Articoli / Blog | 10 ottobre 2018

METRO – Occhio alla “dipendenza da bugia”

Le bugie “bianche” non esistono. Non esistono bugie innocue, a fin di bene. È vero che non sempre la verità va detta tutta e subito: però va detta sempre tutta la verità che l’interlocutore può sostenere. Se scopro che mio marito mi tradisce non è giusto far sapere tutto a mio figlio, però, al momento opportuno, è giusto che mio figlio sappia.
A volte mentire porta a dei vantaggi apparenti. La fuga dai problemi, l’illusione di un’esistenza senza responsabilità, addirittura l’attenzione della gente. Chi mente, vive una condizione di onnipotenza che spesso poi si rivela essere una catena. Non solo perché è sempre più difficile reggere il gioco delle menzogne e non contraddirsi, ma perché la bugia rende impossibile la relazione con gli altri e quindi con se stessi. Quando si parla delle “dipendenze” si pensa alle droghe; da un po’ di anni – a causa del web – si è aggiunta la dipendenza dalla pornografia: da relativamente poco c’è anche quella del gioco, la ludopatia. Non dimentichiamo però che fin da sempre esiste la dipendenza dalla menzogna. Ci sono persone incapaci di verità. Sembra che per qualcuno la menzogna sia un abito mentale, una specie di seconda natura. È perché sono caduti nella droga, pericolosissima, della bugia. Per uscirne ci si deve rendere conto che negare la verità fa terra bruciata attorno e conduce a perdere se stessi. È solo il primo passo, ma è necessario.