
10 novembre – Libertà e libertinaggio
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:«È inevitabile che vengano scandali, ma guai a colui a causa del quale vengono. È meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli. State attenti a voi stessi! Se il tuo fratello commetterà una colpa, rimproveralo; ma se si pentirà, perdonagli. E se commetterà una colpa sette volte al giorno contro di te e sette volte ritornerà a te dicendo: “Sono pentito”, tu gli perdonerai». Gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe». Lc 17,1-6.
Gesù sa che lo scandalo a volte è inevitabile. Il peccato, la nostra fragilità e il cattivo uso della nostra libertà creano ostacoli a volte durissimi contro quell’armonia che era nel piano originario di Dio. La nostra libertà, d’altronde, è la condizione grazie alla quale possiamo amare e venir amati da Dio. Siamo liberi e non automi nelle mani di Dio. Gesù però condanna la volontà di permanere nel peccato, soprattutto quando lede i diritti dei più deboli: i bambini innocenti, fragili, indifesi.
