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	<title>san Josemaría Escrivá &#8211; Come Ges&ugrave;</title>
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	<description>Il blog di Mauro Leonardi</description>
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		<title>Opus Dei &#8211; 14 febbraio al servizio dell&#8217;umanità intera</title>
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		<dc:creator><![CDATA[mauroleonardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Feb 2018 11:00:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi, 14 febbraio, è l&#8217;anniversario in cui san Josemaría capì che l&#8217;Opus Dei era anche per le donne. Ecco l&#8217;articolo che il sito dell&#8217;Opera mi ha chiesto per questa occasione *** Il 14 febbraio 1930 il Signore fece comprendere a san Josemaría che l&#8217;Opus Dei era anche per tutte le donne del mondo. In questo articolo<a class="excerpt-read-more" href="https://mauroleonardi.it/2018/02/14/opus-dei-14-febbraio-al-servizio-dellumanita-intera/" title="ReadOpus Dei &#8211; 14 febbraio al servizio dell&#8217;umanità intera">... Read more &#187;</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Oggi, 14 febbraio, è l&#8217;anniversario in cui san Josemaría capì che l&#8217;Opus Dei era anche per le donne. Ecco l&#8217;articolo che il sito dell&#8217;Opera mi ha chiesto per questa occasione</em></p>
<p>***</p>
<div class="heading-text">
<p><em>Il 14 febbraio 1930 il Signore fece comprendere a san Josemaría che l&#8217;Opus Dei era anche per tutte le donne del mondo. In questo articolo don Mauro Leonardi cerca delle chiavi di lettura per questo avvenimento così fondamentale nella storia della prelatura.</em></p>
</div>
<p>In una sua lettera pastorale mons. Javier Echevarría scriveva che il 14 febbraio 1930 era stato il giorno in cui «nostro Signore fece comprendere a san Josemaría che l’Opus Dei era anche per le donne». &#8220;Io non pensavo che nell’Opus Dei ci dovessero essere donne&#8221;, aveva scritto il fondatore in una lettera rivolta specialmente alle sue figlie. &#8220;Ma il 14 febbraio 1930, il Signore volle che sentissi quel che prova un padre che non aspetta più un altro figlio, quando Dio glielo manda.</p>
<p>Da allora, mi sembra di avere l’obbligo di volervi più bene: vi vedo come una madre vede il figlio piccolo&#8221; [Josemaría Escrivá, Lettera del 29-VII-1965, n. 2] (Javier Echevarría , Lettera pastorale, febbraio 2015). Andrés Vázquez de Prada riporta un&#8217;affermazione ancora più netta: «Non ci saranno mai donne – neppure per scherzo – nell’Opus Dei» (A. Vázquez De Prada, Il fondatore dell’Opus Dei, vol. I, p. 334). Posso dire che il 14 febbraio del 1930 in Josemaría Escrivá avvenne una «conversione»?</p>
<p>Se la intendo nel senso di passare da uno stato di peccato a uno di amore di Dio quest’espressione non è corretta ma se la intendo nel senso etimologico di &#8220;metànoia&#8221;, cioè di un modo di pensare che solo apparentemente cambia perché in realtà diventa più profondo, credo di non sbagliare.</p>
<p>Per provare a comprendere quello che comunque, essendo un disegno di Dio, rimane in gran parte un mistero vorrei provare a percorrere due piste di riflessione. In primo luogo direi che il motivo per cui nell&#8217;Opus Dei ci sono sia i maschi che le femmine è il medesimo per cui esistono i maschi e le femmine nell’umanità intera, e quindi nella Chiesa.</p>
<p>Spiegazione che pare ovvia ma che dice in realtà come la missione dell&#8217;Opus Dei si riferisca all&#8217;intera Chiesa e all&#8217;intera umanità. Aggiungerei poi una seconda considerazione di tipo più «spirituale». È lo sforzo di capire come anche gli uomini – i maschi – se vogliono essere fedeli della Chiesa debbono imparare ad essere &#8220;in attesa&#8221;, voglio dire cioè che essere &#8216;in attesa&#8217; è qualcosa di propriamente femminile ma non è solo per le donne.</p>
<p>È, in ultima analisi, il senso dell’espressione tante volte ripetuta da Papa Francesco: «La Chiesa: è femminile»: «La Chiesa non è “il” Chiesa, è “la” Chiesa. La Chiesa è donna» (Papa Francesco, Discorso del 12 ottobre 2013). Questa verità è meravigliosamente resa dalla Scrittura quando sceglie di usare il medesimo verbo per il «formò» della Genesi con cui Jahvé trae la donna dalla costola dell’uomo (Gn 2, 22) e per l’«edificherò» della frase: «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa» (Mt 16, 18). È in greco oikodomein = costruire (una casa) e nella Genesi ebraica il verbo banah = costruire (una casa o altro). Significa che l’azione con cui Dio forma la donna è la stessa azione con cui costruisce ed edifica la Chiesa.</p>
