Blog / Una donna nel Vangelo | 01 Novembre 2014

1 novembre – E penso solo che sono beata

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli. Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo:
«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati gli afflitti, perché saranno consolati.
Beati i miti, perché erediteranno la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli». Mt 5,1-12a.

Forse sali sul monte per stare solo.
Solo e solo con i tuoi.
Per stare lontano.
Forse sali sul monte per guardare le folle.
Dall’alto le vedi tutte.
Le abbracci tutte.
Forse sali sul monte per tutte e due i motivi.
Stare lontano ma con lo sguardo su di noi.
Sempre vicino.
Sempre nel tuo cuore.
Scendi presto però.
Torna presto però.
Faccio fatica se non sei qui.
Anche se so che sono nel tuo sguardo.
Anche se lo so.
Nelle tue braccia sto meglio.

Per sentire certe parole.
Perché entrino bene.
Nelle orecchie e nel cuore.
Con il loro peso.
Con le loro lacrime.
Bisogna sedersi accanto a te.
Posso essere povera in spirito solo se respiro vicino a te, con te.
Posso stare nel pianto solo se la tua mano può arrivare al mio viso.
Posso rimanere mite solo se mi chiudi tu la bocca.
Può mancarmi, come fame e sete, la giustizia, solo se ascolto la tua voce, qui, ora.
Posso essere misericordiosa solo con quello che trovo nel tuo cuore.
Fammi poggiare il viso sul tuo petto.
Posso essere pura solo sotto il tuo sguardo.
Posso portare la pace solo se mi riempi il cuore, la bocca, le braccia.
Posso sopportare, subire, essere umiliata, spaventata, solo se ti chini su di me, se mi cingi, abbracci, accerchi, come un regno, una casa, intorno a me.

Ti ascolto.
Ma penso solo al fatto che ti sono vicina.
Ti ascolto.
E penso solo che sono beata.
Ti ascolto.
E vedo, sento, vivo.
Solo il tuo regno.
Solo le tue braccia che mi consolano.
Solo la mia parte di te, quella che mi spetta.
Solo ogni mia fame saziata.
Il mio cuore colmato.
Ti ascolto.
Vedo, sento, vivo.
Dio.
La mia immagine nei tuoi occhi.
Il mio nome sulle tue labbra.
La più grande delle ricompense alla mia vita, sono le tue braccia, la tua voce, la tua vicinanza.

Ogni povertà, colmata.
Ogni lacrima, asciugata.
Ogni silenzio, ascoltato.
Ogni fame, saziata.
Ogni abbraccio, ricambiato.
Ogni purezza, raccolta.
Ogni pace, protetta.
Ogni persecuzione, cessata.
Ogni insulto, cancellato.
Ogni bugia, svelata.
E sarà così tra le tue braccia.
Sarà un regno di beatitudine.
Tienimi stretta.

Questo commento del vangelo del giorno è fatto dalla prospettiva di una delle donne senza nome che seguivano Gesù (cfr Lc 8, 1-3). Il suo nome è Zippi (Zippora).

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