Articoli / Blog | 10 Ottobre 2020

Blog – La libertà religiosa può esistere solo se lo Stato difende dalle offese blasfeme

L’italica polemichetta sulla copertina “blasfema” di Vanity Fair in cui Chiara Ferragni è ritratta con i panni di una Madonna con bambino, ha rilanciato le ripetute dichiarazioni di Macron a proposito del “diritto di blasfemia”: queste ultime molto più importanti delle nostre se non altro perché coinvolgono il sangue che è stato versato nel tragico attentato di Charlie Hebdo.
Basta sapere che la parola blasfemia è sinonimo di bestemmia per capire subito che, proprio perché esiste ed è fondamentale il diritto alla libertà religiosa, non può sussistere alcun diritto ad offendere il credente in una religione. L’esercizio di ogni libertà incontra il limite del rispetto degli altrui diritti e questo principio indiscutibile deve essere tutelato nella maniera più rigorosa in uno stato che si onora di essere laico nel senso di essere pluralista, neutrale ed imparziale rispetto alle diverse fedi religiose dei propri cittadini.
Qualsiasi significato si attribuisca alla parola blasfemo, prima o poi si evidenzia che tale atteggiamento ha un contenuto offensivo e ciascuno di noi ha il diritto di essere protetto da questa offesa, da questa ferita. Tale azione di protezione dello Stato non solo non è contraria al principio della libertà religiosa ma la protegge. Diversamente, ferire dei credenti (non importa quale sia il credo) immette una violenza nella società che, a lungo andare è impossibile non far esplodere in altrettanta violenza. La libertà religiosa, la libertà di religione, è possibile solo se non si offende nessuno.

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Qui sopra i due video in cui, nel primo Papa Francesco, a proposito di Charlie Hebdo, disse “se uno offende mia madre gli do un pugno” e poi, nel secondo, quello in cui spiega che “in teoria, possiamo dire quello che il Vangelo dice, che dobbiamo dare l’altra guancia. In teoria, possiamo dire che noi abbiamo la libertà di esprimere e questa è importante. Nella teoria siamo tutti d’accordo, ma siamo umani, e c’è la prudenza, che è una virtù della convivenza umana. Io non posso insultare, provocare una persona continuamente, perché rischio di farla arrabbiare, rischio di ricevere una reazione non giusta, non giusta. Ma è umano, quello. Per questo dico che la libertà di espressione deve tenere conto della realtà umana e perciò dico [che] deve essere prudente. È una maniera di dire che deve essere educata, pure, no? Prudente: la prudenza è la virtù umana che regola i nostri rapporti. Io posso andare fino a qui, posso andare di là, di là … Questo volevo dire: che in teoria siamo tutti d’accordi: c’è libertà di espressione, una reazione violenta non è buona, è cattiva sempre. Tutti d’accordo. Ma nella pratica fermiamoci un po’, perché siamo umani e rischiamo di pro-vo-care gli altri e per questo la libertà deve essere accompagnata dalla prudenza. Quello volevo dire.”