<p>Ecco perché si ripete così spesso che la Chiesa nasce dal costato di Cristo come Eva è tratta dal costato di Adamo. Ecco perché la Chiesa è femminile. Non è solo un giochetto di articoli maschili o femminili. Questa spiegazione è il bisogno di una posizione verso Dio Padre e Creatore che colga la dimensione della femminilità al di là di ciò che è corporeo. Il prologo di Giovanni dice: «A quanti però lo hanno accolto, ha dato il potere di diventare figli di Dio» (Gv 1, 12).</p>
<p>Giovanni dice cioè che una sola posizione dell’uomo rende possibile divenire figli di Dio e questa posizione è quella dell’accoglienza del Verbo. Maria è la prima creatura a divenire figlia di Dio in senso soprannaturale: la prima e l’unica la cui accoglienza addirittura diventa maternità.</p>
<p>Non si può parlare di filiazione divina &#8211; fondamento dello spirito dell&#8217;Opus Dei -, se non si guarda anche al fatto che tale dono ha bisogno dello spazio della nostra accoglienza: ecco, in ultima analisi, la dimensione femminile di cui parlo e che richiedeva di materializzarsi nella presenza nell&#8217;Opus Dei anche delle donne. Prescindere da ciò sarebbe stato come voler provare a piantare un seme senza che ci fosse un terreno.</p>
<p><em>(Tratto più ampiamente di queste idee ne Il Signore dei Sogni (Ares, 2015) pp. 126-134.153-154)</em></p>
<p>Tratto da <a href="http://opusdei.it/it-it/article/14-febbraio-al-servizio-dell-umanita-intera/">opusdei.it</a></p>
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		<title>InTerris &#8211; Intervista a don Matteo Fabbri. Chi era il santo dell&#8217;ordinario?</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Oct 2017 10:14:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi ricorre l&#8217;anniversario della canonizzazione di San Josemaría Escrivá, il fondatore dell&#8217;Opus Dei. In piazza, quel giorno, Giovanni Paolo II lo definì &#8220;il santo dell&#8217;ordinario&#8221;. Riportiamo l&#8217;intervista fatta a don Matteo dalla rivista online In Terris  Chi era san Josemaría Escrivá che Papa Giovanni Paolo II definì “il santo dell’ordinario”? “San Josemarìa era un padre. Così<a class="excerpt-read-more" href="https://mauroleonardi.it/2017/10/06/interris-intervista-a-don-matteo-fabbri-chi-era-il-santo-dellordinario/" title="ReadInTerris &#8211; Intervista a don Matteo Fabbri. Chi era il santo dell&#8217;ordinario?">... Read more &#187;</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Oggi ricorre l&#8217;anniversario della canonizzazione di San Josemaría Escrivá, il fondatore dell&#8217;Opus Dei. In piazza, quel giorno, Giovanni Paolo II lo definì &#8220;il santo dell&#8217;ordinario&#8221;. Riportiamo l&#8217;intervista fatta a don Matteo dalla rivista online </em>In Terris </p>
<p><strong>Chi era san Josemaría Escrivá che Papa Giovanni Paolo II definì “il santo dell’ordinario”?</strong></p>
<p>“San Josemarìa era un padre. Così lo chiamavano i suoi figli spirituali e così lo chiamano anche quelli che, come me, non hanno avuto la grazia di conoscerlo di persona. Abbiamo però potuto cogliere dai suoi scritti, dai filmati di alcuni incontri di catechesi familiare tenuti negli ultimi anni della sua vita, da tanti racconti di quelli che lo hanno conosciuto e hanno vissuto e lavorato con lui, che aveva una profonda percezione della sua paternità e cercava di manifestarla ‘con cuore di padre e di madre’, come gli piaceva dire, anche in particolari minuti di attenzione e cura verso la persona intera, anima e corpo. Gli piaceva dire che per essere ‘divini’, cioè identificati con Cristo e trasformati come figli nel Figlio dalla grazia divina, dobbiamo essere molto umani. Ci esortava a volerci bene vicendevolmente attraverso gesti concreti e lui stesso viveva così: si interessava, chiedeva, ricordava”.</p>
<p><strong>In piazza 15 anni fa c’erano decine di migliaia di persone. Qual è il suo ricordo?</strong></p>
