Le Lettere di Gavina Masala – Nuovi muri, vecchi principi?

3 Mag 2016   •     •   5

Domani la Commissione Europea presenterà la proposta legislativa per la revisione della Convenzione di Dublino, che sancisce la responsabilità dello Stato accogliente un migrante di esaminare la relativa domanda di asilo. Ciò ha causato un aggravio logistico e burocratico nei Paesi che affacciano sul Mar Mediterraneo, che troppo bene conosciamo, legittimando gli Stati del Nord Europa ad un certo “laissez faire”.
Non è ancora certo invece che si inizierà il processo di valutazione per l’attivazione dell’articolo 26 del Trattato di Schengen, che autorizza le parti contraenti a ripristinare i controlli “per esigenze di ordine pubblico o di sicurezza nazionale”.
Sono sei i paesi che hanno attualmente in corso i controlli alle frontiere interne: Danimarca, Francia (in seguito agli attacchi terroristici), Germania, Austria, Norvegia e Svezia interessati ad ottenere proroghe a tale prassi, attivando l’articolo 26 su menzionato.
L’innalzamento di muri costituisce un ulteriore attentato all’ideantità europea – comune – che ha in Schengen il suo DNA. Ma non parliamo solo di frontiere, muri, confini che dir si voglia, quanto di un valore preciso: la solidarietà. E’ possibile applicarla tra Stati, ci chiediamo, o rimane una sorta di imperativo morale che può valere solo nella vita privata, e neppure di questo siamo troppo sicuri?
A risponderci è Rousseau, che nell’Età dei lumi, credeva nella possibilità di una religione civile, da non confondere con la religione spirituale, i cui dogmi fossero pochi, semplici e accessibili alla ragione umana; tra questi il filosofo annoverava l’esistenza di una divinità saggia che premia i giusti e punisce i colpevoli in una vita futura. Essa doveva essere il fondamento delle leggi, da improntarsi a rispetto e tolleranza reciproca. Ecco, nessuna speculazione teologica intorno a Dio, ma razionalità e buon senso.
Vecchi principi? Forse no, anche Joseph Ratzinger in Senza radici afferma che il cattolico non può imporre i propri valori tramite le leggi, ma deve reclamare “ciò che appartiene alle basi dell’umanità, che sia accessibile alla ragione e necessario per costruire un buon ordinamento giuridico”.
Non si tratta a ben vedere di scomodare un dio o una morale specifici, ma di guardare vicino, capire cosa si possa fare di razionale, e proprio la lucidita nel leggere i contesti, ci porterebbe a soluzioni morali. Ma forse siamo diventati troppo frettolosi e paurosi per capire . L’erosione del pensiero e la necessità della velocità hanno portato a quella che Bauman definsce “società liquida”: la civiltà economica ci ha insegnato infatti che gli altri sono una minaccia, che se li togliamo di mezzo, abbiamo più risorse per noi. E’ chiaro che un’ideologia di questo genere, pret a porter, semplice e vantaggiosa ci tenta e si impadronisce facilmenteanche degli Stati, che poi sono fatti da uomini.
Da qui a mio avviso le difficoltà nel risolvere le crisi internazionali in maniera diplomatica, favorendo misure straordinarie e drastiche, forse momentaneamente risolutive ma cariche di sbagli, che inficiano il nostro modo di pensare e di agire.
L’antidoto? Tanti, ma investire più tempo nella cultura, nel pensiero, nelle relazioni è uno di questi. Certo, è molto inerente alla morale cristiana ma non esclusivamente e il tentativo di ricostruire un uomo maggiormente degno di tale nome, vale bene la fatica di provarci.
Vecchi principi?

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Giovane mamma e moglie, scrivo per capire. Ho una formazione internazionale, da settembre ho intrapreso un secondo corso di studi in filosofia, presso un ateneo pontificio. Parlo tre lingue, mi interesso soprattutto di relazioni internazionali e di religioni: cerco di vedere come la prospettiva cristiano – cattolica possa aiutare a convivere pacificamente

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  • Un Cireneo

    Buongiorno Gavina.
    Riflettevo da qualche giorno sulla storia del muro.
    Condivido il tuo approccio e la tua visione. Però, come sempre, dobbiamo sforzarci di cogliere il vero che c’è nelle argomentazioni di chi la pensa diversamente.

