Articoli / Blog | 15 Agosto 2020

Opus Dei – L’Assunzione di Maria, la buona notizia del “sì”

In questo editoriale don Mauro Leonardi approfondisce il senso della solennità dell’Assunzione di Maria

L’assunzione di Maria è un miracolo molto caro a tutti i cristiani, ma in particolare a chi vive incastonato nella quotidianità. Il contesto spaziale del miracolo è una casa. Sia che si pensi vera la tradizione dell’Assunzione di Maria da Efeso, sia che si creda che l’avvenimento sia accaduto a Gerusalemme, nessuno dubita che Maria venne assunta al Cielo mentre era coricata nel letto di una casa.

Maria è nel suo letto e da lì viene portata in Cielo. È il contenuto più semplice che si possa immaginare: dalla casa terrena il Figlio riporta la Madre alla casa definitiva. È una riunione della famiglia celeste a cui assistono i discepoli. Ma non è solo questo. Con l’assunzione di Maria l’umanità vede completare la sua dignità divina, perché da quel momento allo stare in Cielo del corpo di un Uomo, si aggiunge anche lo stare in Cielo del corpo di una Donna.

La liturgia spesso definisce Maria “nuova Eva” e l’Assunzione ce lo conferma: Adamo ed Eva hanno peccato assieme e, in maniera simmetrica, da un giorno come oggi in poi Gesù e Maria, un Uomo e una Donna, sono entrambi in Cielo con il loro corpo.

Maria che è una persona come noi, una donna, si fa abbracciare dalla Trinità. È la prima persona con la sola natura umana ad essere ciò che sarebbe stato l’uomo secondo i piani di Dio prima del peccato originale. Maria, persona umana senza peccato, termina la vita senza dolore, e si ritrova in Cielo, col corpo santificato, glorificato, accanto al Padre che l’ha pensata, desiderata, attesa, sognata come la Piena di Grazia e che la vuole insieme a Gesù. Il Figlio, che si è incarnato in Lei e che è il frutto santo del suo grembo, ora porta Maria nel grembo della Trinità, la conduce in quella dinamica d’amore eterno che Maria, col suo sì, ha integralmente incarnato nella sua vita di donna, sposa, madre Sua e nostra.

Maria nel Vangelo parla pochissimo. Tra esse le parole «fate quello che vi dirà» (Gv 2,5) sono sostanzialmente identiche a quelle che il Padre disse sul Figlio nel Giordano: “Questi è il Figlio mio, prediletto: ascoltatelo!” (Mc 9,7; cf. Mt 17,7; Lc 9,35). Maria, prima nel seguire il Figlio, è essa stessa Vangelo. Lei, Madre del Figlio, Donna che dona il Figlio, è la buona notizia di un’umanità che dicendo sì a Dio accoglie l’alleanza eterna di misericordia, di intimità, di gratuità ricostituita da Gesù sulla Croce.

I discepoli che guardano e contemplano il miracolo di Maria che sale in cielo sono l’emblema di quella filiazione divina generata dall’amore di Dio che san Josemaría ha sempre predicato come aspetto fondamentale dell’Opus Dei. La figliolanza divina permette l’apertura al Bene, inteso come tesoro da scoprire e vivere, in ogni uomo di buona volontà.

Se a Natale sono gli angeli che dal Cielo annunciano “pace in terra agli uomini che egli ama» (Lc 2,14) cioè a tutti, ora Maria, come persona umana, partendo dalla Terra va al Cielo mostrandoci che la santità è davvero un itinerario per tutti e che Lei ci guida, ci aiuta e ci riunisce affinché ciascuno di noi intraprenda questo cammino.

Non importa da dove veniamo, né importano i nostri errori. Importa il desiderio di bene che nasce dalla filiazione divina, importano la convinzione e la fiducia in un’umanità piena di dignità celeste e capace di dire sì, se percorre la strada di donazione, d’amore, di perdono che Maria, prima discepola del Figlio, ha intrapreso.

Tratto da il Sito Ufficiale dell’Opus Dei