<p>“Ricordo la gioia traboccante di quel giorno. Non era semplicemente la soddisfazione per un traguardo, era una gioia con radici profonde, accompagnata da un forte senso di speranza. San Josemarìa è diventato santo praticando la sequela di Cristo secondo un cammino specifico, lo stesso che, per grazia di Dio, tante persone nei cinque continenti percorrono e che io stesso sto vivendo: dunque una conferma esplicita che questo cammino riconosciuto dalla Chiesa può portare all’incontro definitivo con Dio, se ciascuno di noi si lascia trasformare da Lui, accoglie i suoi doni, risponde alle sue continue chiamate alla conversione. Penso che la gioia di quel giorno fosse il frutto anche di un’esperienza di comunione fraterna ed ecclesiale molto forte: c’erano persone da tutto il mondo, di condizioni, età, mestieri, molto diverse. Sicuramente anche diverse nel loro rapporto con Dio, con la Chiesa. Ma tutti che si sentivano figli di Dio. Al termine di una delle cerimonie di quei giorni il Papa San Giovanni Paolo II ha voluto accogliere il Patriarca romeno Toktist, e unirlo alla sua benedizione sull’assemblea. Fu un’esperienza ecumenica toccante”.</p>
<p><strong>S. Josemarìa è stato un personaggio molto amato o molto osteggiato: perché?</strong></p>
<p>“I santi sono spesso segno di contraddizione. Molto amati e molto osteggiati. E’ sorprendente notarlo in tante biografie di persone elevate dalla Chiesa agli altari. Spesso anche all’interno della stessa Chiesa. Pensiamo alle prove che ha dovuto soffrire Padre Pio, o alle incomprensioni che ha sofferto don Bosco da parte del Vescovo di Torino. Non ci meraviglia, perché Gesù per primo è stato segno di contraddizione e ha messo in evidenza anche la volubilità dei giudizi umani: ‘E’ venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e dicono: è indemoniato. E’ venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e dicono: ecco, è un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori. Ma la sapienza è stata riconosciuta giusta per le opere che essa compie’. Così è anche per i santi: alla lunga le loro opere parlano della loro santità. Inoltre san Josemarìa è stato portatore di un messaggio che era oggettivamente innovativo:  penso che sia normale che, in qualunque ambiente, anche nella Chiesa, una novità susciti interrogativi, e anche incomprensioni. Egli stesso poi diceva di avere ‘un caratteraccio’: cioè un carattere forte. Penso che sia stato necessario per portare avanti il compito grande che Dio gli aveva affidato; forse questo ha causato qualche difficoltà: ricordo d’altronde episodi che lui stesso raccontava, su come chiedeva scusa per aver trattato duramente qualcuno, e sapeva recuperare con affetto paterno”.</p>
<p><strong>Pochi giorni fa, il 2 ottobre, è stato l’anniversario della fondazione dell’Opera. Se dovesse descriverla in poche parole, come la definirebbe?</strong></p>
<p>“Si potrebbe dire con parole di Escrivá: si sono aperti i cammini divini della terra. Cioè ogni vicenda umana, nel bel mezzo del mondo, è una strada per incontrare Dio. Ogni strada umana, ogni ambiente familiare, sociale o di lavoro, è cammino di Emmaus. Oppure ancora: possiamo cercare ogni giorno qualcosa di divino che è nascosto, come il tesoro nel campo, nelle cose più ordinarie, più quotidiane, più banali. Il fondatore definiva l’Opus Dei un’organizzazione disorganizzata che si propone di aiutare le persone a vivere questo ideale nella vita di tutti i giorni. Ancora: santificazione del lavoro e santificazione dell’amicizia. Una persona dell’Opera è chiamata a fare il bene lì dove si trova. Ciascuno per conto proprio, spesso in ambienti molto diversi e con convinzioni e opinioni diverse rispetto alle altre persone dell’Opera. Però si è ‘fratelli’ nel senso di sentirsi spiritualmente con le spalle coperte dall’affetto dei propri fratelli. In questo modo costituiamo un ‘insieme’ pieno di autonomia e di indipendenza reciproca ma con una vicinanza e una stima che vanno al di là di quello che si fa, perché partono da quello che si è: siamo membri della stessa famiglia. Come avviene per i miei fratelli della mia famiglia d’origine rispetto ai quali io sarò sempre vicino a prescindere da quello che fanno, quello che pensano, quello che sono”.</p>
<p><strong>In molti ambienti l’Opera è ancora vista con sospetto, come una lobby di potere, quasi una sorta di massoneria bianca. Come stanno realmente le cose?</strong></p>