    Intanto, in principio, i muri non sono sempre qualcosa di negativo. Alle volte servono, sia quelli figurati che quelli reali.
    Erigere un muri contro il maligno, ad esempio.
    Erigere muri per delimitare la proprietà che la DSC, sull’esempio di San Tommaso (SS , Q66, art2) riconosce pienamente anche se poi, ne distingue correttamente l’uso.

    Poi, sono convinto che gli sforzi andrebbero posti per aiutare queste persone nei loro paesi. Lasciare la propria terra è la sciare le proprie radici. Lo fanno a cuor leggero costoro? Non sarebbe più cristiano, e umanamente più corretto, investire tempo e denaro per aiutare i loro paesi?

    La ricetta della cultura mi lascia molto perplesso. Certo, più cultura, aiuta in tutti i campi. Ma c’è una parte ancestrale dell’uomo che è insensibile alla cultura. Anzi, la c.d. cultura può essere utilizzata perversamente, per giustificare ciò che non andrebbe giustificato.

    E se l’uomo fosse un “legno storto” che può raddrizzare solo il Vignaiolo? Non solo è inerente alla dottrina cristiana, ma, l’incontro con Cristo, quello povero, malato, impaurito, è il solo e unico antidoto.

  • Buongiorno @Cireneo,
    Credo che tutto sia interpretabile: la cultura, i muri, il concetto di aiuto, secondo me il punto vero è la sospensione del giudizio in favore di un operare etico-pratico, guidato dalla razionalità. Ben vengano dunque gli aiuti nei Paesi di provenienza: istituzioni quali la FAO fanno proprio questo. E’ anche vero che l’incontro è un tema su cui riflettere, che se ben posto è sicura causa di crescita e miglioramento reciproco. Ergo, aiutare nei Paesi di origine, per evitare stati di disperazione che rasentano l’inumano è sacrosanto, ma i flussi migratori devono, a mio avviso, esistere. Prima migravamo noi, e quante storie positive! Grazie per il documentato ed equilibrato intervento.
    Gavina

  • Un Cireneo

    Sì Gavina, concordo.
    In medio stat virtus.
    Non voglio che le argomentazioni addotte siano utilizzate per giustificare il respingimento di queste povere anime.
    Però non voglio neanche che ci si senta buoni perchè accogliamo.

    Se il centro dell’essere cristiano è sempre la persona, perchè una Persona ha fatto di me il Suo centro, l’aiuto lo porto se permetto loro di non lasciare da disperati e per disperazione la loro terra.
    Grazie a te per i sempre suggestivi spunti di riflessioni che proponi.

  • Dory

    Gavina grazie per i tuoi contributi.
    Basta guardare alla storia per comprendere che l’uomo dacche’ è sulla terra si è sempre mosso.
    I.muri sono inutili e destinati a cadere. Che poi quando i popoli si incontrano quasi mai succede la fine del mondo anche se tutti la temono.
    Romani e Barbari? La grande cultura del medioevo.
    E che dire della fusione tra cultura araba e normanna in Sicilia?
    Non voglio farla facile . I problemi ci sono.
    Ma non stanno nelle migrazioni in sé.
    Ma nelle cause.
    Guerre.
    disuguaglianze rese insopportabili dalla globalizzazione.
    Sperequazione delle risorse.
    Purtroppo il mondo avanzato è responsabile di molte di queste situazioni.
    Più che muri servono specchi per riconoscere errori e trovare rimedi.
    I muri che si stanno erugendo vanno contro ogni identità europea.
    La mancanza di una vera Costituzione morale e culturale dell’Europa si fa sempre più pesante. Bisognava riconoscere il patrimonio della cultura greco latina; l’importanza del pensiero cristiano prima ed illuminista poi. Il Rinascimento. La resistenza. Non è stato fatto. I risultati si vedono. La cultura è l’unica risposta

  • Saranno I nuovi lager moderni come scrive don Mauro in un articolo stasera!!le guerre non CI hanno insegnato niente di niente