Articoli / Blog | 12 ottobre 2017

Agi – La multinazionale “religiosamente corretta” che cancella le croci e offende tutti

La Lidl è la famosa catena europea di supermercati e a Camporosso, per pubblicizzare i propri prodotti tra clienti di fede religiose diverse, in particolare musulmani, decide di adottare la foto del borgo di Dolceacqua cancellando però le croci sulla facciata e sul campanile della chiesa di Sant’Antonio Abate. Il sindaco si lamenta dello scempio, chiede la rimozione del cartello ma non succede nulla. Anzi si scopre che la multinazionale adotta in tutte le nazioni la medesima scelta “politically correct” per non urtare nessuno: la «sparizione» delle croci era già accaduta per altri prodotti della stessa linea anche in Germania, Austria, Regno Unito. In Repubblica Ceca si era perfino arrivati alle lamentele dell’arcivescovo di Praga.

La scelta della Lidl è di corte vedute e soprattutto va contro quel “non urtare nessuno” che, a prima vista, parrebbe promuovere. Perché il nocciolo del rispetto è accogliere lo specifico di ciascuno, abbracciare la diversità come si presenta nella sua peculiarità. Togliere la croce al campanile di una chiesa è come privare della mezzaluna il minareto della moschea. È come dire che una persona omosessuale e una eterosessuale hanno il medesimo orientamento sessuale o che un vegano ha le stesse convinzioni alimentari di chi sceglie la dieta mediterranea. Un conto è dire che ogni convinzione religiosa ha la medesima dignità e che la libertà religiosa è il primo dei diritti umani, altra cosa completamente diversa è dire che Gesù e Maometto sono uguali: così si offende tutti: i musulmani, i cristiani e le persone intelligenti. Un conto è dire che alle elezioni politiche tutti sono liberi di votare come preferiscono, altro cosa completamente diversa è dire che i contenuti dei programmi elettorali sono uguali. È chiaro che nel secondo caso, alla lunga, si sta minando il senso delle libere elezioni.

Così come togliere le croci dalle chiese o le mezzalune dalle moschee significa minare la diversità religiosa e quindi il senso della libertà di culto. Il dialogo rispettoso non si crea mai sottraendo ma aggiungendo. Nel caso di Camporosso, poi, c’è in più lo sfregio alle tradizioni di un paese. Che, quali che siano, essendo la storia di un popolo, ne sono sempre l’eredità. Accogliere l’altro nella sua diversità e peculiarità richiede innazitutto rispetto per quella diversità e peculiarità che cosituiscono la mia identità. Oltretutto pubblicizzare qualcosa attraverso un’immagine edulcorata significa comunicare il contrario dell’autenticità: vuol dire che ti sto vendendo qualcosa che, come nella foto, è deprivata della sua forza, della dignità, della sua caratteristica. Togliere la croce a una chiesa è come togliere l’uva al vino o il grano al pane: chi mai potrebbe comprarne?

Tratto da Agi