<p>“Prima le dicevo dello spirito di famiglia che ci caratterizza e che cerchiamo di alimentare continuamente. Questo non significa nel modo più assoluto costruire accordi di tipo economico, politico o lobbies di potere. Anzi, questo ci impegniamo tutti ad evitarlo in modo inequivocabile. Lei mi chiede perché invece qualcuno lo pensa. Forse per una diceria diffusa in Spagna negli anni ’40. Forse perché siamo ancora un fenomeno nuovo, anche se l’idea che un fedele laico sia davvero responsabile in prima persona della propria azione nel mondo e della propria azione apostolica e pastorale, senza agire su mandato della gerarchia, è ormai una realtà diffusa e riconosciuta esplicitamente dal Magistero a partire dal Vaticano II. Penso all’insegnamento su questo punto della ‘Christifideles laici’ di Giovanni Paolo II, o agli interventi illuminanti di Papa Francesco in molte occasioni. Diverso è quanto e come si riesce a vivere questo insegnamento. Noi lo richiamiamo a noi stessi e cerchiamo di approfondirlo e di aiutarci. Il prelato ci incita in questo senso continuamente.  So che alcuni che hanno un mentalità di gruppo e non ci conoscono da vicino tendono a pensare che ci sia un nesso tra attività professionale di uno dei fedeli dell’Opus Dei e i dirigenti dell’Opera. Ma le posso assicurare che non è così. La dedizione dei dirigenti è tutta tesa esclusivamente ad assicurare formazione cristiana e preparazione a essere testimoni nel mondo. In questo ci sentiamo aiutati e sostenuti dal magistero di Papa Francesco, dall’Evangelii Gaudium che studiamo e raccomandiamo: una Chiesa in uscita, la gioia di evangelizzare, il tempo che è superiore allo spazio, non occupare spazi, iniziare processi che col tempo daranno frutti di miglioramento delle persone e dalla società, valorizzare molto la responsabilità personale di ciascuno”.</p>
<p><strong>Qual è il “segreto” dell’Opus Dei?</strong></p>
<p>“Al nostro fondatore non piaceva che si parlasse di segreto. Amava solo quello della confessione, e la riservatezza della direzione spirituale e quella naturale dell’amicizia o dei dialoghi familiari. Però se lo intendiamo nel senso che intende lei, di ciò che conta davvero e che sta alla base della nostra gioia, allora direi che il ‘segreto’ dell’Opus Dei è che siamo chiamati a trasformare il lavoro, l’amicizia e la famiglia in preghiera, in contemplazione di Dio che sta sempre accanto a noi, anzi dentro di noi”.</p>
<p><strong>E’ vero che i rapporti tra l’Opus Dei, considerata in un certo senso “tradizionalista”, e Papa Francesco non sono poi tanto buoni?</strong></p>
<p>“Ci tengo a precisare che l’Opus Dei non è tradizionalista, nel senso che si dà comunemente a questa parola. Prima del Concilio Vaticano II eravamo considerati all’avanguardia: un ecclesiastico della curia romana disse alla fine degli anni Quaranta che eravamo arrivati con cent’anni di anticipo. Certamente nel clima che si creò nel post concilio san Josemaría adottò un atteggiamento di prudenza nei confronti di un certo modo di concepire il cambiamento ‘tanto per cambiare’. Ricordo che nell’Opus Dei, così come c’è tutta la libertà di cui gode ogni cattolico nell’opinabile delle scienze, delle arti e della politica, c’è, sempre in unità con l’insegnamento della Chiesa, libertà di pensiero teologico, liturgico, pastorale, ecc. Amiamo il Papa, preghiamo per lui, seguiamo il suo magistero e ce ne nutriamo per ravvivare la nostra vocazione. Penso ad esempio al bene immenso che ci ha fatto l’Anno della Misericordia: abbiamo ricordato gli insegnamenti del fondatore in questo ambito e ci siamo impegnati a crescere nel vivere opere di misericordia spirituale e corporale: questo impegno sta proseguendo, ed è una ricchezza stupenda. Il Papa ha più volte e pubblicamente manifestato il suo affetto e la sua riconoscenza per l’attività apostolica dell’Opus Dei, per il lavoro di ecumenismo che facciamo in particolare in alcune nazioni, ha beatificato il successore di Escrivà (mons. Alvaro Del Portillo, ndr), ha nominato vescovi vari sacerdoti dell’Opera, è amico personale di alcuni membri dell’Opera, è devoto di san Josemaría: davanti alla sua tomba, da cardinale, pregò in ginocchio per quaranta minuti per ringraziarlo di un favore ricevuto. Alcuni cattolici, è noto, non capiscono il Papa. Sono una minoranza anche se si fanno molto sentire sui social. Alcuni di questi sono anche membri dell’Opera e cerchiamo di aiutarli, comprendendo il loro travaglio, a chiedere luci allo Spirito Santo per capire il Papa: l’unità con il successore di Pietro, anche nel caso in cui ci può essere differenza di sensibilità, è decisiva per ogni cattolico e per ogni fedele dell’Opera. La maggioranza dei cattolici italiani a mio avviso è entusiasta del Papa: per esempio a Milano (dove vive il vicario per l’Italia, ndr) è stato accolto in modo straordinario”.</p>
<p><strong>Nel dicembre scorso è scomparso mons. Javier Echevarría. L’attuale prelato, mons. Fernando Ocariz, è il primo non “formato” direttamente da S. Josemaria. E’ cambiato qualcosa?</strong></p>
