Blog / Lettere | 11 Marzo 2016

La Lettera di Stefano70 – Il ponte con il popolo dei non credenti

Stefano70 ha proposto l’intervista di Avvenire che abbiamo pubblicato ieri accompagnandola con queste due mail che mi sembrano di particolare interesse per chiarire il lavoro che stiamo cercando di portare avanti con il blog.
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Buon giorno don Mauro,
pian piano sto capendo meglio il tuo punto di vista.

A tale proposito ti allego un articolo pubblicato oggi su Avvenire.
Tra i tanti punti interessanti, cito la seguente frase:
«Troppo spesso la preoccupazione di tipo morale, certamente comprensibile – ha sottolineato il direttore dell’Ufficio Cei – ha oscurato l’annuncio, facendo corto circuito con una società che ha smarrito le connotazioni morali, e dove è evidente la frattura tra amore, sessualità, procreazione. Eppure, di fronte alle tante vittime della fluidità dell’amore non possiamo perderci d’animo».

Il tema è certamente l’accoglienza ma anche la constatazione dello smarrimento della tensione morale, unitamente alla separazione tra amore, sessualità e procreazione.

Sono convinto di ciò. Tu hai messo in campo una tua proposta di dialogo. Quale è l’aspettativa e quali sono i primi riscontri?

E’ possibile pensare che le regole morali non siano rilevanti all’inizio del percorso e vengano via via introdotte a mano che il catecumeno capisca e cresca nella fede?

In questo modo, tuttavia, non c’è il rischio di snaturare l’insegnamento di Cristo (rischio ovviamente presente anche e, forse, soprattutto nell’applicazione meccanica delle regole)?

Ti ringrazio di cuore per il tempo e la pazienza che hai.

Un caro saluto
Stefano
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Grazie don Mauro.
Il ponte con il popolo dei non credenti, con coloro che si sono allontanati dalla Chiesa o, forse, non si sono mai avvicinati, lo stai cercando solo sulle unioni omosessuali?
Ti chiedo inoltre: se la strada è giusta, ossia creare un cortile dei gentili che sia il più vicino possibile alla casa di queste persone utilizzando parole e mezzi di comunicazione a loro familiari, magari con qualche concessione su alcuni aspetti, per quale motivo non parlare anche degli altri temi? Perché in questo caso la tua posizione è più rigida e chiuderebbe la porta del dialogo? La mia esperienza di confronto (mi rendo conto che il dialogo non coincide necessariamente con il confronto. I due termini presentano pro e contro) su questi temi mi porta a dire che tra queste persone molte sono favorevoli alla stepchild adoption e all’eutanasia, ma decisamente meno all’utero in affitto.
Ti chiedo infine: secondo te il motivo per cui queste persone sono lontane da Dio e dalla Chiesa è la posizione del Magistero in tema di morale (su alcuni aspetti ho anche io alcune perplessità) e dunque ritieni che si possano riavvicinare facendo l’esperienza di una Chiesa più vicina alle loro posizioni sui temi morali?
La tua opinione mi interessa molto poiché il campione di persone che incontri e con il quale dialoghi è certamente più vasto del mio e, soprattutto, la sensibilità che hai sviluppato come “sacerdote-in-dialogo” può aiutare di più delle mie “chiusure”.
Buona serata.
Stefano
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Caro Stefano, la mia posizione è molto più semplice di come tu la descrivi. Non è una strategia studiata a tavolino. Cerco di mettere in pratica letteralmente quanto dice Papa Francesco nella Messa del 22 maggio 2013 del video qui sotto: si tratta semplicemente di riconoscere il positivo che c’è nei discorsi, nelle cose e nella vita che c’è negli altri. Questo non sempre è facile. Questa sera per esempio ho fatto inquietare dei buoni amici cristiani perché valorizzavo alcuni aspetti positivi che a me sembra ci siano nella posizione vegana, vegetariana e animalista. Per esempio ho detto che gli animali non torturano e che non sarebbe mai accaduto loro di fare come è successo nell’orribile delitto di cui parlano i giornali e che è avvenuto a un km da casa mia.

Ciao e grazie a te di essere sul nostro blog con tanto entusiasmo