Blog / Renato Pierri | 30 Marzo 2016

Lettere di Renato Pierri – Castità non desiderata nel terzo millennio

 

 

Marzo 2016, terzo millennio. Una studentessa universitaria di venticinque anni, riferisce sul blog “Come Gesù” del prete e scrittore Mauro Leonardi (vedi L’Huffington Post), che in passato ha avuto rapporti con diversi fidanzatini, ma che adesso con quello attuale, che intende sposare, ha deciso di mantenersi casta fino al matrimonio. Niente di male, ovviamente, anzi tutto di bene se la faccenda le fa piacere, e non dà troppo fastidio al futuro sposo. Ma il fatto è, anzi, il fattaccio è che la faccenda non le fa per niente piacere. La studentessa universitaria venticinquenne svela che in questo periodo si è “avvicinata timidamente alla Chiesa” e per questo ha preso l’importante decisione. Le faccio notare che sbaglia se ha preso la decisione non perché lo desidera lei, ma perché teme di fare peccato. E le dico che la Chiesa sostiene qualcosa che non esiste né in cielo e né in terra, quando afferma che l’unione di due persone adulte e responsabili è peccato. E lei timidamente replica: “Sì, anch’io come lei questo peccato non lo capisco, però se ho rapporti col mio ragazzo poi non posso fare la Comunione”. Adesso si dovrebbe comprendere perché ho ricordato che siamo nel terzo millennio e non nel medioevo. Come mai, viene fatto di chiedersi, la Chiesa si appella sempre alla natura (natura biologica, soltanto biologica), quando parla di famiglia, di morte, di omosessualità, e se ne dimentica nel caso in questione, oppure quando obbliga colui che sente la vocazione per il sacerdozio, ad abbracciare il celibato? Che cosa c’è di più naturale della unione sessuale di due persone che si amano? E dove il male soprattutto se ad essere attratte l’una verso l’altra sono due persone adulte e responsabili? E dove il male se tale unione non reca danno a nessuno?

Renato Pierri

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