<p>“Storicamente sì: i due primi successori di Escrivà avevano avuto molta consuetudine con lui. Come ha detto recentemente mons. Mariano Fazio, il vicario generale dell’Opus Dei: ‘Stiamo vivendo un momento di grande unità e mantenendoci molto fedeli allo spirito dell’Opera, però siamo anche in un momento di fedeltà dinamica, perché i tempi cambiano e l’Opus Dei è un corpo vivo che cambia con i tempi’. È normale che ciò avvenga nella Chiesa. D’altra parte Papa Francesco sta imprimendo a tutta la Chiesa una grande svolta pastorale: noi stiamo cercando di seguirlo nel suo impulso, cioè stiamo vedendo come ravvivare e rinnovare certi modi apostolici rimanendo fedeli al nostro carisma. Il fondatore stesso lo dichiarava: lo spirito dell’Opera va mantenuto nella sua essenza ma cambiano i modi di agire, di esprimersi, perché cambiano i tempi. Nel primo incontro col nuovo prelato il vescovo di Roma ci ha affidato direttamente ‘le periferie delle classi medie’ e stiamo chiedendoci come assecondare questo impulso che siamo convinti venga dallo Spirito Santo”.</p>
<p><strong>Il prossimo anno l’Opera festeggerà 90 anni. Sembrano tanti ma per un’istituzione della Chiesa non sono poi molti: ci sarà una preparazione particolare per questo anniversario?</strong></p>
<p>“La preparazione più importante è quella di ciascuno. Questi anniversari in fondo ci ricordano quanto l’Opera sia giovane. Chiedo al Signore che si mantenga sempre una perenne giovinezza: la spontaneità di una realtà viva. Oltre a ciò stiamo provando a promuovere in Italia qualcosa di concreto per rendere visibile che anche l’Opera è quella Chiesa in uscita di cui parla il Papa. Abbiamo accolto subito con gioia il compito di farci carico di una parrocchia importante di Milano con gente ricca e gente povera, vicina a tutte le stazioni ferroviarie con un centro di ascolto molto attivo. A Roma, dove da decenni è attivo il Centro ELIS nel quartiere Tiburtino, è stata avviata una scuola aperta tutto il giorno per giovani disagiati (in particolare molti sono bambini migranti): in questo 90° vogliamo incoraggiare più iniziative e far sì che ciascuno pensi ‘io, nelle mie circostanze, che cosa posso fare per portare il Vangelo a tutte le periferie?’. Periferie sociali, esistenziali, ma anche culturali”.</p>
<p><strong>Qual è la sfida prioritaria da affrontare oggi per l’Opus Dei?</strong></p>
<p>“Centralità di Cristo e perseveranza (ovvero che non si perda con il passare degli anni il riferimento sorgivo al carisma, e all’incontro con Cristo che ci ha portato a intraprendere questo cammino), e dinamismo apostolico personale. Poi famiglia e giovani. Dobbiamo essere sempre di più ‘persone con il Vangelo in mano’ come è stato detto da Papa Francesco: il Vangelo della vita quotidiana e nella vita quotidiana. Il Vangelo vissuto con coerenza, perdendo la paura di giocarsi la vita per questo”.</p>
<p><a href="http://www.interris.it/2017/10/06/129055/posizione-in-primo-piano/schiaffog/josemaria-escriva-santo-dellordinario.html">Tratto da InTerris</a></p>
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		<title>Meditazione di Mauro Leonardi &#8211; Come essere discepoli</title>
		<link>https://mauroleonardi.it/2017/10/03/meditazione-di-mauro-leonardi-come-essere-discepoli/</link>
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		<pubDate>Mon, 02 Oct 2017 23:34:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Audio & Video di Mauro Leonardi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ho predicato questa meditazione il 2 ottobre, anniversario della fondazione dell&#8217;Opus Dei. Una “meditazione” è un genere omiletico diverso dalla predica, dal discorso, o dall’allocuzione. Ha il carattere piano, proprio di una conversazione familiare e io la intendo come il mio dialogo personale – fatto ad alta voce – con Dio, la Madonna, ecc. In<a class="excerpt-read-more" href="https://mauroleonardi.it/2017/10/03/meditazione-di-mauro-leonardi-come-essere-discepoli/" title="ReadMeditazione di Mauro Leonardi &#8211; Come essere discepoli">... Read more &#187;</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://mauroleonardi.it/2017/10/03/meditazione-di-mauro-leonardi-come-essere-discepoli/">Meditazione di Mauro Leonardi &#8211; Come essere discepoli</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://mauroleonardi.it">Come Ges&ugrave;</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ho predicato questa meditazione il 2 ottobre, anniversario della fondazione dell&#8217;Opus Dei.</p>
