Blog / Lettere | 29 Dicembre 2014

Lettera di una donna tradita dal marito con l’amica-parente

“Una donna s’innamora” è uno scritto composto da diversi mail che ho pubblicato nel blog nel 2011. La Lettera attuale è di una donna che per il momento desidera rimanere anonima, e che ha voluto scrivere per il blog una quarta possibilità, non contemplata nel mio scritto: quella di chi è tradita dal marito.

Leggo il blog da pochi mesi, sono andata indietro a curiosare gli articoli e ‘Una donna si innamora’ mi ha punta nel vivo. E’ vero, è tutto vero, noi donne non possiamo vivere senza essere innamorate. Ed è una iattura (un difetto di fabbrica?), perché quando non riusciamo a gestire con la volontà questa esigenza, questa urgenza che ci coinvolge tutte per intero, possiamo fare dei disastri enormi, distruggere vite, seminare dolore a piene mani, convincendoci e convincendo il malcapitato di avere diritto alla felicità, di essere a credito con la vita, costi quel che costi, anzi non mettiamoli neppure in conto i costi. Nell’articolo manca una quarta ipotesi, quella abitata dal male, quella che sto testando sulla mia pelle: lei (due figli ancora piccoli) lascia il marito, seduce quello di un’altra (nel mio caso io, che le sono parente stretta, quasi una sorella, ed è un dramma nel dramma), il quale a sua volta si gioca tutto, molla la moglie, abbandona le figlie. Dicono convinti e convincenti che non si sentiranno più, che il mio matrimonio è fallito a prescindere da lei, ma è una balla che raccontano sapendo di mentire. Restano in standby, intanto c’è la separazione, la sentenza, il trasloco, aspettando che le acque si calmino (cioè che io mi metta tranquilla, cerchi di rialzarmi dal mio dolore, peraltro inaspettato per loro, incomprensibile, ma come? quanto le ci vuole per trovarsene un altro che la consoli?) per tornare a vedersi. Perché lo dicono di non avere progetti, mentre in realtà uno a lunga scadenza ce l’hanno: lei è innamorata, dunque scaltra, come solo una donna (a sua volta precedentemente ferita?) che si è lasciata travolgere dall’innamoramento sa essere, e pazienza se lui non vuole assumersi le sue responsabilità a viso aperto con le figlie, col mondo…basta aspettare, quando i rispettivi genitori saranno morti, le figlie cresciute, magari nel frattempo schiatto pure io, che sono la disgraziata la cui ingombrate presenza ostacola i loro piani (perdonatemi il cinismo, ma capite che un po’ arrabbiata lo sia). Trincerandosi dietro a un silenzio ostile e ostinato, fanno finta di non accorgersi del male che fanno, tanto da apparire superiori a qualunque confronto con chi cerchi di farli ragionare, rientrare in se stessi. Mio marito è irritato da me, non sopporta che lo voglia perdonare, che lo aspetti fedele alla promessa, che lo ami nonostante tutto. Perché a loro basterebbe così poco, la benedizione mia, dei parenti, degli amici, forse semplicemente un’accettazione disinvolta, fosse anche rassegnata, e tutto andrebbe a posto, tutto sarebbe finalmente normale. Perché se loro sono felici, tutto il mondo sarà felice, figli in testa. Illusione vana, ora e finché morte non ci separi, visto che di persone felici, fra quelle coinvolte in questa squallida storia, non me ne viene in mente neppure una.
L’inganno del grande seduttore, del divisore che insidia il cuore delle donne (ma anche degli uomini, immagino) abita dunque, forse, lo spazio della nostra volontà: innamorarsi capita, l’amore si fa perché si vuole e si vuole perché si fa. Come il male, questo male, conseguenza, evitabile, della nostra libertà.
Ci si innamora seguendo il cuore, si ama quando si apre la porta del cuore e ci si mette dentro la testa.

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