore.

    L’amore non lo contieni né lo capirai mai fino in fondo.
    Ma dell’amore puoi parlare. Anzi devi parlare.

    E lo puoi e devi fare proprio perchè lo ha fatto Gesù.

    Questa è stata la via ,tra l’altro, che ha permesso di superare il problema sulla raffigurabilità di Dio (gli ebrei e i mussulmani non possono raffigurarlo). Per i cristiani Dio ha assunto un Volto, ha preso un corpo. La Parola si è fatta carne e ha parlato come Parola eterna. E nel farlo non ha mai smesso di amare il Padre e l’uomo.

  • Scusate, fatico a spiegarmi, non credo di essere su posizioni distanti dalle vostre. Provo con un esempio. Se sai che Gesù ha detto in un contesto specifico “ero straniero e mi avete accolto”, quando vedi il Papa o qualsiasi persona che con amore mette in pratica questo, comprendi bene cosa voglia dire vivere il Vangelo ed è sicuramente questo il momento in cui “parole aride” prendono luce e vita. Ma se non lo sai, rimane un gesto qualsiasi, che puoi approvare oppure no, fa lo stesso. Si appoggia tutto sulle “tue” sensibilità e coscienza. Considero insegnamento e vita come due facce della stessa medaglia in cui l’insegnamento è il retro, la parte nascosta, quella meno bella, ma comunque parte integrante.

  • …Non avevo ancora letto il commento di Un Cireneo, che sicuramente ha una capacità di esporre e di chiarire di gran lunga migliore della mia.

  • Chiaro
    @Cireneo che ci vuole poi un approfondimento e conoscenza basilare della nostra religione.Ho dovuto imparare al catechismo ai bambini le preghiere fondamentali come angelo di Dio,salve regina e parlare di Gesù per farlo conoscere;conoscendolo lo si ama.Preghiere che già dovevano essere trasmesse dai genitori.Poi la Parola la si ascolta e conosce frequentando la chiesa.Stiamo parlando di bambini.Comunque i primi educatori alla fede sono sempre i genitori

  • Scusate insegnare ai bambini volevo scrivere

  • Le due cose
    @Cireneo si integrano.buona giornata a te e a tutti

  • Un Cireneo

    I bambini crescono e da ragazzi pongono domane più impegnative – la morte, la sofferenza, l’amore, il senso della vita, le scelte – e devi essere pronto, cioè preparato e con Gesù nel cuore, per abbozzare una risposta.

    Gli adulti possono porti domande a cui ti chiedono di rispondere o tu puoi porre domande agli adulti che possono contribuire ad innescare un processo virtuoso.

    Esatto Onda, l’amore e la conoscenza si integrano, come tantissime cose della vita cristiana.

    Per chi avesse dubbi, potrebbe essere utile rileggere l’enciclica Fides et Ratio.
    http://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_14091998_fides-et-ratio.html

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