<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-162915-1" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="https://mauroleonardi.it/wp-content/uploads/2017/10/2017-10-02-AUDIO-00033814.m4a?_=1" /><a href="https://mauroleonardi.it/wp-content/uploads/2017/10/2017-10-02-AUDIO-00033814.m4a">https://mauroleonardi.it/wp-content/uploads/2017/10/2017-10-02-AUDIO-00033814.m4a</a></audio>
<p><i>Una “meditazione” è un genere omiletico diverso dalla predica, dal discorso, o dall’allocuzione. Ha il carattere piano, proprio di una conversazione familiare e io la intendo come il mio dialogo personale – fatto ad alta voce – con Dio, la Madonna, ecc. In genere do un titolo alle meditazione e cerco di fare molto riferimento alla scrittura, in particolare al vangelo. Le meditazioni che si trovano sul blog sono semplici registrazioni – senza nessuna pretesa particolare – di quelle che faccio abitualmente. In questi casi ho semplicemente cura di usare un linguaggio e degli esempi che possano essere accessibili a chiunque.</i></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://mauroleonardi.it/2017/10/03/meditazione-di-mauro-leonardi-come-essere-discepoli/">Meditazione di Mauro Leonardi &#8211; Come essere discepoli</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://mauroleonardi.it">Come Ges&ugrave;</a>.</p>
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		<title>Meditazione di Diego Perrone &#8211; Chiamata alla santità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[mauroleonardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Mar 2016 10:07:06 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Frate Alberto Chmielowski]]></category>
		<category><![CDATA[Lidia blog Come Gesù]]></category>
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		<category><![CDATA[san Josemaría Escrivá]]></category>
		<category><![CDATA[V° domenica di quaresima]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Meditazione iniziale di un ritiro ad alcuni professionisti dell&#8217;Opus Dei sul cammino verso la santità a partire dalle lettura della Messa della V domenica di quaresima, anno C Don Diego Perrone ha qualche anno più di me ed è cappellano dei Collegi universitari Monterone e Villalta di Napoli. È sacerdote dal 1986 e prima ha<a class="excerpt-read-more" href="https://mauroleonardi.it/2016/03/13/meditazione-di-diego-perrone-chiamata-alla-santita/" title="ReadMeditazione di Diego Perrone &#8211; Chiamata alla santità">... Read more &#187;</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Meditazione iniziale di un ritiro ad alcuni professionisti dell&#8217;Opus Dei sul cammino verso la santità a partire dalle lettura della Messa della V domenica di quaresima, anno C</p>
<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-128203-2" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="https://mauroleonardi.it/wp-content/uploads/2016/03/Voce-013.m4a?_=2" /><a href="https://mauroleonardi.it/wp-content/uploads/2016/03/Voce-013.m4a">https://mauroleonardi.it/wp-content/uploads/2016/03/Voce-013.m4a</a></audio>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://mauroleonardi.it/wp-content/uploads/2016/03/Diego-Perrone-02-e1449222207283.jpg" alt="Diego-Perrone-02-e1449222207283" width="960" height="960" class="alignnone size-full wp-image-128213" srcset="https://mauroleonardi.it/wp-content/uploads/2016/03/Diego-Perrone-02-e1449222207283.jpg 960w, https://mauroleonardi.it/wp-content/uploads/2016/03/Diego-Perrone-02-e1449222207283-150x150.jpg 150w, https://mauroleonardi.it/wp-content/uploads/2016/03/Diego-Perrone-02-e1449222207283-300x300.jpg 300w, https://mauroleonardi.it/wp-content/uploads/2016/03/Diego-Perrone-02-e1449222207283-240x240.jpg 240w, https://mauroleonardi.it/wp-content/uploads/2016/03/Diego-Perrone-02-e1449222207283-40x40.jpg 40w, https://mauroleonardi.it/wp-content/uploads/2016/03/Diego-Perrone-02-e1449222207283-60x60.jpg 60w, https://mauroleonardi.it/wp-content/uploads/2016/03/Diego-Perrone-02-e1449222207283-45x45.jpg 45w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p>
<p><em>Don Diego Perrone ha qualche anno più di me ed è cappellano dei Collegi universitari Monterone e Villalta di Napoli. È sacerdote dal 1986 e prima ha lavorato come medico oculista. </em></p>
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		<title>Meditazione di Mauro Leonardi &#8211; Sesso e purezza</title>
		<link>https://mauroleonardi.it/2014/06/10/purezza-castita/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[mauroleonardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Jun 2014 01:00:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Audio & Video di Mauro Leonardi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questa meditazione muove dalle frasi di  Gesù: "Beati i puri di cuore perché vedranno Dio" (Mt 5,8); "chiunque guarda una donna per desiderarla, ha gia commesso adulterio con lei nel suo cuore" (Mt 5,28); "vado a prepararvi un posto"(Gv 14,2); Il peccato di Davide (2 Sam 11,2); e Amici di Dio 178, 179,  È Gesù che passa n. 124 con particolare sottolineatura dell'assenza di eufemismi nella predicazione di san Josemaría che usa tranquillamente il sostantivo "sesso" e "vita sessuale" diversamente dai suoi contemporanei.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Questa meditazione muove dalle frasi di Gesù: &#8220;Beati i puri di cuore perché vedranno Dio&#8221; (Mt 5,8); &#8220;chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore&#8221; (Mt 5,28); &#8220;vado a prepararvi un posto&#8221;(Gv 14,2); il peccato di Davide (2 Sam 11,2); e Amici di Dio 178, 179,  È Gesù che passa n. 124: con particolare sottolineatura dell&#8217;assenza di eufemismi nella predicazione di san Josemaría che usa tranquillamente il sostantivo &#8220;sesso&#8221; e &#8220;vita sessuale&#8221; diversamente dai suoi contemporanei.</p>
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<p><em><br />
Una “meditazione” è un genere omiletico diverso dalla predica, dal discorso, o dall’allocuzione. Ha il carattere piano, proprio di una conversazione familiare e io la intendo come il mio dialogo personale – fatto ad alta voce – con Dio, la Madonna, ecc. In genere do un titolo alle meditazione e cerco di fare molto riferimento alla scrittura, in particolare al vangelo. Le meditazioni che si trovano sul blog sono semplici registrazioni – senza nessuna pretesa particolare – di quelle che faccio abitualmente. In questi casi ho semplicemente cura di usare un linguaggio e degli esempi che possano essere accessibili a chiunque. </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://mauroleonardi.it/2014/06/10/purezza-castita/">Meditazione di Mauro Leonardi &#8211; Sesso e purezza</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://mauroleonardi.it">Come Ges&ugrave;</a>.</p>
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		<title>Escrivá edito &#8220;inedito&#8221; &#8211; I &#8220;difetti&#8221; dei santi</title>
		<link>https://mauroleonardi.it/2013/10/22/esciva-edito-inedito/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[mauroleonardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Oct 2013 07:55:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Lettere]]></category>
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		<category><![CDATA[Come Gesù]]></category>
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		<category><![CDATA[Mauro Leonardi]]></category>
		<category><![CDATA[san Josemaría Escrivá]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ben Schott frequenta spesso in incognito il nostro blog; in passato ha anche scritto qualcosa, ma in genere non ama apparire molto. Mi ha proposto questa nuova rubrica dal titolo: Escrivá edito "inedito". L’intenzione è quella di condividere con quelli del blog dei testi di San Josemaría Escrivá che, pur essendo pubblicati, non sono citati molto spesso e, quindi, sono meno conosciuti. Ben non vuole screditare nessuno, ma è mosso dal desiderio di conoscere più da vicino un santo dei nostri tempi. Non gli piacciono le agiografie, ma ama profondamente le biografie (e le persone…).</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://mauroleonardi.it/2013/10/22/esciva-edito-inedito/">Escrivá edito &#8220;inedito&#8221; &#8211; I &#8220;difetti&#8221; dei santi</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://mauroleonardi.it">Come Ges&ugrave;</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;" align="right"><b><i>Non dobbiamo guardare il mondo con aria delusa. Hanno reso un cattivo servizio alla catechesi, forse involontariamente, quei biografi di santi che hanno voluto trovare ad ogni costo cose straordinarie nella vita dei servi di Dio fin dai loro primi vagiti. Raccontano di taluni che da piccoli non piangevano, che per mortificarsi non poppavano di venerdì&#8230; Tu e io siamo nati piangendo, come Dio vuole; e ci siamo afferrati al petto delle nostre madri senza preoccuparci di quaresime e di tempora&#8230;</i></b></p>
<p style="text-align: right;" align="right"><b>San Josemaría Escrivá</b> (È<i> Gesù che passa, La vocazione cristiana, punto 9)</i></p>
<p>Ricordo che, da ragazzo, mio padre mi fece leggere un libro scritto da Piero Bargellini che si intitola “Santi come uomini”. Presi quel libro con tutta la mal disposizione possibile ad un adolescente, ma poi ne rimasi affascinato. Quel libro ha il sapore, ancora oggi, dei discorsi di una domenica mattina a Firenze sul sagrato di una chiesa, terminata la Messa. Mi ha veramente colpito quel libro: si possono leggere le vite di Santi che prima di essere santi sono stati uomini, uomini veri con i loro difetti, con i loro limiti, con i loro pregi. A volte penso che Dio si diverta a scegliere le persone meno adatte per realizzare i suoi progetti: devono risaltare non le virtù umane, ma la potenza della Grazia. San Paolo, nella seconda lettera ai Corinzi scrive: “<i>Perciò mi compiaccio nelle mie infermità, negli oltraggi, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: quando sono debole, è allora che sono forte</i>”.</p>
<p>John L. Allen Jr, nel suo libro sull’Opus Dei, si augura che esca presto una biografia di San Josemarìa che sia più vicina possibile alla uomo Escrivà, una biografia che non possa essere lontanamente sospettata di essere agiografica. Dico questo, perché ho letto moltissime biografie di Escrivà, quasi tutte, ma ho sempre trovato una distanza tra quello che leggevo e quello che mi era stato raccontato a voce. Dai racconti di chi gli è stato vicino, si capisce che non aveva un carattere facile: avere una forte personalità a volte crea problemi. Leggendo i suoi scritti, sono tanti i punti dove non nasconde i suoi limiti personali. L’umiltà non è umilismo; l’umiltà è conoscenza e coscienza profonda dei propri limiti e riconoscenza verso Dio per i suoi doni. Tacere i difetti di qualcuno, specialmente di qualcuno che la Chiesa ha dichiarato Santo, ce lo allontana. Sapere che una persona pur con tutti i suoi limiti personali, ha “vinto la buona battaglia della Fede” ed è diventato santo, invece me lo avvicina. So che se seguirò la sua via, che è poi la via di Gesù, anch’io posso farcela. Ma solo Gesù resta la Via, la Verità e la Vita: la creatura può solo riuscire a esserne una pallida imitazione e non certo basandosi sulle proprie forze.</p>
<p>Devo confessare che mi piacerebbe che ci fosse un Piero Bargellini anche per San Josemarìa; non sarebbe uno storico inoppugnabile, non sarebbe documentatissimo, ma ci riconsegnerebbe la figura di un uomo vero divenuto santo solo dopo la morte.</p>
<p>Nel mio piccolissimo, vorrei riproporre dei testi di San Josemarìa editi nelle varie raccolte dei suoi scritti, ma che forse non sono ricordati spesso.</p>
<p>Per evitare critiche e polemiche, non ho alcuna intenzione di sminuire la figura di questo Santo, ma anzi di esaltarla di più avvicinandolo a noi, considerandolo uno dei nostri, ma uno che ce l’ha fatta.</p>
<p style="text-align: right;" align="right"><b><i>Cerchiamo di non ingannarci: se nella nostra vita costatiamo momenti di slancio e di vittoria, costatiamo pure momenti di decadimento e di sconfitta. Tale è stato sempre il pellegrinaggio terreno dei cristiani, non esclusi quelli che veneriamo sugli altari. Vi ricordate di Pietro, di Agostino, di Francesco? Non ho mai apprezzato quelle biografie che ci presentano — con ingenuità, ma anche con carenza di dottrina — le imprese dei santi come se essi fossero stati confermati in grazia fin dal seno materno. Non è così. Le vere biografie degli eroi della fede sono come la nostra storia personale: lottavano e vincevano, lottavano e perdevano; in tal caso, contriti, tornavano alla lotta.</i></b></p>
<p style="text-align: right;" align="right"><b>San Josemaría Escrivá</b><i> </i><i>(È Gesù che passa, La lotta interiore, Punto 76)</i></p>
<p style="text-align: right;" align="right"><b><i>È vero che fu peccatore. —Però non ti fare di lui quel giudizio irreformabile. —Abbi viscere di pietà, e non dimenticare che ancora può essere un Agostino, mentre tu resti solo un mediocre.</i></b></p>
<p style="text-align: right;" align="right"><i><b>San Josemaría Escrivá </b>(Cammino,  punto 657)</i></p>
<p style="text-align: left;" align="right">Commenta nel post o in <a href="https://mauroleonardi.it/forum/bacheca-group2/la-bacheca-forum3/lettere-thread46.29/">Lettere</a></p>
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